Torino, 3 febbraio 2026 – Tra stella e pianeta, Gaia-6 B si muove su un confine incerto. Questo corpo celeste, che orbita attorno a HD 128717 nella costellazione del Dragone, sembra a metà strada tra una nana bruna e un gigante gassoso. Oggi, uno studio internazionale guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica di Torino e pubblicato su Astronomy & Astrophysics getta nuova luce su questo enigma che tiene con il fiato sospeso gli astronomi.
Gaia-6 B: un corpo che sfida le definizioni
La particolarità di Gaia-6 B è tutta nella sua massa, circa 20 volte quella di Giove, e nella sua orbita estremamente allungata. Non è una stella, ma nemmeno un pianeta come li conosciamo. “Non sappiamo ancora perché abbia un’orbita così eccentrica”, spiega Matteo Pinamonti, primo autore dello studio e ricercatore INAF. “Non abbiamo trovato altri corpi che possano averla influenzata”.
Il mistero resta fitto. Ma è proprio questa incertezza che rende Gaia-6 B un laboratorio naturale per capire come si formano stelle e pianeti giganti. “Questo oggetto ci aiuta a indagare cosa succede tra i pianeti più grandi e le stelle più piccole, un tema ancora aperto nell’astronomia”, aggiunge Pinamonti. Una questione che riguarda anche le origini del nostro sistema solare.
Un’orbita estrema svelata grazie al Telescopio Nazionale Galileo
Per arrivare a queste conclusioni, il team ha utilizzato il Telescopio Nazionale Galileo dell’INAF, a La Palma, nelle Canarie. Il lavoro è stato lungo e paziente, nato per chiarire una discrepanza nei dati della missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea. All’inizio, infatti, il periodo orbitale di Gaia-6 B era stato frainteso: ci mette più di 9 anni a compiere un giro completo attorno alla sua stella, molto più del tempo coperto dalle prime osservazioni, che duravano solo 34 mesi.
Solo con un monitoraggio prolungato è stato possibile tracciare l’orbita reale. “Abbiamo risolto il mistero dopo anni di osservazioni”, racconta uno degli scienziati coinvolti. Ne è venuta fuori una delle orbite più eccentriche mai viste per un corpo di questa massa, un dettaglio che rende ancora più difficile catalogare Gaia-6 B.
I grandi interrogativi sulla nascita dei sistemi planetari
Questa scoperta riaccende il dibattito su come si formino gli oggetti a metà strada tra pianeti giganti e nane brune. “Capire cosa sia Gaia-6 B significa anche capire meglio come nascono stelle e sistemi planetari”, sottolinea Pinamonti. Un tema centrale in astronomia, dove i confini tra pianeti e stelle sono sempre più sfumati.
Finora, non sono stati trovati altri corpi che possano spiegare l’orbita così allungata di Gaia-6 B. Nessun “disturbatore” nelle vicinanze, almeno secondo le osservazioni attuali. Questo apre la strada a nuove ipotesi: forse è colpa di processi interni al disco protoplanetario, o forse di eventi ancora sconosciuti.
Cosa ci aspetta: nuove osservazioni e misteri da svelare
Gaia-6 B non è un caso unico, ma oggetti simili sono rari e difficili da studiare. Gli autori dello studio sperano che future osservazioni, sia da terra che dallo spazio, possano chiarire se quell’orbita estrema è un caso isolato o una tappa comune nell’evoluzione dei sistemi planetari.
Per ora, il mistero resta aperto. Ma ogni nuova scoperta su Gaia-6 B aiuta a ridefinire i confini tra stelle e pianeti, offrendo agli astronomi uno sguardo sempre più nitido sulle origini del cosmo.
