New York, 5 febbraio 2026 – Il prezzo del petrolio ha perso terreno oggi a Wall Street, chiudendo in calo del 2,55% a 63,48 dollari al barile. Il ribasso, registrato nella mattinata americana, arriva in un momento di incertezza che pesa sui mercati energetici mondiali.
Perché il petrolio ha ceduto terreno
Dietro questa discesa ci sono soprattutto le nuove stime sulla domanda globale. L’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel suo rapporto di ieri sera, ha tagliato le previsioni di crescita per il 2026. Motivo principale? Una domanda più debole dalla Cina e segnali di rallentamento anche in Europa. “Il mercato sta già scontando una richiesta più bassa nei prossimi mesi”, ha detto un analista di JP Morgan contattato in mattinata a New York.
A complicare le cose, il dollaro americano si è rafforzato rispetto alle altre valute principali. Questo rende il petrolio più caro per chi compra dall’estero. Diversi trader a Manhattan sono convinti che questo fattore abbia spinto i prezzi verso il basso fin dall’apertura.
Effetti sul mercato e sulle grandi compagnie
La caduta del prezzo del petrolio si è vista subito sui titoli delle big dell’energia. ExxonMobil e Chevron hanno aperto in calo, perdendo rispettivamente l’1,8% e il 2,1%. Poco dopo l’apertura, Exxon valeva 98,12 dollari, mentre Chevron si aggirava appena sopra i 150.
Gli occhi degli investitori sono puntati anche sulle scorte di petrolio degli Stati Uniti, con i dati settimanali che arriveranno domani dal Dipartimento dell’Energia. “Se dovessero emergere surplus, potremmo vedere nuovi ribassi”, ha spiegato un broker di Houston in una telefonata con clienti europei.
Geopolitica e produzione: cosa succede nel mondo
Sul fronte geopolitico, la situazione sembra un po’ più calma. Nel Golfo Persico le tensioni si sono allentate dopo che l’OPEC+ ha confermato l’intenzione di mantenere stabile la produzione almeno fino all’estate. Ma fonti diplomatiche a Vienna non escludono riunioni straordinarie se la situazione dovesse diventare più instabile.
Negli Stati Uniti, invece, la produzione resta alta. Secondo l’Energy Information Administration, aggiornata al 31 gennaio, si viaggia sopra i 13 milioni di barili al giorno. Questo mantiene l’offerta elevata e continua a spingere i prezzi verso il basso.
Le reazioni degli operatori e cosa potrebbe succedere
Tra chi opera nel settore, si respira prudenza. “Il mercato è molto influenzato dalle notizie economiche e dai dati sulla domanda”, ha ammesso un responsabile trading di una grande banca europea a New York. “Solo un cambio nelle politiche dell’OPEC o una ripresa a sorpresa in Asia potrebbero far risalire i prezzi”.
Qualcuno prevede che il prezzo potrebbe scendere ancora, soprattutto se l’economia globale dovesse mostrare segnali di peggioramento. Altri invece invitano a non farsi prendere dal panico. “Abbiamo visto rimbalzi improvvisi dopo periodi di calo”, ha ricordato un consulente energetico di Chicago.
Cosa significa per i consumatori
Il calo del prezzo del petrolio potrebbe tradursi presto in un risparmio per chi fa il pieno. Le associazioni dei consumatori americane stimano che i prezzi alla pompa potrebbero scendere già entro metà febbraio. Ma molto dipenderà da come si muoveranno i mercati nei prossimi giorni e dalle scelte delle compagnie.
In Europa, invece, la situazione è più complicata. Qui il prezzo del carburante alla pompa dipende molto dalle tasse e dalle accise, che tengono alto il costo finale per gli automobilisti.
Un mercato sempre sotto osservazione
Insomma, la giornata di oggi a New York conferma ancora una volta la volatilità che domina il mercato del petrolio. Gli investitori seguono con attenzione le mosse dell’OPEC+, le variazioni della domanda globale e ogni possibile sorpresa che potrebbe ribaltare la situazione. Per ora, il dato è questo: il petrolio scende a 63,48 dollari al barile, un livello che farà da riferimento nelle prossime settimane.
