Pechino, 31 gennaio 2026 – Un relitto spaziale cinese da 11 tonnellate è rientrato nell’atmosfera terrestre oggi, finendo nell’Oceano Pacifico meridionale intorno alle 13.39, ora italiana. Si tratta del secondo stadio del razzo Zhuque-3, noto come ZQ-3 R/B, lanciato lo scorso dicembre dalla società privata cinese LandSpace. Secondo il Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (Norad), l’area d’impatto è situata tra Nuova Zelanda e Antartide, a circa 54,3 gradi di latitudine Sud e 189,6 gradi di longitudine Est. Fortunatamente nessun danno a persone o cose, ma il fatto riaccende il dibattito sui detriti spaziali.
Il rientro nel Pacifico: quando e dove è caduto il relitto
Il primo segnale è arrivato dal Norad, che ha seguito il percorso del frammento nelle ultime ore. Il rientro è avvenuto in una zona isolata dell’oceano, lontano da qualunque area abitata. “L’impatto è stato registrato alle 13.39 ora italiana, con un margine di errore di circa un minuto”, spiegano gli esperti americani. Già nella mattinata, i centri di Sorveglianza e Tracciamento Spaziale dell’Unione Europea (Eu Sst) avevano escluso l’Italia e l’Europa dalla zona di rischio.
Il ZQ-3 R/B era sotto osservazione da giorni da parte degli enti internazionali, che avevano previsto la caduta in una fascia tra l’emisfero Sud e il Pacifico. “Oggetti di queste dimensioni vanno tenuti sotto controllo con attenzione”, avvertono gli specialisti europei, ricordando che la massa e il tipo di materiali del relitto potevano ancora rappresentare un pericolo, anche dopo il rientro.
Zhuque-3: il razzo cinese che punta in alto
Il Zhuque-3 è uno degli ultimi tentativi della Cina di farsi strada nel campo dei lanciatori spaziali privati. Alto 66 metri e pesante 550 tonnellate, è alimentato a metano e ossigeno liquido, e pensato per essere parzialmente riutilizzabile. Il lancio di prova è avvenuto il 3 dicembre 2025 dalla base di Jiuquan, nel deserto del Gobi.
In quella missione, il primo stadio avrebbe dovuto tentare un atterraggio verticale, come già fanno SpaceX con i Falcon 9. Ma la manovra è fallita: il booster si è distrutto poco prima di toccare terra. Il secondo stadio – quello che è rientrato oggi – ha completato la sua parte, ma non è riuscito a mantenere un’orbita stabile.
I numeri e i rischi del secondo stadio
A fornire dettagli è stato Luciano Anselmo, esperto di dinamica spaziale all’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione ‘A. Faedo’ del Cnr. Il secondo stadio pesava circa 11 tonnellate, spiega Anselmo. “Diversamente da altri razzi, sembra che il primo stadio fosse costruito soprattutto in acciaio, un materiale che resiste meglio al calore e alle sollecitazioni del rientro. Se anche il secondo stadio fosse simile, alcune parti potrebbero essere arrivate integre fino alla superficie”.
Il carico trasportato durante il volo era fittizio, usato solo per simulare una missione reale. Non si hanno invece dettagli precisi sul tipo di materiale che è riuscito a superare il rientro nell’atmosfera.
Detriti spaziali: un problema sempre più urgente
Il rientro incontrollato dello ZQ-3 R/B riporta sotto i riflettori la questione dei detriti spaziali. L’Agenzia Spaziale Europea stima che attorno alla Terra orbitino oltre 30mila oggetti più grandi di 10 centimetri. La maggior parte brucia al rientro, ma i pezzi più grossi possono arrivare a terra.
“Serve una regolamentazione internazionale più severa”, ha detto un funzionario europeo che segue la sicurezza spaziale. Negli ultimi anni la Cina ha spinto forte sia sui programmi pubblici che privati, ma episodi come questo sollevano dubbi sulla trasparenza e sulle misure di sicurezza adottate.
Per ora nessun danno è stato segnalato. Ma un oggetto da 11 tonnellate caduto a poche centinaia di chilometri dall’Antartide riporta l’attenzione su come affrontare i rischi della conquista dello spazio nel prossimo futuro.
