Santiago del Cile, 5 febbraio 2026 – Dopo settimane di tensione e appelli da parte della comunità astronomica internazionale, la società Aes Andes ha deciso di rinunciare al progetto industriale “Inna” vicino all’Osservatorio Paranal, nel cuore del deserto di Atacama. Se la scelta verrà confermata, si potrà salvare uno dei cieli più limpidi e bui al mondo, essenziale per la ricerca astronomica globale.
Stop al progetto Inna: un sospiro di sollievo per gli astronomi
La notizia è arrivata ieri sera, quando i vertici di Aes Andes hanno annunciato il ritiro della proposta dal Servizio di valutazione ambientale cileno. Per l’European Southern Observatory (Eso), questa è una svolta attesa da mesi. “Quando la cancellazione sarà ufficiale, potremo tirare un sospiro di sollievo: il complesso industriale Inna non nascerà vicino al Paranal”, ha detto il direttore generale dell’Eso, Xavier Barcons, contattato telefonicamente dalla sede di Garching, in Germania.
Il sito del progetto si trova a circa 12 chilometri dall’osservatorio, in una zona dove l’oscurità naturale e la stabilità dell’atmosfera hanno permesso alcune delle scoperte più importanti degli ultimi decenni. Qui, tra le rocce rosse e il silenzio del deserto, lavorano strumenti come il Very Large Telescope (VLT) e il futuro Extremely Large Telescope (ELT).
Il pericolo per il Paranal: luce, vibrazioni e polvere
Un’analisi dell’Eso del 2025 aveva messo in guardia su rischi concreti legati al progetto Inna. In particolare, si temeva l’inquinamento luminoso, le microvibrazioni causate dal traffico pesante, la presenza di polveri sottili e un aumento della turbolenza atmosferica. Tutti fattori che avrebbero potuto compromettere la precisione degli strumenti e disturbare le osservazioni notturne.
“Questo progetto avrebbe messo a rischio uno dei cieli più limpidi e bui della Terra e le prestazioni delle strutture astronomiche più avanzate al mondo”, ha spiegato Barcons. La preoccupazione era condivisa da molti ricercatori cileni e internazionali, che nelle settimane scorse hanno lanciato petizioni e campagne sui social.
La mobilitazione globale: non solo scienziati
A difesa del cielo di Atacama si sono schierati non solo gli scienziati, ma anche associazioni ambientaliste, università cilene e cittadini comuni. “È stato bello vedere quante persone, in Cile e nel mondo, si sono mobilitate con passione per proteggere questi cieli”, ha raccontato Barcons. Un movimento ampio che ha portato la questione davanti al governo di Santiago e alle istituzioni internazionali.
Fonti locali riferiscono che nelle ultime settimane ci sono stati diversi incontri tra rappresentanti dell’Eso, autorità cilene e dirigenti di Aes Andes. Solo con la pressione crescente dell’opinione pubblica la società avrebbe deciso di rivedere i suoi piani.
Serve una legge chiara per difendere i cieli stellati
Il caso Inna solleva però un problema più grande: la necessità di regole precise per proteggere le aree intorno agli osservatori astronomici. In una nota diffusa oggi, l’Eso ha sottolineato che “queste misure sono fondamentali per permettere agli osservatori di continuare a lavorare, soprattutto in una regione considerata la migliore al mondo per l’astronomia ottica”.
Il nord del Cile ospita oggi oltre il 70% della capacità mondiale di osservazione astronomica da terra. Un dato unico, reso possibile dall’eccezionale oscurità dei cieli e dalla scarsità di insediamenti umani. Eppure, lo sviluppo industriale resta una minaccia costante.
Sguardo al futuro: si attende la conferma ufficiale
Per ora, la comunità scientifica aspetta la conferma ufficiale del ritiro del progetto dal registro ambientale cileno. Solo allora si potrà parlare di una vittoria definitiva per il cielo del Paranal. “Ci dà fiducia pensare che, lavorando insieme, potremo continuare a proteggere i cieli bui in Cile e altrove”, ha concluso Barcons.
Nel frattempo, tra i telescopi dell’Atacama si respira un cauto ottimismo. Gli occhi degli astronomi restano puntati verso l’alto – e sulle decisioni delle autorità cilene – con la speranza che il buio del deserto rimanga un patrimonio di tutti.
