Roma, 6 febbraio 2026 – Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha reso pubbliche oggi le graduatorie di merito del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021–2027, un passaggio fondamentale per la ricerca italiana. Sono oltre 600 milioni di euro i fondi destinati a decine di progetti, con l’obiettivo di rafforzare le infrastrutture di ricerca e sostenere la crescita di poli di innovazione e filiere strategiche in tutto il Paese.
La ricerca riparte dopo il PNRR
“Il dopo-PNRR non è un vuoto, ma una nuova stagione. Una stagione in cui il Governo c’è, investe e sceglie di credere nella ricerca come infrastruttura strategica del Paese”, ha detto il Ministro Anna Maria Bernini durante la presentazione delle graduatorie. Il messaggio è chiaro: dopo gli anni segnati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ora si punta a consolidare quanto fatto e a portare il sistema verso maggiore autonomia.
Nel comunicato del Ministero si legge che i nuovi fondi servono a “mettere in sicurezza un’intera infrastruttura di Paese, costruita negli anni del PNRR e chiamata oggi a vivere oltre il PNRR”. Un passaggio che, secondo il Governo, deve garantire continuità e stabilità a chi lavora nel settore.
Più di 600 milioni per poli, filiere e infrastrutture
Il dettaglio della distribuzione parla chiaro: 328 milioni di euro andranno a filiere strategiche e poli di innovazione, mentre altri 278 milioni saranno usati per rafforzare le infrastrutture di ricerca. A questi si aggiungono risorse extra previste dall’Accordo per la Coesione, che dovrebbero allargare il numero dei beneficiari.
Il Ministero spiega che la misura vuole “dare ossigeno, prospettiva e ambizione a chi fa ricerca e innovazione ogni giorno”. In pratica, il sostegno riguarda progetti che vanno dalla transizione digitale alle scienze della vita, dall’energia all’agroalimentare, con un occhio di riguardo alle regioni del Mezzogiorno.
Università, enti e imprese chiamati a collaborare
“Università, enti di ricerca, ecosistemi dell’innovazione e imprese devono lavorare insieme, in modo stabile e sistematico, non per sopravvivere, ma per progettare il futuro”, ha aggiunto Bernini. La ministra ha sottolineato che la ricerca deve diventare “motore di crescita, e non una parentesi temporanea”, puntando su una collaborazione più stretta tra pubblico e privato.
Le graduatorie pubblicate oggi – consultabili sul sito del Ministero – comprendono progetti presentati da atenei come la Sapienza di Roma, il Politecnico di Milano, l’Università Federico II di Napoli, insieme a centri come il CNR e l’INFN. Tra i progetti finanziati ci sono laboratori per l’intelligenza artificiale, piattaforme per la medicina personalizzata e infrastrutture per la ricerca sui materiali avanzati.
Un investimento che guarda lontano
Il quadro che emerge è quello di un sistema chiamato a fare un salto di qualità. “Solo allora – ha spiegato un funzionario del Ministero – potremo parlare davvero di competitività internazionale”. Ma non mancano dubbi tra gli addetti ai lavori sulla capacità di spendere così tante risorse in tempi brevi. Alcuni rettori hanno già chiesto “procedure snelle” e tempi certi per l’erogazione dei fondi.
Secondo i dati del Ministero, i progetti selezionati dovranno partire entro il prossimo autunno. La vera sfida sarà trasformare i finanziamenti in risultati concreti: brevetti, pubblicazioni scientifiche, collaborazioni con l’industria. In gioco c’è la possibilità – reale – di costruire una rete nazionale della ricerca capace di attrarre talenti e investimenti anche dall’estero.
Le prime reazioni dal mondo accademico e industriale
Nel pomeriggio sono arrivate le prime reazioni dal mondo accademico. “Un segnale importante”, ha commentato il rettore della Sapienza, Antonella Polimeni. “Ora serve continuità negli investimenti”. Più cauta la risposta delle associazioni industriali: “Bene i fondi – ha detto un portavoce di Confindustria – ma serve una strategia condivisa con le imprese”.
In serata, nei corridoi del Ministero in viale Trastevere, l’aria era di attesa. I tecnici stanno lavorando agli ultimi dettagli operativi. Per molti ricercatori italiani questa potrebbe essere l’occasione per restare o tornare in Italia. La partita è appena cominciata.
