Vercelli, 3 febbraio 2026 – Questa mattina, davanti alla Borsa Merci di Vercelli, si sono radunati in centinaia, agricoltori della filiera risicola italiana. Il loro appello è chiaro: vogliono un cambio di rotta dall’Europa sulle importazioni di riso dai Paesi meno sviluppati. L’iniziativa, organizzata da Confagricoltura Vercelli e Biella, ha richiamato produttori da tutte le principali province risicole del Nord, come Novara, Pavia e Alessandria. La richiesta? Tutele concrete e strumenti validi per difendere un settore che, dicono, rischia di perdere terreno e futuro.
La protesta sotto la Borsa Merci: un segnale forte
Il presidio si è svolto proprio nel momento in cui si apriva la Borsa Merci, il luogo dove ogni settimana si definiscono i prezzi del riso italiano. Fin dalle prime ore, sotto un cielo grigio e un freddo pungente, i manifestanti hanno esposto cartelli e striscioni con slogan come “regole uguali per tutti” e “difesa del riso italiano”. Tra i presenti, anche rappresentanti istituzionali come Natalia Bobba, presidente dell’Ente Nazionale Risi, e Mario Francese, a capo dell’Associazione Industrie Risiere Italiane (Airi). A portare la voce dell’Europa, l’eurodeputata Isabella Tovaglieri.
“Vogliamo proporre un listino non quotato”, ha spiegato Benedetto Coppo, presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella. “Forse così a Bruxelles si accorgono che qui c’è agitazione”, ha aggiunto, sottolineando la volontà di lanciare un messaggio chiaro alle istituzioni europee.
Dazi più severi e controlli: le richieste sul tavolo
Al centro della protesta, la richiesta di rivedere i dazi sulle importazioni di riso da Paesi extra UE, soprattutto quelli meno sviluppati che godono di agevolazioni. “L’Europa ci impone regole durissime sulla coltivazione”, ha detto Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia, “ma lascia entrare riso trattato con sostanze vietate qui da noi”. Secondo Sempio, “chi guadagna davvero non sono i nostri agricoltori”.
La filiera chiede quindi tutele serie e controlli più rigidi sulla qualità del riso importato. Molti operatori presenti al presidio hanno raccontato le difficoltà di competere con prodotti a basso costo e standard diversi.
Il settore in difficoltà: numeri e scenari
L’Italia è il primo produttore europeo di riso, con oltre 1,5 milioni di tonnellate all’anno e più di 220 mila ettari coltivati, soprattutto tra Piemonte e Lombardia. Il comparto dà lavoro a migliaia di persone tra aziende agricole, industrie e logistica. Ma negli ultimi anni, le importazioni a basso prezzo hanno ridotto i margini delle imprese italiane.
Secondo l’Ente Nazionale Risi, nel 2025 le importazioni dai Paesi meno sviluppati sono aumentate del 12%, mentre i prezzi all’origine sono scesi. “Non possiamo più stare fermi”, ha detto un produttore di Novara, “altrimenti rischiamo di chiudere”.
Le risposte delle istituzioni e cosa succederà
La presenza dell’eurodeputata Tovaglieri non è passata inosservata. “Porterò queste richieste a Bruxelles”, ha promesso, annunciando un’interrogazione urgente alla Commissione. Anche Mario Francese, presidente dell’Airi, ha sottolineato la necessità di “una strategia comune tra industria e agricoltori per salvaguardare la filiera italiana”.
Intanto, Confagricoltura annuncia altre iniziative nei prossimi mesi. “Non ci fermeremo qui”, ha detto Coppo ai giornalisti. Tra i manifestanti, la sensazione è che la battaglia sia appena cominciata. E che solo una risposta concreta dall’Europa potrà fermare nuove proteste.
In piazza, tra bandiere e voci preoccupate, resta il messaggio più forte: “Difendere il riso italiano”, come recita uno degli striscioni più fotografati della giornata. Un appello che ora aspetta risposte dalle istituzioni europee.
