La Taverna Flavia: il ritorno della ‘Dolce Vita’ con Liz Taylor e Sophia Loren

La Taverna Flavia: il ritorno della 'Dolce Vita' con Liz Taylor e Sophia Loren

La Taverna Flavia: il ritorno della 'Dolce Vita' con Liz Taylor e Sophia Loren

Matteo Rigamonti

Febbraio 3, 2026

Roma, 3 febbraio 2026 – Dopo otto anni di chiusura, La Taverna Flavia, storico locale al civico 11 di via Flavia, nel cuore del quartiere Ludovisi, ha riaperto le porte. L’idea è dell’imprenditore Luca Di Clemente, che ha voluto restituire alla città uno dei simboli più autentici della mondanità romana degli anni Sessanta, affidando la cucina allo chef Andrea Lattanzi. Non si tratta solo di nostalgia, ma di un tentativo concreto di riportare in vita un pezzo di storia della Capitale.

La Dolce Vita rivive tra queste mura

Negli anni Sessanta, la Taverna Flavia era il punto d’incontro di star come Audrey Hepburn, Ava Gardner, Joan Collins e Liz Taylor. Era l’epoca della Dolce Vita, con via Veneto e dintorni protagonisti di un’epoca irripetibile. Il fondatore, Mimmo Cavicchia, aveva trasformato una semplice trattoria in un luogo di culto per attori, registi e musicisti. Le pareti, ancora oggi, raccontano quei giorni con fotografie incorniciate e dediche personali: una sala intera è dedicata a Liz Taylor, “la diva che più di tutte aveva conquistato il cuore di Mimmo”, ricordano i clienti di una volta.

Luca Di Clemente e la sfida della rinascita

Dopo la morte di Cavicchia nel 2016 e una breve gestione degli eredi, il locale era rimasto chiuso. Ora, Di Clemente – già conosciuto per altre attività tra Porta Pia e Castro Pretorio – ha deciso di raccogliere l’eredità del fondatore. “Riaprire oggi la Taverna Flavia significa prendersi una responsabilità importante verso la sua storia”, ha detto l’imprenditore. L’obiettivo è chiaro: riportare il locale ai fasti di un tempo, ma con uno sguardo attento al presente e al futuro. “L’allure della Dolce Vita non è nostalgia, è ispirazione”, ha aggiunto.

Un restyling che unisce passato e presente

L’arredo nuovo punta a uno stile semplice e internazionale: velluti rosa e grigi, carta da parati sobria, mobili in legno. Ma le arcate di mattoni a vista e le foto delle icone di un tempo tengono vivo lo spirito originale. “Non volevo più la solita taverna all’italiana – ha confessato Di Clemente – ma un posto che raccontasse la romanità soprattutto attraverso i piatti”. La cucina è affidata a una squadra giovane guidata da Andrea Lattanzi, già collaboratore di Di Clemente in altre esperienze.

Andrea Lattanzi: tradizione romana con un tocco moderno

Il vero cambiamento si vede in cucina. Lattanzi propone un menu che parte dalla tradizione romana e italiana, ma la ripensa con tecniche moderne e qualche tocco personale. “La nostra cucina è riconoscibile, tradizionale ma aggiornata”, spiega lo chef. Nei piatti tornano i sapori di casa – quelli della mamma – ma anche influenze francesi, come l’uso dosato del burro o alcune cotture tipiche d’Oltralpe.

Tra le proposte di partenza, spiccano la Salvia fritta ripiena di gorgonzola con chutney d’uva e anice, la “Pizza e mortazza” in versione crocchetta con mortadella e panatura di pizza bianca, e l’Ovetto in purgatorio: uovo strapazzato al pomodoro con pecorino e mentuccia, servito con pane al cioccolato – un omaggio alla coda alla vaccinara. “Mi piaceva l’idea di richiamare un classico romano abbinando pomodoro e cioccolato”, racconta Lattanzi.

Piatti dimenticati e classici riscoperti

Non mancano i richiami alla cucina di una volta: lo Spaghettone al padellino, rivisitazione della frittata di pasta alla Norcina con funghi in carpione; il “Risone al formaggino mio”, ispirato alla pastina dell’infanzia ma arricchito con ragù di cortile; l’Amatriciana cotta per quattro ore come vuole la tradizione di famiglia. Tra i secondi, “Il nostro galletto” viene cotto sottovuoto e poi nappato in stile francese con jus de volaille e finto miele di pere. C’è spazio anche per un piatto vegetariano: l’Involtino del contadino, verza ripiena di patate al burro nocciola ed erbe cipollina, con salsa parmigiano e vaniglia, e mirtilli fermentati.

Dolci di una volta e vini del territorio

I dolci puntano sui classici italiani: Torta di mele con zabaione, Zuppa inglese, Marisù (maritozzo con caffè e mascarpone), Panna cotta alla lavanda con caramello di susine. “Volevo proporre una panna cotta diversa da quella che si trova dappertutto”, spiega lo chef. La selezione di vini segue la stessa linea: tante etichette laziali e scelte che valorizzano i tesori enologici della regione.

Un ritorno che guarda avanti

La riapertura della Taverna Flavia non è solo un’operazione commerciale: è un modo per restituire a Roma uno dei suoi luoghi simbolo, aggiornandolo senza tradirne l’anima. “La magia di un tempo si fa attuale”, dice Di Clemente. E infatti, tra le sale rinnovate e i piatti che sanno di casa ma sorprendono, si respira ancora quell’atmosfera unica che aveva conquistato le star del cinema. Oggi come allora, la Taverna Flavia torna a essere un punto di riferimento per chi cerca sapori autentici e storie da raccontare.