Niscemi, 31 gennaio 2026 – La frana che da giorni minaccia il centro storico di Niscemi tiene col fiato sospeso residenti e autorità. Nel cuore della Sicilia, tra le viuzze strette e le case basse del borgo, il terreno continua a muoversi. Eppure, nei tunnel scavati fino a cinquanta metri di profondità dopo il cedimento del 1997, giacciono ancora strumenti di monitoraggio abbandonati da quasi vent’anni. Sono inclinometri e piezometri, apparecchi pensati per segnalare movimenti del terreno e variazioni nel livello dell’acqua sotterranea. Ma nessuno li controlla più dal 2007.
Strumenti dimenticati nei tunnel: il nodo dei controlli saltati
Oggi La Stampa racconta che quegli strumenti di monitoraggio – fondamentali per evitare nuovi cedimenti – dovevano essere controllati ogni mese. Invece, dopo i primi due anni di verifiche affidate a una ditta incaricata dal Comune, tutto si è fermato. Da allora, nessun tecnico è più sceso nei tunnel. Valeria Spadaro, responsabile dei Lavori Pubblici del Comune di Niscemi, ha ammesso: «Non ricordo nulla di questo sistema di monitoraggio». Una frase che pesa, soprattutto ora che la frana avanza e la sicurezza degli abitanti è a rischio.
Il ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, ha spiegato che «la linea del fronte continua ad arretrare verso il centro abitato, l’area rossa è destinata ad allargarsi». Le immagini diffuse ieri mostrano crepe nei muri, strade sconnesse e una precarietà che cresce di ora in ora. In paese si respira paura: molti ricordano il 1997, quando la terra inghiottì una parte del borgo.
Emergenza sanitaria e supporto psicologico attivi
Nel frattempo, le autorità hanno riattivato i servizi sanitari d’urgenza. Da ieri sera, all’ospedale Suor Cecilia Basarocco, è di nuovo operativa la rianimazione h24. Domenica mattina riaprirà anche il reparto di medicina interna. Per chi ha dovuto lasciare casa in fretta – valigie fatte in pochi minuti, qualche foto salvata – è stato allestito un camper medico con un’unità mobile e un infermiere. Già attivo anche un servizio di supporto psicologico: psicologi e volontari sono a disposizione per chi ha bisogno di parlare o semplicemente di sentirsi rassicurato.
Fuori dall’ospedale, ieri sera alle 20, una donna anziana raccontava: «Non chiudo occhio da tre notti. Ogni rumore mi fa temere che la casa possa crollare». Scene simili si ripetono nei centri di accoglienza temporanei allestiti in palestra e nelle scuole.
Ipotesi Mussolinia: una nuova casa per chi ha perso tutto
Mentre si discute sulle cause della frana e sulle responsabilità dei mancati controlli, prende forma un’idea drastica: trasferire gli sfollati in un altro borgo. Dopo la proposta di una “new town” a Gela, l’ex viceministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri ha rilanciato l’ipotesi Mussolinia – oggi borgo di Santo Pietro, tra Caltagirone e Niscemi. In un’intervista a La Sicilia, Cancelleri ha detto: «Vista la difficoltà di intervenire in tempi strettissimi, si dovrebbe seriamente pensare a spostare l’abitato in un posto più sicuro».
Secondo Cancelleri, Mussolinia ha tutto ciò che serve: appartamenti vuoti, servizi essenziali come ufficio postale, chiesa e acquedotto. «Non sarebbe una scelta senza precedenti», ha ricordato l’ex viceministro. La storia siciliana ne offre esempi: Grammichele rifondata dopo il terremoto del 1693; Noto spostata nello stesso anno; i comuni del Belice ricostruiti dopo il sisma del 1968.
Niscemi tra paura e attesa
Per ora, però, la priorità resta la sicurezza. I tecnici della Protezione Civile lavorano giorno e notte per tenere sotto controllo la situazione. Il Comune aspetta risposte dal governo regionale e da Roma su fondi e interventi concreti. Intanto, in paese, si moltiplicano le domande: perché quegli strumenti nei tunnel sono stati dimenticati? Cosa si sarebbe potuto evitare? E soprattutto: dove andranno le famiglie che hanno perso tutto?
Domande che restano sospese nell’aria umida di gennaio, mentre la terra sotto Niscemi continua a muoversi.
