EDreams colpita dall’antitrust: multa da 9 milioni per pratiche commerciali discutibili

EDreams colpita dall'antitrust: multa da 9 milioni per pratiche commerciali discutibili

EDreams colpita dall'antitrust: multa da 9 milioni per pratiche commerciali discutibili

Giada Liguori

Febbraio 4, 2026

Milano, 4 febbraio 2026 – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una multa da 9 milioni di euro a tre società del gruppo eDreams: Vacaciones eDreams S.L., eDreams International Network S.L. ed eDreams S.r.l.. Il motivo? Pratiche commerciali scorrette legate alla promozione dell’abbonamento Prime, come riportato oggi in una nota ufficiale. La decisione arriva dopo mesi di indagini sulle presunte tecniche ingannevoli usate dalla piattaforma di viaggi online, con ripercussioni su migliaia di consumatori italiani.

Antitrust: “Pressione indebita e informazioni confuse”

L’Antitrust accusa le società di aver usato i cosiddetti dark patterns – cioè strategie digitali studiate per influenzare l’utente con messaggi visivi ed emotivi – per spingere i clienti ad abbonarsi a Prime, spesso senza che fossero davvero consapevoli di cosa stessero firmando. In particolare, l’Autorità ha evidenziato l’uso di informazioni poco chiare sui vantaggi dell’offerta, insieme a tecniche di pressione sul tempo e alla falsa idea di una disponibilità limitata, che spingevano a prendere decisioni affrettate.

Non è tutto. L’Antitrust ha anche sottolineato come gli sconti promessi fossero presentati in modo ingannevole e come i prezzi variassero in modo poco trasparente, a seconda di come si accedeva al sito o se si era già abbonati a Prime. “La libertà di scelta del consumatore è stata compromessa”, si legge nella nota, anche a causa della preselezione automatica della versione più cara dell’abbonamento, il cosiddetto Prime Plus.

Sanzioni per pratiche aggressive e ostacoli al recesso

Le irregolarità hanno portato a una prima multa da sei milioni di euro per violazioni del Codice del consumo. Ma non finisce qui. L’Autorità ha scoperto anche che venivano messi ostacoli al diritto di recesso: chi provava a disdire l’abbonamento Prime, sia durante il periodo di prova sia dopo l’attivazione, si trovava davanti a tecniche per convincerlo a restare, anche tramite il servizio clienti.

Questa seconda pratica, definita “commerciale aggressiva”, è costata un’altra multa da tre milioni di euro. In alcuni casi, utenti senza diritto alla prova gratuita sarebbero stati comunque spinti ad abbonarsi, finendo per vedersi addebitare subito il costo annuale, senza ricevere un’informazione chiara in anticipo.

La replica di eDreams: “Ricorreremo, siamo nella legalità”

La risposta di eDreams non si è fatta attendere. In una nota arrivata nel pomeriggio, l’azienda ha respinto “con fermezza” la decisione dell’Antitrust, definendola non rappresentativa della situazione attuale. “Siamo pionieri nel settore degli abbonamenti di viaggio a livello mondiale. Prime continua a evolversi per rispondere alle esigenze dei viaggiatori”, si legge nel comunicato.

Secondo eDreams, i clienti italiani abbonati a Prime sono “molto più soddisfatti” rispetto a chi non lo è. L’azienda ha anche sottolineato che l’abbonamento offre “risparmi reali” e che le pratiche contestate dall’Autorità sono in linea con quelle comuni nel commercio digitale. “Presenteremo ricorso immediato in tribunale per difendere la nostra piena conformità alle leggi italiane ed europee”, ha aggiunto il gruppo.

Consumatori e trasparenza digitale: una partita aperta

L’intervento dell’Antitrust riporta sotto i riflettori il tema della trasparenza nelle piattaforme online e la tutela dei consumatori. I dark patterns, cioè le tecniche di persuasione digitale, sono sempre più sotto la lente delle autorità europee, che chiedono chiarezza nelle offerte.

Per ora, la multa è un segnale forte per le società attive nell’e-commerce turistico. Ma la battaglia legale è appena cominciata: eDreams ha annunciato che andrà in tribunale, mentre i consumatori aspettano risposte su rimborsi e modalità di recesso. Sullo sfondo, resta la questione della fiducia nei servizi digitali e la necessità – ormai urgente – di regole chiare per tutti gli operatori del settore.