Pisa, 4 febbraio 2026 – Un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto nei geni delle piante il segreto che permette loro di sopravvivere anche quando l’ossigeno scarseggia, adattando la crescita alle condizioni ambientali. Lo studio, guidato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e pubblicato su npj Science of Plants, rappresenta un passo avanti nella comprensione di come le piante si adattano, con possibili ricadute importanti per l’agricoltura in un’epoca segnata da cambiamenti climatici e condizioni estreme.
Il cuore della scoperta: i geni che aiutano le piante a resistere
La ricerca, nata dalla collaborazione tra la Scuola Normale Superiore e l’Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria del CNR di Pisa, si è concentrata su un aspetto spesso trascurato: come le singole cellule delle piante rispondono alla mancanza di ossigeno, l’ipossia. Finora, gli studi si erano occupati soprattutto dei tessuti nel loro insieme. Questa volta, i ricercatori – coordinati da Paolo Maria Triozzi e Pierdomenico Perata – hanno invece guardato da vicino cosa fanno i geni a livello cellulare. Hanno scoperto quali di questi riescono a percepire il calo di ossigeno e a regolare così l’attività delle cellule.
“Con questo studio possiamo finalmente vedere come reagiscono le piante a livello di singola cellula, quando cambia la disponibilità di ossigeno”, ha spiegato Triozzi. “Questo apre la strada all’individuazione di geni chiave che guidano la crescita in base all’ossigeno disponibile”.
Agricoltura e clima: perché questa scoperta conta
Questa ricerca arriva in un momento cruciale, con eventi climatici sempre più estremi e la necessità di sviluppare colture più resistenti. Il team pisano ha raccolto dati che mostrano come molte piante affrontino spesso condizioni di ossigeno limitato: nelle radici, quando il terreno è compatto o allagato, ma anche all’interno dei tessuti, dove l’ossigeno fatica a entrare. L’ipossia, insomma, non è un’eccezione, ma una sfida continua per la vita vegetale.
Gli scienziati sottolineano che capire come i geni gestiscono questa risposta potrebbe portare a selezionare o modificare varietà più forti. “In un mondo dove si alternano alluvioni e siccità – ha detto Perata – sapere quali geni attivare o rafforzare può fare la differenza tra un raccolto perso e uno salvato”.
Tecniche all’avanguardia per scoprire cosa succede dentro le cellule
Per arrivare a questi risultati, il gruppo ha usato tecniche avanzate per analizzare i geni nelle singole cellule delle piante. Un metodo che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile, sia per la complessità che per i costi. “Solo ora riusciamo davvero a vedere cosa succede dentro ogni cellula quando l’ossigeno scarseggia”, racconta uno dei ricercatori. I dati sono stati poi confrontati con quelli ottenuti su interi tessuti, confermando che alcune risposte si attivano solo in cellule specifiche.
Il prossimo passo sarà capire se questi geni sentinella funzionano allo stesso modo in altre specie e se si possono trasferire o potenziare nelle colture più importanti. “Non è una strada breve – ammette Triozzi – ma è quella giusta per rendere l’agricoltura più resistente”.
Genetica e futuro sostenibile: una speranza per la sicurezza alimentare
Scoprire il ruolo di questi geni nella risposta all’ipossia apre nuove strade per la sicurezza alimentare globale. Potrebbe aiutare gli agricoltori a fronteggiare situazioni sempre più comuni, come allagamenti improvvisi o terreni poveri di ossigeno. “Non si tratta solo di aumentare la produzione – precisa Perata – ma di far sì che le piante crescano anche dove oggi faticano”.
Secondo le prime stime del team, i risultati potrebbero essere applicati già nei prossimi anni a riso, mais e altre colture fondamentali. Ora la sfida è trasformare queste scoperte in soluzioni concrete per i campi italiani ed europei.
In attesa dei prossimi sviluppi, la comunità scientifica segue con attenzione il lavoro pisano. Un esempio chiaro di come la ricerca di base possa fornire nuovi strumenti per affrontare le sfide imposte dal clima che cambia.
