Los Angeles, 5 febbraio 2026 – SpaceX ha messo in pausa i voli del razzo Falcon 9 dopo un problema al secondo stadio durante il lancio di lunedì scorso dalla Vandenberg Space Force Base in California. L’incidente è avvenuto mentre il razzo stava portando in orbita 25 satelliti Starlink e ha subito attirato l’attenzione della Nasa, che segue da vicino le indagini in vista della missione Crew-12 prevista per l’11 febbraio. Una data importante: quattro astronauti dovranno riportare a sette il numero di persone sulla Stazione Spaziale Internazionale, dopo l’evacuazione medica del 15 gennaio.
Problema al secondo stadio durante la manovra di rientro
Poche ore dopo il lancio, SpaceX ha spiegato che il secondo stadio del Falcon 9 ha avuto “un’anomalia” mentre si preparava ad accendere il motore per il rientro nell’atmosfera. La società di Elon Musk non ha fornito molti dettagli sull’origine del guasto, ma ha precisato che fino a quel momento tutto era andato secondo i piani, con il corretto rilascio dei satelliti. Dopo l’evento, il razzo è stato “passivato con successo”, cioè messo in sicurezza.
La passivazione consiste nello svuotare i propellenti rimasti e scaricare le batterie per evitare qualsiasi rischio di esplosione o rottura durante la permanenza in orbita. È un passaggio tecnico, ma essenziale per la sicurezza.
Rientro nell’atmosfera più rapido del previsto
Secondo l’astrofisico Jonathan McDowell dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, la manovra ha abbassato il perigeo del secondo stadio a circa 110 chilometri dalla Terra. “Ci aspettiamo che rientri nell’atmosfera abbastanza in fretta”, ha detto McDowell, sottolineando che la traiettoria è ora sotto stretto controllo. Al momento, non ci sono rischi immediati per la popolazione.
La sicurezza resta però al centro dell’attenzione. La stessa Nasa ha confermato di seguire con “massima attenzione” le indagini, soprattutto a poche ore dal lancio della missione Crew-12. “Stiamo lavorando fianco a fianco con SpaceX per assicurarci che tutto sia sotto controllo prima del prossimo decollo”, ha detto un portavoce dell’agenzia.
Incidenti simili e ripercussioni sulle missioni
Non è la prima volta che il secondo stadio del Falcon 9 dà problemi. Nel luglio 2024, una perdita di ossigeno liquido aveva compromesso il lancio dei satelliti Starlink. Due mesi dopo, a settembre, durante la missione Crew-9, un’anomalia simile aveva causato un rientro fuori zona nel Pacifico meridionale.
Ancora nel febbraio 2025, un’altra difficoltà: il motore del secondo stadio non era riuscito ad accendersi per la deorbitazione a causa di una perdita di carburante. Quel rientro incontrollato aveva portato alcuni detriti a cadere sulla Polonia. “Incidenti che ci spingono a rafforzare i controlli e le procedure”, ha ammesso un tecnico che segue da vicino le operazioni.
Tutti gli occhi puntati sulla missione Crew-12
L’attesa per il lancio di Crew-12 è molto alta. Il decollo è fissato per l’11 febbraio dal Kennedy Space Center in Florida. Quattro astronauti dovranno riportare l’equipaggio completo sulla Stazione Spaziale Internazionale. Dopo l’evacuazione medica del 15 gennaio, avere tutti a bordo è diventato un obiettivo prioritario per la Nasa e i suoi partner.
Intanto, nel mondo dello spazio, crescono le domande sulla solidità del sistema Falcon 9. “Ogni problema viene analizzato fino in fondo”, ha raccontato un tecnico della base in California. “Ma la frequenza degli incidenti recenti ci costringe a riflettere su tempi e modalità dei prossimi lanci”.
Per ora, SpaceX non ha detto quando riprenderà i voli del Falcon 9. Tutto dipenderà dai risultati delle indagini e dalle indicazioni degli enti regolatori. Nel frattempo, la comunità scientifica resta in attesa: la sicurezza di astronauti e satelliti in orbita è la priorità assoluta.
