Stellantis affonda in borsa: -25,17% e 5,9 miliardi di perdite

Stellantis affonda in borsa: -25,17% e 5,9 miliardi di perdite

Stellantis affonda in borsa: -25,17% e 5,9 miliardi di perdite

Matteo Rigamonti

Febbraio 6, 2026

Milano, 6 febbraio 2026 – Stellantis ha chiuso la seduta a Piazza Affari con un tonfo del 25,17%, scendendo a 6,11 euro per azione. Il motivo è chiaro: la società ha annunciato oneri straordinari per 22,2 miliardi di euro legati a un cambio di rotta nella strategia sull’auto elettrica. Un crollo che riporta il titolo ai livelli di maggio 2020 e che, secondo gli analisti, ha fatto sparire circa 5,9 miliardi di euro di capitalizzazione in poche ore.

Stellantis cambia marcia sull’auto elettrica

Questa mattina, dalla sede centrale di Stellantis è arrivata la notizia della revisione del piano sull’elettrico. L’amministratore delegato Carlos Tavares, in una conference call con gli investitori poco dopo le 9:30, ha spiegato che “il mercato europeo sta andando più piano del previsto verso la mobilità a zero emissioni”. Tavares ha sottolineato come la concorrenza cinese e le incertezze sulle normative abbiano reso necessario riflettere sulle strategie future. “Abbiamo dovuto prendere scelte difficili”, ha ammesso, “ma indispensabili per tenere in piedi il gruppo a medio termine”.

Mercati in fibrillazione, investitori spiazzati

La reazione in Borsa non si è fatta attendere. Fin dalle prime ore, il titolo Stellantis ha iniziato a perdere terreno, toccando il minimo intraday poco dopo le 11. In sala contrattazioni a Piazza Affari si è parlato di “vendite a raffica”, con volumi che sono triplicati rispetto alla media settimanale. “Non si vedeva un sell-off così forte da anni”, ha raccontato un trader milanese. Il crollo del titolo ha trascinato giù anche altri nomi del settore automotive.

Da dove arrivano i 22,2 miliardi di oneri straordinari

Il gruppo ha spiegato che gli oneri derivano soprattutto da svalutazioni di impianti e investimenti già fatti nel campo dell’elettrico. Gran parte riguarda stabilimenti in Francia e Germania, dove la domanda di auto a batteria è stata molto più bassa del previsto. “Abbiamo dovuto ridimensionare la capacità produttiva”, ha detto Tavares, aggiungendo che “alcuni progetti saranno rimandati o ridotti”. Stellantis ha anche annunciato una revisione delle collaborazioni con fornitori asiatici nel settore tecnologico.

Capitalizzazione al palo, un salto indietro di sei anni

Il crollo di oggi riporta la capitalizzazione di Stellantis ai livelli di quasi sei anni fa. Nel maggio 2020 il titolo viaggiava intorno ai 6 euro, in piena pandemia e prima della fusione tra FCA e PSA. Dopo mesi di crescita e risultati record nel 2024 e 2025, il brusco dietrofront ha sorpreso molti investitori istituzionali. “Il mercato sconta l’incertezza sull’elettrico in Europa”, ha commentato un analista di Mediobanca. “La concorrenza cinese e politiche ambientali meno stringenti stanno cambiando le regole”.

Settore auto europeo sotto pressione

La crisi di Stellantis arriva in un momento difficile per tutto il settore automobilistico europeo. Negli ultimi mesi, diversi costruttori hanno rivisto al ribasso le previsioni di vendita per le auto elettriche, citando la concorrenza dei marchi asiatici e la lentezza delle infrastrutture di ricarica. Secondo i dati ACEA, nel 2025 le immatricolazioni di veicoli elettrici sono cresciute solo del 7%, molto meno del 20% previsto un anno fa. “Serve una strategia industriale condivisa”, ha detto ieri il ministro delle Imprese Adolfo Urso.

Cosa farà Stellantis nelle prossime settimane

Al momento, il management non ha dato dettagli su possibili tagli al personale o sui piani per gli stabilimenti in Italia. Fonti sindacali parlano di incontri imminenti con i vertici a Torino e Pomigliano d’Arco. “Chiederemo chiarimenti su investimenti e occupazione”, ha detto Roberto Benaglia della Fim-Cisl. Tra chi lavora nel settore si respira la consapevolezza che il 2026 sarà un anno decisivo per il futuro dell’auto in Europa.