Tokyo, 3 febbraio 2026 – Un’estinzione di massa avvenuta 445 milioni di anni fa ha dato il via alla diffusione dei pesci moderni, secondo uno studio internazionale pubblicato su Science Advances e guidato da Lauren Sallan dell’Okinawa Institute of Science and Technology. Gli scienziati hanno esaminato una vasta serie di fossili risalenti all’Ordoviciano – un periodo che va da 486 a 443 milioni di anni fa – per capire come un evento catastrofico abbia cambiato per sempre la vita negli oceani.
Un mondo diverso, creature sorprendenti
Durante l’Ordoviciano, la Terra era dominata dal supercontinente Gondwana, circondato da mari poco profondi e senza ghiacci ai poli. Le temperature erano alte, le acque calde. Sulle coste, le prime piante e gli artropodi iniziavano a mettere radici sulla terraferma, mentre nei mari nuotavano creature ormai scomparse: i conodonti, con grandi occhi e una forma che ricordava le lamprede; i trilobiti, che si muovevano tra sciami di molluschi; e poi scorpioni di mare grandi come un uomo o nautiloidi con conchiglie lunghe fino a cinque metri. In questo scenario, i primi pesci con la mandibola erano ancora una rarità, confinati in nicchie marginali.
Il doppio colpo dell’estinzione
Secondo la ricerca di Sallan, tutto è cambiato con una doppia ondata di eventi climatici estremi. Prima, un brusco passaggio da un clima caldo a uno glaciale portò alla formazione di ghiacci diffusi e ridusse drasticamente gli habitat marini poco profondi. Poi, mentre la vita sembrava riprendersi, un altro cambiamento climatico fece sciogliere le calotte polari. Questo causò un riversamento di acqua calda e povera di ossigeno negli oceani. “È stato come un reset globale”, ha spiegato Lauren Sallan. “L’85% delle specie marine è sparito. Solo pochi riuscirono ad adattarsi e sopravvivere”.
La svolta dei pesci con mandibola
Tra i sopravvissuti, i primi vertebrati con mandibola – cioè i pesci capaci di mordere – hanno trovato spazio e risorse per espandersi. “Questo studio ci aiuta a capire perché si sono evolute le mascelle”, ha aggiunto Sallan, “e perché questi vertebrati hanno finito per dominare sugli altri”. Secondo gli autori, la possibilità di afferrare e mordere il cibo ha dato loro un vantaggio decisivo in un ambiente sempre più difficile e competitivo.
Dai fossili le radici della vita marina di oggi
L’analisi dei fossili, raccolti in varie parti del mondo – dall’Asia all’America del Nord – ha tracciato un filo diretto tra quell’antica estinzione e la nascita dei gruppi di pesci che oggi popolano i mari. Lo studio sostiene che la vita marina moderna discende proprio da quei pochi sopravvissuti dell’Ordoviciano superiore, non dalle forme più antiche come trilobiti o conodonti. “Questa scoperta cambia il modo in cui vediamo l’evoluzione dei vertebrati”, ha commentato uno dei coautori giapponesi.
Un’eredità che arriva fino a noi
Oggi, i pesci con mandibola rappresentano più del 99% delle specie ittiche conosciute. La loro origine, secondo questa ricerca, è legata a una delle più grandi crisi biologiche della storia del pianeta. Un dettaglio che getta nuova luce sulla forza della vita: “Le grandi estinzioni non sono solo una fine”, ha concluso Sallan, “ma anche l’inizio di nuove forme di biodiversità”. E così, tra gli antichi sedimenti, si nasconde la chiave per capire come siamo arrivati fin qui.
