Francoforte, 5 febbraio 2026 – Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, ha ammesso oggi che la situazione del commercio resta “difficile” per l’Eurozona, soprattutto a causa dei dazi e della forza dell’euro. La dichiarazione è arrivata nel primo pomeriggio, durante la conferenza stampa dopo il Consiglio direttivo della BCE, che si è tenuto come sempre nella sede di Francoforte. Lagarde ha evidenziato che, nonostante i problemi, la crescita dell’area euro continua a essere sostenuta dai servizi, mentre il settore manifatturiero mostra una certa “resistenza”.
Dazi e euro forte: il nodo che pesa sul commercio europeo
Nel dettaglio, la presidente della BCE ha spiegato che “la situazione sul fronte commerciale è complicata”, indicando come principali ostacoli i dazi imposti da alcuni partner internazionali e l’apprezzamento dell’euro sui mercati valutari. “Questi fattori – ha detto Lagarde – stanno mettendo pressione sulle esportazioni delle imprese europee, soprattutto quelle più esposte alla concorrenza globale”. Il riferimento, anche se non detto apertamente, sembra puntare soprattutto alle tensioni con Stati Uniti e Cina, che negli ultimi mesi hanno introdotto nuove barriere tariffarie su prodotti chiave del made in Europe.
Secondo i dati della Commissione europea, nel quarto trimestre del 2025 le esportazioni dell’Eurozona sono calate dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un segnale che preoccupa soprattutto in paesi come Germania e Italia, dove l’industria manifatturiera pesa ancora molto sul PIL.
Servizi in crescita, manifattura sotto stress
Nonostante il quadro difficile, Lagarde ha voluto sottolineare come la crescita economica dell’Eurozona sia ancora “guidata dai servizi”. L’ultimo bollettino della BCE mostra un aumento dell’1,2% nel settore dei servizi – che include turismo, trasporti, consulenza e finanza – nell’ultimo trimestre. “La domanda interna resta forte – ha spiegato la presidente – e questo aiuta l’occupazione e i consumi”.
Sul fronte della manifattura, invece, la situazione è più complessa. “Il settore manifatturiero sta resistendo”, ha detto Lagarde, ammettendo però che molte aziende si trovano ad affrontare margini più stretti e incertezze sugli ordini futuri. In particolare, i settori dell’automotive e della chimica sono tra i più vulnerabili alle oscillazioni dei mercati globali e alle nuove regole commerciali.
Mercati e analisti: reazioni a caldo
La conferenza della BCE è stata seguita con attenzione dagli operatori finanziari. Poco dopo le parole di Lagarde, l’euro si è mantenuto stabile intorno a 1,09 sul dollaro, mentre le principali borse europee hanno chiuso la giornata senza grandi scossoni. Gli analisti di Société Générale hanno commentato che “la BCE è consapevole delle sfide esterne, ma non sembra intenzionata a cambiare la sua politica monetaria nel breve periodo”.
Parere simile da Marco Valli, capo economista di UniCredit: “Le dichiarazioni di Lagarde confermano un atteggiamento prudente. La banca centrale segue da vicino l’impatto dei dazi e della forza dell’euro, ma per ora non ci sono segnali di interventi straordinari”.
Cosa ci aspetta nei prossimi mesi
Guardando avanti, la BCE prevede una crescita moderata per l’Eurozona. Le stime aggiornate dicono che il PIL dovrebbe aumentare dello 0,7% nella prima metà del 2026. Lagarde ha ribadito che l’obiettivo resta mantenere la stabilità dei prezzi e sostenere la ripresa, senza però sottovalutare i rischi legati al commercio internazionale.
“Terremo d’occhio da vicino come si evolve la situazione globale”, ha concluso la presidente della BCE. Nel frattempo, a Francoforte si segue con attenzione ogni mossa di Washington e Pechino, consapevoli che ogni nuova tensione sui dazi potrebbe avere effetti diretti sulle imprese europee.
In questo clima incerto, la solidità del settore dei servizi è per ora un punto fermo. Ma tra gli addetti ai lavori si respira la sensazione che il 2026 sarà un anno di passaggio delicato per l’economia europea.
