Roma, 5 febbraio 2026 – Non perdere il treno delle tecnologie quantistiche: è questo il messaggio forte che è emerso ieri a Roma, durante Quantum Leap, il convegno promosso da Cotec – Fondazione per l’Innovazione. L’incontro ha riunito, nella sede di via delle Botteghe Oscure, alcuni tra i più importanti esperti accademici, rappresentanti delle istituzioni e manager delle grandi aziende. Lo scopo? Fare il punto sulla ricerca e guardare alle prospettive di un settore che, dicono in molti, potrebbe segnare il prossimo grande salto tecnologico.
Europa a rischio di nuovo ritardo
“L’Europa e l’Italia oggi sono indietro rispetto agli Stati Uniti perché in passato non hanno capito il valore della rivoluzione digitale”, ha detto Marco Conti, dell’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Un’ammissione chiara, quasi un avvertimento. Conti ha ricordato come, negli anni scorsi, la mancanza di una strategia politica e industriale abbia frenato il continente nel cavalcare la trasformazione digitale. “Non si trattava solo di trasmettere informazioni in codice binario – ha aggiunto –, ma di immaginare nuovi servizi, modi diversi di usarli”. Eppure, le competenze c’erano. “Adesso non dobbiamo ripetere lo stesso errore con le tecnologie quantistiche”, ha avvertito.
Tecnologie quantistiche: non isole isolate
La vera sfida, secondo Conti, sarà non pensare alle tecnologie quantistiche come a compartimenti separati, ma come parte di un sistema più grande. “Non dobbiamo vederle come isole slegate dal resto – ha spiegato – ma come elementi innovativi capaci di cambiare settori come il supercalcolo e la cyber security”. Il consiglio è di ragionare in modo integrato, creando servizi che nascono all’interno di un vero ecosistema tecnologico. Solo così, dice il ricercatore del CNR, si potrà evitare un’altra miopia strategica.
Giovani, industria e ricerca: un mix vincente
Un punto ripreso anche da Dario Pagani, vicepresidente di Cotec, che ha chiuso sottolineando l’importanza di puntare sui giovani. “L’Europa ha tutte le carte in regola per giocare questa partita nel quantum”, ha detto Pagani. “Non abbiamo lacune strutturali – ha aggiunto –, ma serve che industria e ricerca lavorino fianco a fianco: da una parte valorizzare le applicazioni concrete, dall’altra continuare a guardare avanti”. Parole che fanno eco a quelle di Massimo Inguscio, presidente di Eniquantic, intervenuto all’inizio: “Le tecnologie quantistiche stanno cambiando rapidamente gli scenari globali”.
Un settore che corre veloce
Durante il convegno sono emersi dati che raccontano un settore in pieno fermento. L’Europa può contare su una solida base di competenze accademiche e su una rete sempre più fitta di startup e centri di ricerca. Ma il rischio resta quello di disperdere le energie in progetti isolati o duplicati. Da qui l’insistenza sul coordinamento nazionale ed europeo, tema tornato spesso negli interventi.
Italia, la doppia sfida
Per l’Italia, la prova è doppia: da un lato recuperare terreno rispetto ai grandi player internazionali; dall’altro evitare che i giovani ricercatori e imprenditori vadano a cercare fortuna altrove, in mercati più dinamici. “Serve una visione chiara e condivisa”, ha confidato un manager presente poco prima della pausa pranzo. “Solo così potremo davvero cogliere le opportunità del quantum”.
Il futuro si costruisce insieme
In fondo, Quantum Leap ha messo in chiaro una cosa: senza una strategia comune e investimenti mirati su formazione e ricerca applicata, l’Europa rischia di restare spettatrice della prossima rivoluzione tecnologica. Ma la partita è ancora aperta. E questa volta – almeno nelle intenzioni – nessuno vuole restare indietro.
