San Paolo, 30 gennaio 2026 – Un uomo qualunque costretto a vivere nell’ombra, in un Brasile stretto nella morsa della dittatura militare degli anni Settanta: così si apre “L’agente segreto”, l’ultimo film di Kleber Mendonça Filho, già acclamato a Cannes 2025 e ora candidato a quattro Oscar. Da ieri nelle sale, distribuito da FilmClub Distribuzione e Minerva Pictures, il film segue la storia di Marcelo, interpretato da Wagner Moura, che si sposta tra San Paolo e Recife cercando di lasciare alle spalle un passato pericoloso.
Un thriller politico che scava nel cuore oscuro del Brasile
Il regista, già noto per “Bacurau” e “Aquarius”, ambienta il racconto nel 1977, un anno in cui la parola “dittatura” era ovunque. “Ogni volta che dicevo dove si svolgeva il film, la prima cosa che sentivo era ‘dittatura’”, ha raccontato Mendonça Filho durante la conferenza stampa a Cannes. Ma il suo scopo non era girare un classico film di spionaggio. Voleva mostrare “come le persone vivono sotto un sistema oppressivo, come resistono o cedono”.
Il film mescola atmosfere cupe a momenti quasi grotteschi: un cadavere abbandonato in una stazione di servizio, una gamba mozzata, scene pulp e horror che spezzano la tensione. Recife, durante il Carnevale, diventa un rifugio fragile, un posto dove “è facile sparire in un sacco e finire gettati in mare”, come si legge nelle note di produzione. Marcelo si accorge presto di essere sotto controllo: due killer sono sulle sue tracce.
Marcelo: un eroe senza eroe
Wagner Moura dà vita a un agente sotto copertura che si allontana dai soliti cliché del genere: niente charme alla James Bond, solo la fatica e la paura di chi vive col fiato sospeso ogni giorno. “All’epoca bastava sapere qualcosa per diventare colpevoli”, dice Marcelo in una delle battute più significative. È questa paranoia che domina il film, un tempo in cui i muri avevano orecchie e ogni gesto poteva costare caro.
Nel cast ci sono anche Gabriel Leone (famoso per aver interpretato Ayrton Senna nella serie “Senna” e nel film “Ferrari”) e Maria Fernanda Cândido (“Il Traditore”). Mendonça Filho ha scelto gli attori con l’obiettivo di portare in scena personaggi autentici: “Volevo volti che raccontassero la fatica di vivere costantemente sotto pressione”.
Tra premi e applausi, il film conquista il mondo
“L’agente segreto” ha già collezionato premi importanti: miglior regia e miglior attore a Cannes 2025, due Golden Globes e ora quattro nomination agli Oscar (miglior film, attore protagonista, miglior film internazionale e miglior casting). La critica internazionale ha accolto con entusiasmo il film. Su Rotten Tomatoes e Metacritic le recensioni sono tra le più alte dell’anno; Variety lo definisce “uno dei ritratti più intensi della paranoia collettiva in Sudamerica”.
Anche il pubblico brasiliano ha risposto con forza: nella prima a Recife, molti sono usciti in silenzio, mentre alcuni sussurravano: “Sembra tutto così vicino”, pensando alle tensioni politiche ancora vive nel paese.
Un racconto che va oltre il semplice thriller
Mendonça Filho ammette di essersi ispirato a film brasiliani recenti come “Io sono ancora qui” di Walter Salles. Ma il suo lavoro punta più sull’atmosfera che sui fatti: “Il mio film è più legato ai fumi di quell’epoca”, ha detto il regista. Le riprese, fatte tra San Paolo e Recife nella primavera 2024, hanno richiesto una cura certosina per ricostruire gli ambienti: vecchi palazzi del governo, strade polverose, manifesti consumati dal tempo.
“Ti immergi in un periodo in cui i muri avevano orecchie”, ha spiegato Mendonça Filho. Solo così si capisce davvero cosa voleva dire vivere sotto una dittatura. Un thriller politico che non dà risposte facili, ma lascia aperti tanti interrogativi sulla memoria e sulla forza di resistere all’oppressione.
