Honolulu, 1 febbraio 2026 – Tra novembre e dicembre 2025, nuove immagini ad alta definizione hanno catturato la cometa dorata C/2025 K1 (Atlas) mentre si spezzava in almeno tre pezzi dopo il suo passaggio ravvicinato al Sole. A scattare queste foto è stato il telescopio Gemini North, sul Mauna Kea, alle Hawaii. A renderle pubbliche è stato l’Nsf NoirLab. Il fenomeno, seguito da vicino anche da diversi astrofisici italiani, aggiunge un pezzo importante al puzzle che ci aiuta a capire meglio come si comportano questi corpi celesti.
La cometa Atlas si spacca in tre: la rottura in due date
Le immagini scattate l’11 novembre e il 6 dicembre 2025 mostrano chiaramente la cometa C/2025 K1 (Atlas) divisa in almeno tre frammenti luminosi. Secondo l’Nsf NoirLab, questo è stato possibile grazie alla sensibilità degli strumenti del telescopio, che hanno permesso di vedere nei dettagli la rottura. In quei giorni la cometa era abbastanza vicina al Sole, e probabilmente è stato proprio questo il motivo della sua disgregazione.
Non è stato un episodio isolato: già nelle settimane precedenti, altri osservatori avevano notato stranezze nella struttura della cometa. Gianluca Masi, capo scientifico del Virtual Telescope Project, ha raccontato di averla ripresa proprio mentre si stava frammentando all’inizio di novembre. “Le nostre immagini mostravano tre pezzi del nucleo originale”, dice Masi, “e si intravedeva anche un possibile quarto frammento”. Prima ancora, gli astronomi dell’Osservatorio di Asiago avevano già individuato due pezzi distanti circa 2.000 chilometri.
Un viaggiatore dalla Nube di Oort
La cometa C/2025 K1 (Atlas) è stata scoperta a maggio 2025 grazie all’Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System, un sistema automatico pensato per scovare oggetti pericolosi in avvicinamento alla Terra. I primi studi indicano che si tratta di una cometa a lungo periodo, probabilmente proveniente dalla Nube di Oort, una zona lontanissima e ancora poco conosciuta del Sistema solare, ben oltre l’orbita di Nettuno.
La Nube di Oort è come un grande deposito cosmico di corpi ghiacciati: miliardi di nuclei cometari che aspettano, a volte per milioni o miliardi di anni, di essere spinti verso il Sole da qualche spinta gravitazionale. “Queste comete sono come fossili del Sistema solare primordiale”, spiega un ricercatore dell’INAF, “e ogni loro passaggio vicino al Sole ci regala informazioni preziose sulla loro composizione e su come si trasformano nel tempo”.
Gli astrofisici italiani in prima linea
Anche la comunità scientifica italiana ha seguito da vicino la cometa Atlas. Oltre al Virtual Telescope Project, vari gruppi hanno monitorato la sua evoluzione tra ottobre e dicembre 2025. Le immagini raccolte in Italia sono state condivise con colleghi di tutto il mondo, aiutando a ricostruire la sequenza degli eventi che hanno portato alla frammentazione.
Gianluca Masi sottolinea come “la collaborazione tra professionisti e appassionati sia stata fondamentale per osservare la cometa in tempo reale”. In particolare, le riprese fatte tra il 10 e il 12 novembre hanno mostrato dettagli che sarebbero sfuggiti ai grandi telescopi impegnati su altri fronti.
Cosa ci insegna la rottura della cometa
La disgregazione della cometa C/2025 K1 (Atlas) è un’occasione preziosa per capire da vicino cosa succede quando un nucleo cometario si rompe. Gli scienziati pensano che il rapido riscaldamento durante il passaggio vicino al Sole abbia creato forti tensioni e fatto evaporare i ghiacci interni, fino a farla spaccare in più pezzi.
“Questi eventi ci aiutano a capire meglio com’è fatta la parte interna delle comete”, spiega un astronomo dell’Osservatorio di Asiago. Ora i dati raccolti saranno analizzati per scoprire la composizione dei frammenti e prevedere le loro prossime mosse. Alcuni pezzi potrebbero restare visibili ancora per qualche mese, offrendo altre occasioni di studio.
Per ora, la comunità scientifica resta con gli occhi puntati al cielo. Ogni cometa che si avvicina al Sole porta con sé una storia antica e misteriosa, pronta a essere svelata grazie agli strumenti dell’astronomia moderna.
