Operazione Batiscafo Trieste: un viaggio cinematografico nel profondo dell’ignoto

Operazione Batiscafo Trieste: un viaggio cinematografico nel profondo dell'ignoto

Operazione Batiscafo Trieste: un viaggio cinematografico nel profondo dell'ignoto

Giada Liguori

Gennaio 30, 2026

Trieste, 30 gennaio 2026 – Un viaggio tra scienza, coraggio e memoria: così si presenta “Operazione Batiscafo Trieste”, il nuovo documentario che racconta una delle imprese più audaci del Novecento, attraverso le parole di chi c’era e le immagini d’archivio. Il film, commissionato dal Comune di Trieste, è scritto e diretto da Massimiliano Finazzer Flory e prodotto da Movie&Theater con il supporto di Rai Cinema e Armundia. L’anteprima è in programma a inizio marzo al Cinema Ariston di Trieste, prima di partire per Napoli, Roma, Milano e poi volare negli Stati Uniti, tra Washington e New York.

La sfida senza precedenti del Batiscafo Trieste

Il 23 gennaio 1960, il Batiscafo Trieste si tuffò nelle acque al largo di Guam, nell’oceano Pacifico. Cinque ore dopo, toccò per la prima volta il punto più profondo della Terra: l’abisso Challenger, nella fossa delle Marianne. A bordo, gli esploratori Jacques Piccard e Don Walsh. Un’impresa che, nel cuore della Guerra Fredda, fu molto più di un traguardo scientifico: un messaggio di pace e collaborazione tra nazioni.

Il documentario segue passo passo questa avventura, mescolando filmati d’epoca e le voci dei protagonisti. Nel trailer, già online sul canale YouTube del Comune di Trieste e sul sito del museo Diego de Henriquez, si sentono anche i figli di Piccard e Walsh, Julie Kowalsky (direttrice del National Museum of the United States Navy) e Giorgio Rossi, assessore alla Cultura di Trieste. “Non è solo un batiscafo – spiega Finazzer Flory – ma un viaggio continuo alla ricerca della bellezza, attraverso la scienza e lo spirito dei pionieri. Con il mare come compagno”.

Dal laboratorio bergamasco al mare di Trieste

La storia del Batiscafo Trieste non si ferma lì. Il film racconta anche la rinascita del sommergibile: dalla cura nei dettagli durante la lavorazione nei capannoni bergamaschi della M23 fino al tanto atteso arrivo in mare e nella città che gli diede vita. Un percorso fatto di mani esperte, passione e attenzione ai particolari.

Fu Diego de Henriquez a spingere i Piccard a scegliere Trieste come base per costruire il batiscafo. E sarà proprio nel museo a lui intitolato che, nel 2026, la riproduzione troverà la sua casa definitiva. “Ora il batiscafo è un’opera d’arte – sottolinea Finazzer Flory – un mix di scienza e design. Un simbolo di pace e poesia. Questa è una storia che guarda al futuro”.

Un ponte tra passato e futuro

“Operazione Batiscafo Trieste” vuole essere un racconto poetico che unisce memoria e innovazione. Le immagini d’archivio si alternano alle testimonianze dei figli degli esploratori, restituendo il senso di una sfida che ha segnato un’epoca. “Il primato del 1960, con la discesa nella Fossa delle Marianne. E oggi, il viaggio che dal mare punta al museo di Trieste”, racconta il regista.

Dopo l’anteprima al Cinema Ariston, prevista nei primi giorni di marzo, il documentario girerà per le principali città italiane e poi sbarcherà negli Stati Uniti. Un’occasione per riscoprire una pagina poco conosciuta della storia scientifica europea, e per riflettere sul valore della ricerca e della collaborazione tra i popoli.

La memoria che diventa eredità

Nel 2026, la replica del batiscafo troverà casa al Museo Diego de Henriquez di Trieste. Un simbolo che unisce passato e futuro, scienza e arte, come ricordano gli organizzatori. “Questa è una storia che si fa futuro”, ripete Finazzer Flory davanti alle telecamere, mentre scorrono immagini in bianco e nero dei tecnici al lavoro nei capannoni lombardi.

Il film, sostenuto dal Comune di Trieste e realizzato con Rai Cinema, punta a coinvolgere non solo gli appassionati di scienza, ma anche le nuove generazioni. Un invito a guardare oltre i confini, a credere nelle idee e nella possibilità di costruire ponti tra culture diverse.

Il trailer è già online e cresce l’attesa per l’anteprima triestina. Una storia che parla di profondità – quelle dell’oceano, certo – ma anche di visione e coraggio. E che torna a galla oggi, per ispirare chi guarda al futuro con occhi nuovi.