Bruxelles, 4 febbraio 2026 – Per la prima volta dall’inizio dell’inverno, le scorte di gas in Europa sono scese sotto il 40%. Lo dicono i dati appena diffusi da Gas Infrastructure Europe. Un campanello d’allarme che tiene sulle spine governi e operatori, soprattutto con le previsioni che segnalano un possibile ritorno del freddo nelle prossime settimane.
Gas in Europa, le scorte crollano: confronto con il 2025
Alle 8 di questa mattina, gli stoccaggi europei erano al 39,9%, pari a 455,45 TWh. Un anno fa, nello stesso periodo, si viaggiava ben più alti: 604 TWh. La differenza si sente, soprattutto nei Paesi più vulnerabili alle variazioni di domanda. In Germania la situazione è più critica: le riserve sono scese al 31,25% (78,47 TWh). L’Italia resta più solida, con scorte al 56,19%, cioè 114,27 TWh. Anche qui, però, si registra un calo rispetto a dodici mesi fa, quando erano 125,08 TWh.
Germania in difficoltà, Italia più tranquilla
Gli esperti guardano con preoccupazione alla Germania. “Gennaio è stato più freddo del solito e questo ha spinto i consumi”, spiega un funzionario del Ministero dell’Economia tedesco. Ora Berlino deve fare i conti con riserve che coprono meno di un terzo della capacità totale. In Italia, invece, la situazione è più stabile. “Seguiamo costantemente i livelli di stoccaggio”, dice una fonte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il calo rispetto all’anno scorso, circa 10 TWh in meno, è dovuto sia a una domanda interna più alta sia a importazioni ridotte da Russia e Nord Africa.
Prezzi del gas sopra i 33 euro, i mercati restano in tensione
Sul fronte prezzi, il gas continua a essere volatile. Il costo resta sopra i 33 euro al MWh, con un aumento dello 0,82% che porta la quotazione a 33,13 euro. Gli operatori tengono d’occhio le previsioni del tempo: un ritorno del freddo a fine febbraio potrebbe far salire ancora i prezzi. “C’è molta cautela tra gli acquirenti”, racconta un trader del mercato olandese TTF. “Le scorte sono più basse del solito, basta poco per far schizzare i prezzi”.
Le cause dietro il calo delle scorte
Gli esperti puntano il dito su due fattori. Prima di tutto, l’inverno più rigido del previsto in gran parte dell’Europa centrale e orientale. Poi, i flussi di approvvigionamento non sono stati costanti come in passato. Le forniture dalla Russia restano ai minimi storici. I terminali di gas naturale liquefatto (GNL) hanno lavorato a pieno ritmo, ma non sono riusciti a coprire tutta la domanda.
Febbraio decisivo: rischio ondata di freddo
Le prossime settimane saranno cruciali per capire se l’Europa riuscirà a superare la fine dell’inverno senza intoppi. Le prime proiezioni meteorologiche non escludono un ritorno di temperature rigide tra la seconda e la terza decade di febbraio. Se dovesse accadere, le scorte rimaste potrebbero calare ancora, mettendo sotto pressione i sistemi energetici nazionali. “Siamo pronti a intervenire con misure straordinarie, se necessario”, confida una fonte vicino al governo francese.
Cosa significa per famiglie e aziende
Al momento, non ci sono allarmi immediati per i consumatori italiani. Ma alcune aziende energivore hanno già segnalato rincari nei costi di approvvigionamento. “Stiamo valutando possibili modifiche ai contratti”, spiega il responsabile acquisti di una grande azienda chimica lombarda. Le associazioni dei consumatori chiedono prudenza: “Seguiamo l’andamento dei prezzi e chiediamo maggiore trasparenza sulle tariffe”, dice Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori.
In poche parole, l’Europa si trova in un momento delicato nella gestione delle sue riserve di gas. Nei prossimi giorni capiremo se il sistema reggerà senza scossoni o se serviranno interventi per garantire la sicurezza energetica del continente.
