Enea: l’Europa perde di vista gli obiettivi di decarbonizzazione in un decennio

Enea: l'Europa perde di vista gli obiettivi di decarbonizzazione in un decennio

Enea: l'Europa perde di vista gli obiettivi di decarbonizzazione in un decennio

Giada Liguori

Febbraio 6, 2026

Roma, 6 febbraio 2026 – Il sistema energetico europeo sta mostrando sempre più difficoltà a restare sulla strada giusta per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2030. È quanto emerge dall’ultimo rapporto di Enea, l’European Public Investment Outlook (Epio), presentato questa mattina. Il documento mette in evidenza come, negli ultimi dieci anni, l’Unione Europea si sia allontanata dalle mete fissate, con conseguenze concrete per famiglie, aziende e la competitività delle industrie.

Competitività in calo: energia più cara per famiglie e imprese

Il quadro disegnato dagli esperti di Enea è chiaro e preoccupante. Per rispettare gli impegni sul clima, oggi l’Europa dovrebbe ridurre i consumi energetici di oltre il 3% ogni anno e abbattere le emissioni di CO2 del 7% ogni dodici mesi. Una sfida ben più dura rispetto a dieci anni fa, quando bastava contenere i consumi dell’1% e le emissioni del 2%. Nonostante le misure adottate finora, i costi dell’energia per famiglie e imprese europee restano alti, soprattutto se confrontati con il periodo precedente al 2022. “Il saldo commerciale nelle tecnologie a basso impatto ambientale è peggiorato in modo significativo dal 2015”, si legge nel rapporto.

Investimenti pubblici: l’Europa resta indietro rispetto a Cina e Stati Uniti

Secondo gli economisti Daniela Palma e Francesco Gracceva di Enea, negli ultimi anni la spesa pubblica europea sul settore energetico si è concentrata più sul contenimento dei costi e sull’aiuto a chi fatica a pagare, che su investimenti strutturali nelle tecnologie verdi. “Le risorse sono state usate più per tamponare l’immediato che per spingere l’innovazione necessaria a cambiare davvero i processi produttivi”, spiegano Palma e Gracceva. Diversa la strategia seguita da Cina e Stati Uniti, dove i governi hanno puntato con forza sulle filiere industriali legate alle energie rinnovabili e alle tecnologie pulite.

Governance europea e vincoli di bilancio: il nodo del Patto di stabilità

Nel rapporto, curato dai ricercatori Floriana Cerniglia e Francesco Saraceno, si sottolinea quanto sia diventato fondamentale l’intervento pubblico in questa fase di transizione energetica. Ma i margini di manovra degli Stati restano stretti a causa delle regole del Patto di stabilità, che limitano la spesa pubblica e rendono difficile trovare i fondi necessari per sostenere i settori chiave. “Serve un cambio nella governance europea che permetta agli Stati di usare i propri bilanci per spingere più forte sulla transizione”, dicono Cerniglia e Saraceno.

Rinnovabili: la crescita è troppo lenta per raggiungere gli obiettivi

Un altro punto importante riguarda la quota di energie rinnovabili nei consumi finali. Per stare in linea con la tabella di marcia verso il 2030, sarebbe necessario aumentarla di tre punti percentuali ogni anno. Dieci anni fa bastava la metà. Il ritmo attuale, però, non basta. Senza un’accelerazione forte negli investimenti nelle infrastrutture verdi e nelle tecnologie a basso impatto, l’Europa rischia di rimanere indietro, sia sul fronte ambientale che su quello industriale.

Le reazioni: “Serve una svolta politica”

Durante la presentazione a Roma, molti esperti hanno sottolineato l’urgenza di una “svolta politica” per evitare che l’Europa perda terreno nella corsa globale alla transizione energetica. “Non basta più correre dietro all’emergenza o ai prezzi – ha detto un funzionario del Ministero dell’Ambiente – bisogna puntare su investimenti strutturali in ricerca, innovazione e filiere produttive”. Parole che trovano eco anche tra gli industriali: “Senza una strategia chiara rischiamo di perdere competitività”, ha ammesso un rappresentante di Confindustria Energia.

Prospettive e incognite per il prossimo decennio

Guardando avanti, il rapporto Epio invita a riflettere sulle scelte politiche ed economiche che attendono l’Unione Europea. La sfida della decarbonizzazione è ancora aperta, ma senza un cambio di passo negli investimenti pubblici e nelle regole fiscali sarà dura invertire la rotta. Per ora, i dati dicono che la strada verso il 2030 si fa sempre più in salita.