Antiche eruzioni marine: misteri svelati sulle vette dell’Himalaya

Antiche eruzioni marine: misteri svelati sulle vette dell'Himalaya

Antiche eruzioni marine: misteri svelati sulle vette dell'Himalaya

Matteo Rigamonti

Febbraio 4, 2026

Kathmandu, 4 febbraio 2026 – Sull’Himalaya, a più di 4.000 metri di quota, sono affiorate nuove tracce di antiche eruzioni vulcaniche sottomarine che, secondo uno studio pubblicato su Geology, potrebbero aver giocato un ruolo decisivo nelle grandi estinzione di massa avvenute oltre 200 milioni di anni fa. Il lavoro, firmato da geologi della Jilin University in Cina, getta nuova luce su un capitolo ancora poco chiaro della storia della Terra.

Eruzioni “fantasma” nascoste tra le rocce dell’Himalaya

Sull’altopiano tibetano, i ricercatori hanno scoperto strani frammenti di lava, contorti e piegati. Sono i resti di due enormi eruzioni vulcaniche nate sotto il mare, che gli studiosi chiamano “fantasma”. Perché? A differenza dei vulcani sulla terraferma, quelli sottomarini lasciano tracce fragili: la crosta oceanica si ricicla continuamente nel mantello terrestre, cancellando quasi ogni segno.

Eppure, qualcosa è rimasto. “Abbiamo trovato prove di attività vulcanica sottomarina risalente a circa 232 e 210 milioni di anni fa”, spiega il professor Liu Jian, coordinatore della ricerca. Questi resti, intrappolati nelle rocce mentre si formava l’Himalaya, sono oggi visibili grazie ai movimenti della crosta terrestre che hanno sollevato l’antico fondo oceanico fino alle vette asiatiche.

Un legame con le grandi estinzioni di un tempo

Le eruzioni individuate si collocano in un periodo chiave: tra i 250 e i 200 milioni di anni fa, quando il supercontinente Pangea stava prendendo forma. Allora, la chiusura dell’oceano Tetide – un mare preistorico vastissimo – spinse le masse continentali a scontrarsi. Gran parte del fondale oceanico fu spinto nel mantello e distrutto, ma alcune parti finirono intrappolate nelle montagne in crescita.

Quei vulcani avrebbero liberato milioni di chilometri cubi di magma, con effetti devastanti per la vita marina. “La lava sotto il mare avrebbe rilasciato grandi quantità di nutrienti”, spiega Liu Jian. Il risultato? Fioriture massive di alghe e batteri che, consumando l’ossigeno nell’acqua, avrebbero causato la morte di molte specie marine.

Cambiamenti climatici e nuove ipotesi sulle estinzioni

Non solo. Le eruzioni avrebbero anche immesso grandi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera, scatenando un cambiamento climatico rapido e drammatico. Per i ricercatori, questo potrebbe spiegare alcune grandi crisi biologiche finora senza una causa chiara.

“Le nostre analisi indicano che almeno due eventi vulcanici sottomarini hanno avuto un impatto mondiale”, ammette il geologo cinese. Ma c’è di più: basandosi su dati da altre zone del globo, il gruppo ipotizza una terza, grande eruzione nell’Oceano Proto-Pacifico circa 249 milioni di anni fa. Il quadro è ancora frammentario, ma apre nuove strade per capire la storia climatica e biologica della Terra.

Dall’oceano alle vette dell’Himalaya

Il ritrovamento sull’Himalaya – tra le rocce che oggi formano alcune delle cime più alte del mondo – è una testimonianza diretta dei processi che hanno modellato il nostro pianeta. Senza il sollevamento tettonico, spiegano gli autori, questi antichi fondali sarebbero rimasti nascosti per sempre.

“È come se la montagna ci restituisse un pezzo di oceano perduto”, confida uno dei ricercatori durante una conferenza a Pechino. Un’immagine che racconta la complessità e la memoria lunga delle rocce.

Nuove domande per geologi e paleontologi

La scoperta riaccende il dibattito sulle cause delle grandi estinzioni e sul ruolo delle eruzioni sottomarine nei cambiamenti climatici globali. Gli studiosi avvertono: serviranno altre ricerche per capire davvero quanto questi eventi abbiano influenzato la vita sulla Terra.

Per ora, però, le tracce emerse sull’Himalaya aggiungono un pezzo importante al puzzle delle dinamiche profonde del nostro pianeta. E ricordano che la storia della Terra è spesso nascosta – ma scritta – nelle pieghe delle sue montagne più antiche.