Milano, 4 febbraio 2026 – Omney, la startup italiana che vuole cambiare il modo in cui cittadini e finanza si parlano, ha annunciato la chiusura di un round pre-seed da 510.000 euro. L’operazione, realizzata con uno strumento Safe, è stata guidata da Alessandro Pedone, consulente finanziario indipendente con oltre vent’anni alle spalle, e Riccardo Zanetti, noto divulgatore finanziario e youtuber seguito da più di 500mila persone. La società, con sede a Milano, si rivolge a un pubblico ampio: dai neofiti degli investimenti a chi già dispone di un patrimonio e cerca strumenti per gestirlo con più consapevolezza.
Un ecosistema digitale che accompagna passo dopo passo
Al centro dell’iniziativa c’è l’idea di creare un ecosistema digitale che accompagni l’utente dalla formazione fino alla consulenza personalizzata. “Per anni ho fatto divulgazione su YouTube, ma mancava un percorso che seguisse davvero le persone dalla teoria alla pratica”, ha spiegato Zanetti. Omney si muove su tre fronti: educazione finanziaria, una piattaforma tecnologica in arrivo ad aprile 2026 e la consulenza one to one con professionisti iscritti all’albo Ocf.
Il primo corso lanciato ha già fatturato 450mila euro in appena una settimana, mentre la guida gratuita sugli investimenti è stata scaricata da più di 30mila utenti. Numeri che, secondo Pedone, “dimostrano quanto sia forte la voglia di strumenti indipendenti e trasparenti”.
Formazione certificata e consulenza senza interessi nascosti
La proposta formativa di Omney si basa su corsi certificati, realizzati da consulenti autonomi iscritti all’albo Ocf. L’obiettivo è dare competenze pratiche e accessibili, senza filtri o conflitti di interesse. “Il denaro va visto come uno strumento per comprare libertà e tempo”, ha sottolineato Zanetti. “Un patrimonio ben gestito permette a una famiglia di scegliere, non solo di subire”.
La piattaforma tecnologica, ancora in sviluppo, promette di mettere insieme tutte le risorse dell’utente: dagli investimenti alle criptovalute, dagli immobili ai conti correnti, fino a polizze assicurative e previdenza complementare. Un unico cruscotto digitale per scovare spese nascoste e prendere decisioni più consapevoli.
Un modello fee-only per tagliare i conflitti di interesse
Uno dei punti più innovativi del progetto riguarda il modello di business. In Italia, secondo la Relazione Annuale Ocf 2024, su circa 53.000 consulenti finanziari iscritti all’albo, solo 741 lavorano in modalità fee-only, cioè senza ricevere commissioni sui prodotti venduti. La maggior parte è legata a banche o reti che guadagnano sulle provvigioni.
“Omney, invece – spiega Pedone – non vende prodotti finanziari e non ha accordi con banche o SGR. Il nostro compenso arriva solo dai clienti, tramite abbonamenti e parcelle di consulenza. Così eliminiamo alla radice ogni conflitto d’interesse: il nostro unico obiettivo è proteggere chi ci sceglie”.
Investimenti mirati su tecnologia e divulgazione
Con i fondi raccolti, la startup destinerà circa il 70% a sviluppare la piattaforma tecnologica, anche grazie all’ingresso di due nuove figure nel team per ampliare il database finanziario. Il 20% andrà alla comunicazione e al marketing, con focus sui contenuti divulgativi sui social media e sull’organizzazione di un evento dal vivo che punta a diventare il più grande appuntamento italiano sull’educazione finanziaria. Il restante 10% servirà a rafforzare gli aspetti legali e di conformità, in continuo confronto con i regolatori dopo l’iscrizione all’albo Ocf.
Un paese che deve ancora imparare a gestire i soldi
Secondo i dati Ocse, l’Italia è ancora tra gli ultimi in Europa per alfabetizzazione finanziaria. Una situazione che, per i fondatori di Omney, chiede strumenti nuovi e trasparenti. “Ribaltiamo la logica tradizionale”, insiste Pedone. “Il cliente ci paga direttamente per la consulenza, come farebbe con un avvocato o un commercialista. Solo così possiamo garantire vera indipendenza”.
La community della startup conta già oltre 35mila persone. Un segnale chiaro – dicono i fondatori – che la voglia di una nuova cultura finanziaria è reale. E che la sfida dell’educazione, in Italia, è appena partita.
