Divorzio e assegno: le nuove rivoluzioni della Cassazione

Divorzio e assegno: le nuove rivoluzioni della Cassazione

Divorzio e assegno: le nuove rivoluzioni della Cassazione

Matteo Rigamonti

Febbraio 4, 2026

Roma, 4 febbraio 2026 – La Corte di Cassazione torna a fare chiarezza sull’assegno divorzile, mettendo nuovamente mano ai criteri per concedere e, se necessario, recuperare le somme già versate. Con una recente ordinanza, i giudici del “Palazzaccio” hanno stabilito che chi chiede l’assegno deve dimostrare in modo concreto il legame diretto tra il matrimonio e lo svantaggio economico subito. Non basta più dire di aver rinunciato a opportunità di lavoro o che l’ex coniuge guadagna di più: servono prove precise e verificabili.

Un caso che fa scuola: la Cassazione detta nuove regole

La vicenda, raccontata dal Quotidiano Nazionale, riguarda una ex coppia. In primo grado, la moglie aveva ottenuto un assegno divorzile da 500 euro al mese. Ma in appello la decisione è stata ribaltata: la donna doveva restituire quanto già ricevuto. La Cassazione ha confermato questa linea. Per i giudici, la richiedente si era limitata a dire di aver scelto un lavoro part-time anni prima, senza però spiegare nel dettaglio quali occasioni di lavoro aveva perso e come questo avesse inciso davvero sul suo reddito nel tempo.

Non solo. Mancava anche una prova chiara del vantaggio economico ottenuto dall’ex marito e del legame diretto tra le scelte di lavoro e il divario patrimoniale attuale. Insomma, spiegano i giudici, non basta più raccontare di aver fatto sacrifici per la famiglia o per i figli: bisogna portare dati concreti che dimostrino il danno economico subito.

Assegno di mantenimento o assegno divorzile? Ecco la differenza

La sentenza della Cassazione fa chiarezza anche su un punto spesso confuso: la differenza tra assegno di mantenimento durante la separazione e assegno divorzile. Nel primo caso, finché il matrimonio non è sciolto, resta centrale il parametro del tenore di vita. C’è un dovere di assistenza più ampio tra i coniugi. Nel divorzio, invece, l’assegno ha tre funzioni – assistenziale, compensativa e perequativa – ma solo se si dimostra che il matrimonio ha creato uno squilibrio economico “ingiusto”.

Nel caso in questione, il marito aveva un lavoro, la casa di proprietà e un aumento dei guadagni negli ultimi anni. Ma la Corte ha detto che questi elementi da soli non bastano a giustificare l’assegno senza una prova concreta del danno subito dalla moglie.

Restituire i soldi già ricevuti: quando scatta l’obbligo

Un punto importante della decisione riguarda la restituzione delle somme già incassate. Se l’assegno divorzile viene riconosciuto ingiustificato fin dall’inizio, la Corte può ordinare di restituire quanto percepito dal momento in cui il divorzio è diventato definitivo. Ma questa restituzione scatta solo se una sentenza successiva conferma che l’assegno non spettava.

“Dire di aver fatto sacrifici per la famiglia non basta: il danno economico va dimostrato con dati chiari e controllabili, senza affidarsi a supposizioni automatiche”, spiega l’avvocata Valeria De Vellis, esperta di diritto di famiglia. Nel caso in esame, la moglie aveva solo mostrato di essere passata da un lavoro full-time a uno part-time, senza però fornire numeri sul reddito perso o su quanto avrebbe potuto guadagnare continuando a lavorare a tempo pieno.

Le nuove regole sull’assegno divorzile: cosa cambia

Con questa ordinanza, la Cassazione conferma la fine dell’assegno basato sul solo “tenore di vita” durante il matrimonio. Ora chi chiede l’assegno deve dimostrare che il matrimonio ha causato un danno economico reale, non basta più mostrare una differenza di reddito tra i due ex coniugi.

Questa sentenza rientra in una serie di decisioni che negli ultimi anni hanno stretto le maglie per ottenere l’assegno divorzile, puntando su criteri più oggettivi e meno soggettivi. Un cambiamento che, secondo molti avvocati, renderà più difficile ottenere l’assegno senza una documentazione dettagliata delle proprie condizioni economiche e delle scelte fatte durante il matrimonio.

Per chi si trova oggi a gestire separazioni o divorzi, questa sentenza è una linea chiara: non basta più raccontare sacrifici o rinunce. Servono numeri, dati e prove solide. Solo così, e solo se lo squilibrio è davvero ingiusto, si potrà ottenere l’assegno.