Il ritmo della vita: un dono innato o una conquista?

Il ritmo della vita: un dono innato o una conquista?

Il ritmo della vita: un dono innato o una conquista?

Giada Liguori

Febbraio 6, 2026

Roma, 6 febbraio 2026 – I neonati nascono con il senso del ritmo, ma non con quello della melodia. A dirlo è uno studio dell’Istituto Italiano di Tecnologia, appena pubblicato su Plos Biology, che getta nuova luce sulle prime capacità musicali dell’essere umano. La ricerca, svolta tra Roma e Budapest, ha coinvolto 49 bambini di appena due giorni, osservati mentre ascoltavano brani di Bach durante il sonno.

Neonati e musica: il ritmo è innato, la melodia si impara piano piano

Gli esperti hanno scoperto che i neonati sanno già anticipare la durata delle note e delle pause, cioè riescono a prevedere i ritmi, ma ancora non riconoscono o aspettano le melodie. “Abbiamo registrato segnali di sorpresa nel cervello dei piccoli ogni volta che il ritmo cambiava in modo inatteso”, racconta Roberta Bianco, prima autrice dello studio e oggi professoressa associata all’Università di Pisa. Bianco ha lavorato con il team dell’IIT e quello del Research Center for Natural Sciences di Budapest, sottolineando che questa capacità è già presente nei primissimi giorni di vita.

Durante l’esperimento, i neonati hanno ascoltato dieci melodie originali per pianoforte e quattro brani modificati, con melodie e tonalità messe apposta a caso. I piccoli, ricoverati all’Ospedale Szent Imre di Budapest, sono stati monitorati con l’elettroencefalografia, una tecnica non invasiva che registra l’attività cerebrale. Lo scopo era capire come reagisse il loro cervello ai cambiamenti musicali.

Ritmo innato, melodia da scoprire

A guidare lo studio è stato Giacomo Novembre, responsabile dell’Unità Neuroscience of Perception and Action dell’IIT a Roma. Secondo lui, il ritmo musicale fa già parte del bagaglio biologico umano. “I neonati arrivano al mondo già sintonizzati sul ritmo”, spiegano gli autori. “Anche a due giorni, i nostri piccoli ascoltatori riescono a prevedere gli schemi ritmici”. La capacità di riconoscere invece la melodia – cioè indovinare come andrà avanti una sequenza musicale – sembra nascere solo con l’esperienza.

“La melodia non è ancora chiara nei neonati”, aggiunge Bianco. “Questo vuol dire che si impara piano, ascolto dopo ascolto, con l’ambiente che ci circonda”. Insomma, mentre il ritmo è una dote innata, la melodia si costruisce nel tempo, pezzo dopo pezzo.

Cosa ci dice questo sul sistema uditivo

Capire come si sviluppa il senso del ritmo può aprire nuove strade per conoscere meglio il sistema uditivo umano. Gli studiosi pensano che questi risultati spieghino perché alcuni bambini sono naturalmente portati per il ritmo fin da piccoli, mentre altri fanno più fatica a seguirlo. “In futuro, vogliamo capire se e come la musica ascoltata durante la gravidanza influisce su ritmo e melodia”, spiega Novembre.

Il progetto ha ricevuto fondi dall’European Research Council e dal programma Marie Skłodowska-Curie Actions, a conferma dell’interesse internazionale verso i meccanismi della percezione musicale.

Dal battito alla canzone: un viaggio che si costruisce passo dopo passo

La scoperta più interessante, dicono gli autori, riguarda proprio la differenza tra ritmo e melodia. Se il primo è un “linguaggio universale” già presente alla nascita, la seconda richiede tempo e allenamento. “Alcuni aspetti della percezione musicale sono innati”, ribadisce Bianco. “Ma la melodia si impara crescendo”.

Nei corridoi dell’ospedale Szent Imre, i neonati hanno mostrato risposte evidenti ai cambi di ritmo, con picchi nelle onde cerebrali registrate dagli strumenti. Nessuna reazione invece alle variazioni melodiche: un segnale chiaro che per imparare a riconoscere una canzone serve tempo, tanta pratica e magari qualche ninna nanna in più.

Un risultato che apre nuove domande sul ruolo della musica nello sviluppo umano fin dai primi giorni. E che ci invita a riflettere sull’importanza dell’ambiente sonoro nei primi mesi di vita.