Milano, 30 gennaio 2026 – Aprire una Partita Iva in Italia è oggi una decisione che si fa con più attenzione e calcolo. Lo conferma l’ultima analisi di Fidocommercialista, il servizio che offre consulenza fiscale a freelance e piccole imprese. Dallo studio su circa 9mila clienti emerge un dato chiaro: quasi il 38% di chi inizia un’attività in proprio lo fa nei primi tre mesi dell’anno. Gennaio, febbraio e marzo sono quindi il periodo preferito per chi decide di mettersi in proprio.
Gennaio, il mese giusto per aprire la Partita Iva
Non è un caso che la maggior parte delle aperture avvenga all’inizio dell’anno. Nicola Primieri, co-fondatore di Fidocommercialista, spiega senza giri di parole: “Aprire la Partita Iva in un certo momento può cambiare davvero le carte in tavola. Anche spostarsi di poche settimane può far risparmiare o far perdere migliaia di euro di tasse nei primi anni”. Il riferimento è al regime forfettario, che oggi si può scegliere fino a 85.000 euro di ricavi annui, con un’imposta fissa del 15%, ma ridotta al 5% per i primi cinque anni per chi rispetta i requisiti da start-up.
Un dettaglio spesso dimenticato riguarda proprio come si calcolano le agevolazioni: non in base ai mesi effettivi di attività, ma per anni fiscali interi. In pratica, chi apre la Partita Iva a novembre o dicembre “brucia” un anno di aliquota ridotta per poche settimane di lavoro. “Chi invece parte a gennaio sfrutta l’agevolazione per l’intero anno, può organizzare meglio i ricavi e tenere sotto controllo i flussi di cassa”, aggiunge Primieri. Aprire a fine anno, invece, può significare dover pagare contributi e tasse subito, senza avere ancora un reddito stabile.
I settori più vivaci e le nuove occasioni
La scelta del momento giusto va di pari passo con i settori più dinamici del lavoro autonomo. Sempre più professionisti puntano su ambiti in forte crescita come sviluppo software, intelligenza artificiale, marketing digitale, consulenza online ed e-commerce. “Sono campi dove serve poco investimento iniziale, ma ci sono grandi possibilità di crescere”, dice ancora Primieri. Qui la Partita Iva è lo strumento naturale per cogliere nuove opportunità, con la libertà e la flessibilità che servono.
Dietro una decisione apparentemente semplice come aprire la Partita Iva ci sono però dettagli fiscali che possono fare la differenza tra partire bene e trovarsi in difficoltà. Fidocommercialista segnala tre errori che molti commettono senza accorgersene.
Gli errori da non fare, parola di esperti
Il primo errore è sottovalutare quanto conti il tempo nelle agevolazioni fiscali. “Non basta guardare l’aliquota: il vero vantaggio del regime forfettario è la durata”, spiega Primieri. Se si apre la Partita Iva troppo tardi nell’anno, si rischia di sprecare un periodo di tasse ridotte per pochi mesi di attività.
Un altro errore comune è pensare che aprire a dicembre blocchi il regime agevolato. In realtà, chi parte a fine anno deve comunque pagare contributi e rispettare scadenze fiscali, spesso senza avere ancora incassi. “Ha senso aprire a fine anno solo se si hanno già contratti o entrate certe – avverte Primieri – altrimenti si rischia di pagare subito e guadagnare poco”.
Infine, molti scelgono il regime fiscale senza pensare al momento giusto per aprire la Partita Iva. “Mettere insieme scelta del regime e tempistica permette di sfruttare al massimo le agevolazioni e di evitare brutte sorprese”, conclude il co-fondatore di Fidocommercialista.
Pianificare con attenzione per partire con il piede giusto
Insomma, aprire una Partita Iva non è solo una scocciatura burocratica. Dietro la scelta del “quando” c’è una vera e propria strategia fiscale che può cambiare i primi anni di attività. Sempre più lavoratori autonomi, specialmente nei settori digitali, stanno imparando a valutare con cura il momento giusto per cominciare, consapevoli che ogni mese fa la differenza. E che partire bene può segnare la strada verso una crescita solida, evitando di iniziare con il piede sbagliato.
