Napoli, 6 febbraio 2026 – Oggi Toni Servillo, uno degli attori e registi più noti del panorama italiano, ha incontrato gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. L’occasione era l’inaugurazione della mostra fotografica “Toni Servillo tra cinema e teatro, un racconto fotografico”, curata da Antonio Maraldi e promossa da Riccione Teatro per il 27° Riccione TTV Festival. Davanti a una platea attenta, Servillo ha parlato del valore del gruppo e dell’importanza di sostenere la cultura, soprattutto per chi sta muovendo i primi passi nel mondo dello spettacolo.
Il gruppo come scuola di vita
“Ho avuto tanti maestri, alcuni veri, altri immaginari, ma il vero maestro è stata la mia compagnia”, ha raccontato Servillo agli studenti della Scuola di Cinema dell’Accademia. Seduto accanto al presidente Rosita Marchese e al direttore Giuseppe Gaeta, ha spiegato quanto, da giovane, il confronto con gli altri fosse fondamentale: “Ci guardavamo, vedevamo chi era più bravo, chi meno, chi aveva talento. Ci misuravamo sempre insieme”. Un’esperienza che, secondo lui, insegna a “camminare insieme”, senza perdere la propria “autonomia e libertà”.
Il messaggio è arrivato forte e chiaro agli studenti in aula magna. “Credo molto in quello che nasce mettendosi insieme”, ha ribadito Servillo, sottolineando che il teatro è soprattutto un’esperienza collettiva. “Se hai voglia e urgenza di dire qualcosa, devi misurarti e confrontarti”.
Curiosità, fatica e primi passi
Durante l’incontro – moderato dal giornalista e docente Diego Del Pozzo – Servillo ha ripercorso i suoi inizi. “Da ragazzi ci siamo messi insieme: le nostre madri ci davano 5mila lire al mese, le mettevamo in comune. Abbiamo affittato una stanza e cominciato a fare spettacoli lì dentro”, ha raccontato. Non mancavano le notti passate sui treni per andare a Roma o Milano a vedere spettacoli internazionali. “Eravamo curiosi di tutto: arte, fotografia, danza, musica. Assorbivamo tutto come spugne”.
Il racconto ha strappato sorrisi e qualche sguardo di intesa tra i presenti. “Certo – ha aggiunto Servillo – ci sono le scuole, l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, il Centro Sperimentale. Ma ci sono anche tanti imbroglioni, tanti…”. Un avvertimento chiaro per chi oggi si affaccia al mondo dello spettacolo: la formazione è fondamentale, ma serve anche prudenza.
Cultura e istituzioni: un legame da rafforzare
Servillo non ha dimenticato di parlare del ruolo del sostegno pubblico alla cultura. “Uno Stato civile deve investire nella cultura”, ha detto. “Quando ero giovane ho formato una compagnia, ma senza l’aiuto delle istituzioni non sarei andato lontano”. Parole condivise anche da Daniele Gualdi, presidente di Riccione Teatro, e Gianni Fiorito dell’Associazione autori della fotografia di scena.
La mostra inaugurata oggi, allestita nei corridoi dell’Accademia, racconta proprio questo legame tra teatro e cinema, due mondi che per Servillo non sono mai stati in contrasto. “Non c’è una differenza di qualità”, ha spiegato. “È un gruppo di persone che non ha mai abbandonato né l’uno né l’altro. Hanno amato il teatro e poi, quasi senza accorgersene, si sono trovate a fare cinema, spinti dalla passione”.
Teatro e cinema: un unico racconto
“Anche il set è un palcoscenico”, ha osservato Servillo. “I primi spettatori sono quelli che ti stanno intorno. Ma a cinema si può ripetere, a teatro no”. Un paragone che si riflette nelle fotografie esposte: volti noti, scene rubate tra palco e set, momenti di concentrazione e leggerezza.
Servillo ha ricordato come in film come “La Grazia” e “Il Divo” fossero quasi tutti attori provenienti dal teatro, per sottolineare il legame stretto tra le due arti. Non è mancata una riflessione sul ruolo del fotografo di scena, spesso invisibile, ma fondamentale nel raccontare la vita dietro le quinte.
Napoli, radice di un percorso
A chiudere l’incontro, Servillo ha rivolto un pensiero a Napoli, la città che lo ha formato. “Ho un debito enorme con la sua storia culturale”, ha detto. “Qui ho avuto la possibilità di misurarmi con il teatro. È un territorio pieno di stimoli. Mi sento fortunato”.
Applausi in sala, qualche sguardo emozionato tra gli studenti. La lezione – fatta di passione e rigore – si è chiusa così: con la consapevolezza che teatro e cinema nascono sempre da una comunità che si riconosce e cresce insieme.
