Mandelson lascia il titolo di lord: il legame con lo scandalo Epstein

Mandelson lascia il titolo di lord: il legame con lo scandalo Epstein

Mandelson lascia il titolo di lord: il legame con lo scandalo Epstein

Matteo Rigamonti

Febbraio 3, 2026

Londra, 3 febbraio 2026 – Peter Mandelson, una delle figure più note della politica britannica e protagonista del New Labour, ha annunciato oggi le sue dimissioni dalla Camera dei Lord. La notizia, arrivata all’apertura dei lavori parlamentari e comunicata dal nuovo Speaker, Michael Bruce Forsyth, segue il coinvolgimento di Mandelson nello scandalo legato al defunto faccendiere americano Jeffrey Epstein. Con questa mossa, si chiude una carriera lunga più di quarant’anni nei palazzi del potere del Regno Unito.

Mandelson si ritira dalla Camera dei Lord dopo lo scandalo Epstein

La notizia delle dimissioni è arrivata nelle prime ore del mattino, quando i media britannici hanno rilanciato la comunicazione ufficiale della Camera dei Lord. “Lord Mandelson non sarà più membro da domani”, ha detto Forsyth davanti ai colleghi, in un’aula silenziosa. Un annuncio atteso, ma dal peso enorme: Mandelson era stato nominato pari a vita nel 2008, dopo aver ricoperto ruoli chiave nei governi di Tony Blair e Gordon Brown.

Secondo BBC e Guardian, la scelta è maturata nelle ultime settimane, dopo che il nome di Mandelson è spuntato in alcuni documenti giudiziari legati al caso Epstein. Nessuna accusa formale, ma la pressione mediatica e politica è cresciuta rapidamente. “Non posso permettere che la mia presenza in Parlamento diventi una fonte di distrazione o imbarazzo”, avrebbe confidato Mandelson ad alcuni collaboratori, secondo quanto riportato dal Times.

Una carriera tra successi e scandali

Peter Mandelson, 72 anni, è stato uno degli artefici della svolta moderata del Labour negli anni Novanta. Stratega esperto e consigliere fidato di Blair, ha giocato un ruolo decisivo nella storica vittoria del 1997. Negli anni ha ricoperto incarichi importanti: ministro del Commercio e dell’Industria, segretario di Stato per l’Irlanda del Nord e commissario europeo per il Commercio.

Non sono mancati momenti difficili. Nel 1998 e nel 2001 ha dovuto lasciare il governo per due scandali diversi: uno legato a un prestito immobiliare non dichiarato, l’altro a presunte pressioni per ottenere un passaporto. “Ho sempre cercato di servire il Paese con onestà”, aveva detto allora davanti ai giornalisti a Downing Street. Parole che oggi suonano diverse, mentre la sua uscita arriva in circostanze ben più gravi.

Il caso Epstein e le reazioni a Westminster

Il coinvolgimento di Mandelson nello scandalo Epstein, stando a fonti giudiziarie americane, si limita a contatti sociali e incontri avvenuti tra il 2005 e il 2010. Nessuna prova di reati o comportamenti illeciti, ma il solo legame con il nome di Epstein ha scatenato polemiche e richieste di chiarimenti da parte dell’opinione pubblica e dei media britannici.

A Westminster le reazioni sono state misurate ma chiare. “È giusto che Lord Mandelson abbia preso questa decisione”, ha detto un portavoce del Labour. Più prudente il leader conservatore Rishi Sunak: “La trasparenza deve guidare la vita pubblica”. Tra i membri della Camera dei Lord, molti hanno espresso rammarico per l’addio di una figura così influente. “Un uomo che ha segnato un’epoca”, ha commentato Lord Adonis.

Un addio che lascia un segno nella politica britannica

L’uscita di Mandelson dalla scena politica è un momento delicato per il Labour e per l’intero sistema britannico. In tanti ricordano le sue strategie comunicative, la capacità di tessere alleanze e il ruolo – spesso dietro le quinte – nelle decisioni più controverse degli ultimi decenni.

Ora resta da vedere quale strada prenderà l’ex eminenza grigia del New Labour. Alcuni pensano che possa dedicarsi a scrivere le sue memorie o a un’attività accademica. Altri ipotizzano un ritiro completo dalla vita pubblica. “Non ho rimpianti”, avrebbe detto ieri sera a un amico stretto, lasciando intendere che quella di Westminster possa essere una chiusura definitiva.

Per la politica britannica si chiude così un capitolo importante. Ma, come spesso accade nei corridoi del potere londinese, solo il tempo dirà se è davvero un addio o l’inizio di un nuovo capitolo lontano dai riflettori.