Sanremo, 6 febbraio 2026 – Il Festival di Sanremo torna a raccontare, come ogni anno, le tante facce dell’Italia: dai dolori che restano vivi alle storie d’amore, passando per momenti di leggerezza e realtà difficili da accettare. Tra le voci che saliranno sul palco dell’Ariston ce n’è una che arriva da lontano, dal Sud e dalle sue ferite: quella di Welo, rapper salentino nato nel 1999, che con il brano “Emigrato” darà voce – nel jingle ufficiale della kermesse – a chi è costretto a lasciare la propria terra per cercare un futuro altrove.
Welo, dal Salento al palco di Sanremo (a modo suo)
Manuel Mariano, in arte Welo, ha ventisei anni e una storia che parte da Lecce. Non è tra i Big né tra le Nuove Proposte di questa edizione, ma il suo nome gira con insistenza dietro le quinte del Festival. Dopo essere arrivato tra i finalisti di Sanremo Giovani – senza però salire sul palco principale – ha ricevuto una telefonata a sorpresa: Carlo Conti gli ha chiesto di firmare la sigla del Festival, prendendo il posto di Gabry Ponte e della sua “Tutta l’Italia” dello scorso anno.
“È successo tutto in modo molto inaspettato,” ha raccontato Welo ad alanews.it. “Da una sconfitta che poteva far male è nata un’opportunità. Ora ci giochiamo questa carta con tanta voglia e felicità.” Un riscatto che arriva dopo mesi di lavoro e attese, tra Lecce e Milano, tra sogni e partenze.
“Emigrato”, il grido di chi parte e di chi resta
Nel brano “Emigrato”, Welo parla di un tema che conosce da vicino: quello di chi nasce al Sud e deve partire. “È la storia di tanta gente,” spiega il rapper, “non solo la mia. Anche io vivo questa realtà: la musica mi porta spesso lontano da casa, Milano offre opportunità che Lecce non può garantire.” Eppure, sottolinea, “sono storie di tutti i giorni, spesso ignorate o date per scontate.”
Il video della canzone – girato con ragazzi delle case popolari – mostra persone vestite da clown in un’atmosfera quasi circense. Una scelta voluta: “Noi del Sud siamo fatti così,” riflette Welo, “cerchiamo sempre il lato positivo, anche con un po’ di ironia. Nel video volevo mostrare noi come animali da circo, osservati dagli altri.”
Sud, Stato assente e lavoro nero: la denuncia in musica
Una delle frasi più forti del brano dice: “Emigrato perché qui lo Stato è sempre assente, ingiustificato.” Un’accusa diretta, che Welo non ha paura di ribadire. “Ci sono tante cose che non vanno,” ammette. “Sono solo l’ennesimo a dirlo. La musica deve anche servire a protestare. Il rap nasce così.” E aggiunge: “C’è un grido, una protesta. È giusto che sia così.”
Il tema del lavoro nero e dell’assenza delle istituzioni al Sud torna spesso nelle sue parole. “Ognuno può avere la sua opinione,” sottolinea, “ma è difficile chiudere gli occhi di fronte a certe realtà.”
Eurovision e guerre: “Portare un messaggio non è mai sbagliato”
Sul dibattito legato all’Eurovision e alle polemiche sui conflitti internazionali – in particolare la guerra a Gaza – Welo preferisce mantenere una posizione prudente. “Penso che chiunque sia contro i massacri e le guerre,” dice. “Non saprei come reagirei se fossi in quella situazione. Spesso non serve dire ‘non ci vado’ a prescindere: quando ti arriva una proposta concreta, le cose cambiano. Portare un messaggio non è mai sbagliato.”
Famiglia, tatuaggi e sogni per il futuro
Sul volto di Welo c’è il nome della madre, Giulia, scomparsa quando lui era bambino. Un segno indelebile, come il legame con la famiglia e gli amici: “Sono il mio primo rifugio,” confida. “Anche se la mia storia familiare è complicata, so che loro ci sono sempre.”
Dopo la collaborazione con Guè, Welo guarda avanti: “Ci sono nomi che sono sogni – Fabri Fibra, Caparezza – artisti che mi hanno ispirato. Spero un giorno di lavorare con loro.” E sul futuro: “Da ‘Emigrato’ parte un percorso nuovo. Vorrei fare un concept album su questi temi. Non vedo l’ora.”
Così, tra partenze forzate e ritorni interiori, la voce di Welo si prepara a risuonare a Sanremo. Anche se solo nel jingle, sarà difficile non sentirla.
