Scoperta straordinaria: il cranio di un antico rettile marino dalle Prealpi bergamasche

Scoperta straordinaria: il cranio di un antico rettile marino dalle Prealpi bergamasche

Scoperta straordinaria: il cranio di un antico rettile marino dalle Prealpi bergamasche

Giada Liguori

Febbraio 6, 2026

Bergamo, 6 febbraio 2026 – Un cranio fossile di rettile marino corazzato vecchio di oltre 200 milioni di anni è venuto alla luce sulle Prealpi bergamasche. Si tratta di un esemplare giovane di Macroplacus raeticus, una specie rara di placodonti. Il reperto, trovato per caso vicino al villaggio di Orezzo, frazione di Gazzaniga, è ora esposto al Museo civico di scienze naturali “Enrico Caffi” di Bergamo. La scoperta, raccontata sulla Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia, porta le firme dei paleontologi Stefania Nosotti e Simone Maganuco, del Museo di Storia Naturale di Milano, insieme a Federico Confortini del museo bergamasco.

Un ritrovamento prezioso tra le pietre delle Prealpi

Il cranio fossile, conservato in modo sorprendente in tre dimensioni e ancora parzialmente incastonato nella roccia, proviene dalle rocce del “Calcare di Zu”, risalenti al Retico, l’ultima fase del Triassico superiore. A scovarlo è stato Pio Carlo Brizzi, un abitante del posto, durante una passeggiata tra i sassi del pendio. “L’ho visto spuntare tra le pietre e ho capito subito che era qualcosa di speciale”, ha raccontato Brizzi. Senza perdere tempo, ha portato il reperto agli esperti del museo cittadino.

Macroplacus raeticus, un nome quasi sconosciuto

La forma del cranio e i suoi caratteristici denti a piastra, fatti apposta per schiacciare conchiglie e crostacei, hanno subito indirizzato i ricercatori verso i placodonti. “A prima vista si capiva che era un placodonte – spiega Stefania Nosotti – ma solo con un esame dettagliato siamo riusciti a identificarlo come Macroplacus raeticus”. Fino a oggi, questa specie era conosciuta solo per un altro cranio, trovato nelle Alpi Bavaresi e descritto nel 1975. “Questo è il secondo mai scoperto al mondo e il primo in Italia”, sottolinea Nosotti.

Dentro il fossile, tra tecnologia e pazienza

Per confermare di che animale si trattava, il gruppo ha fatto un’analisi approfondita. Hanno usato anche la tomografia computerizzata per guardare dentro il cranio, dove non si vedeva nulla dall’esterno. “Con l’analisi filogenetica abbiamo capito meglio come si collega agli altri placodonti – racconta Simone Maganuco – e questo nuovo pezzo cambia parecchio le nostre conoscenze”. La differenza di dimensioni con il cranio bavarese, quasi il doppio, fa pensare che quello di Bergamo fosse un giovane, mentre l’altro un adulto.

Un piccolo gigante nei mari di 200 milioni di anni fa

Il Macroplacus raeticus assomigliava a una tartaruga, ma non aveva nulla a che fare con quei rettili. Viveva nei mari poco profondi che coprivano l’Europa in quel lontano periodo. I placodonti sono famosi per la loro corazza ossea e i denti larghi, perfetti per schiacciare i gusci duri dei molluschi. “Questo ritrovamento ci dà una mano a capire meglio dove vivevano e come si sono evoluti questi animali”, aggiunge Federico Confortini.

Un tesoro per la paleontologia italiana

Ora il fossile è in mostra al Museo “Enrico Caffi”, dove attira l’attenzione di visitatori e studiosi. “Non capita tutti i giorni di vedere un reperto così raro da vicino”, dice una guida durante una visita mattutina. Il museo bergamasco, già famoso per la sua collezione di fossili triassici, aggiunge un pezzo importante alla storia naturale della zona.

La scoperta che unisce appassionati e scienza

Gli studiosi sottolineano che senza la segnalazione di un escursionista appassionato, il cranio sarebbe forse rimasto nascosto o perso. “La collaborazione tra cittadini e ricercatori è stata decisiva”, ammette Nosotti. Intanto, a Orezzo cresce la curiosità e anche un po’ di orgoglio: “Non avremmo mai pensato che tra queste montagne potesse nascondersi un animale così antico”, confida un residente. E così, le Prealpi si arricchiscono di una pagina nuova e preziosa.