La gelosia non scusa: la Cassazione chiarisce su stalking e lesioni aggravate

La gelosia non scusa: la Cassazione chiarisce su stalking e lesioni aggravate

La gelosia non scusa: la Cassazione chiarisce su stalking e lesioni aggravate

Matteo Rigamonti

Febbraio 5, 2026

Milano, 5 febbraio 2026 – La gelosia non è mai una scusa valida nei processi per stalking e lesioni aggravate, nemmeno se nasce da un tradimento. Lo ha stabilito ieri la Corte di Cassazione, ribaltando una convinzione diffusa, sia nel senso comune che tra i giudici di primo grado. I supremi giudici hanno chiarito che la gelosia, soprattutto se “morbosa”, è un segno di “supremazia e possesso” e può addirittura costituire “l’aggravante per motivi futili o abietti”.

Il caso e la sentenza: quando la gelosia non attenua

La vicenda arrivata in Cassazione riguarda un uomo condannato dalla Corte d’appello di Milano nell’aprile 2025 a nove mesi e dieci giorni per aver perseguitato e aggredito la sua ex compagna e il nuovo fidanzato di lei. Secondo gli atti, per mesi la coppia ha vissuto nel terrore: minacce, pedinamenti e un’aggressione fisica con ferite evidenti. Dopo i fatti, l’uomo ha iniziato un percorso terapeutico e la pena è stata convertita in una multa da 5.600 euro.

Nonostante questo, l’uomo ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua reazione fosse dettata dal “dolore” per il tradimento. I suoi avvocati hanno chiesto di riconoscere almeno l’attenuante dello “stato d’ira provocato da un fatto ingiusto”. Ma la Corte suprema ha bocciato questa linea.

La decisione della Cassazione: nessuna giustificazione per la violenza

Nel dispositivo, i giudici hanno spiegato che “lo stato d’animo causato dal tradimento non può essere visto come un’attenuante”. Anzi, “è il movente dietro azioni violente e vessatorie”. In pratica, la gelosia, anche se scaturita da un tradimento vero, non riduce la responsabilità di chi perseguita o aggredisce. Anzi, può peggiorare la sua posizione.

La Corte ha sottolineato che “quel sentimento morboso è un’espressione di supremazia e possesso”, non di un vero dolore. Un punto di vista netto, che si allontana da pratiche giudiziarie passate, dove la gelosia veniva a volte vista come una reazione umana comprensibile o quasi giustificabile. “Non si può parlare di fatto ingiusto quando una relazione è finita”, ha detto uno dei giudici subito dopo l’udienza.

Un messaggio chiaro contro la violenza di genere

La sentenza arriva in un momento di grande attenzione sul tema della violenza di genere e dello stalking. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, nel 2025 sono stati denunciati oltre 17mila casi di stalking in Italia. In molti processi, la gelosia viene ancora tirata fuori come scusa per spiegare la violenza. Ora la Cassazione chiude definitivamente questa porta: nessuna giustificazione per chi perseguita o aggredisce l’ex, anche se c’è stato un tradimento.

“È un segnale forte – ha commentato una fonte della Procura milanese – che ribadisce come nessun sentimento possa giustificare la violenza o la sopraffazione”. Gli avvocati difensori dell’uomo hanno riconosciuto la decisione, pur definendola “rigida”. Ma tra le associazioni che aiutano le vittime, la sentenza è stata accolta con favore: “Finalmente si supera una visione patriarcale che tendeva a sminuire le responsabilità”, ha detto una rappresentante del centro antiviolenza Cerchi d’Acqua.

Un precedente destinato a cambiare il modo di giudicare

Per molti magistrati sentiti da alanews.it, questa sentenza della Cassazione diventerà un punto di riferimento per i futuri processi su stalking e lesioni aggravate. Solo col tempo si potrà capire davvero come influirà sulle sentenze di merito. Intanto, il messaggio è chiaro: la gelosia, anche quella che brucia dopo un tradimento, non può essere mai una scusa davanti alla legge. Eppure, casi simili continuano a emergere in tribunale, settimana dopo settimana.