Il Sole in piena attività: decine di brillamenti in pochi giorni

Il Sole in piena attività: decine di brillamenti in pochi giorni

Il Sole in piena attività: decine di brillamenti in pochi giorni

Matteo Rigamonti

Febbraio 7, 2026

Roma, 7 febbraio 2026 – Il Sole è in piena attività e negli ultimi giorni ha scatenato una serie di brillamenti solari di forte intensità, con alcuni eventi che hanno raggiunto la classe X, la più alta nella scala usata dagli esperti. L’ultimo episodio importante, un brillamento di classe X4.2 registrato il 4 febbraio, ha provocato un blackout temporaneo delle comunicazioni radio in alcune zone dell’Europa meridionale e dell’Africa occidentale. L’interruzione è durata pochi minuti e non ha causato danni gravi o disservizi prolungati, ma ha comunque attirato l’attenzione degli specialisti in meteorologia spaziale.

Brillamenti solari e blackout radio: cosa è successo davvero

Mauro Messerotti, docente di Meteorologia spaziale all’Università di Trieste, spiega che questi blackout non sono una novità: “I blackout radio sono eventi comuni quando si verificano brillamenti così potenti”, ha detto all’ANSA. “Non creano problemi seri perché siamo in grado di prevederli e gestirli”. L’interruzione è arrivata nella tarda mattinata del 4 febbraio, colpendo le trasmissioni a onde corte in alcune città costiere come Palermo e Valencia. In quel momento, la regione attiva 4366 del Sole era rivolta direttamente verso la Terra.

La regione attiva 4366: una “bestia” solare

Al centro di questa attività c’è la regione solare attiva 4366, un’area enorme, piena di macchie solari e con una complessità magnetica fuori dal comune. Messerotti fa notare che “le sue dimensioni sono impressionanti, circa 15 volte il diametro della Terra”. Una cosa che fa girare la testa anche ai più esperti. “È la zona più attiva dell’attuale ciclo solare”, aggiunge, sottolineando come la sua posizione sia ideale per interagire con il campo magnetico terrestre. Solo negli ultimi giorni, la 4366 ha prodotto sei brillamenti di classe X, una frequenza che non si vedeva da anni.

Tempeste geomagnetiche: quando il Sole dà fastidio alla Terra

Non tutti i brillamenti solari arrivano a influenzare la Terra. Finora, solo uno degli ultimi episodi ha scatenato una espulsione di massa coronale (CME), una nube di plasma capace di interferire con il campo magnetico terrestre. Il Centro di previsione meteorologica spaziale della NOAA americana conferma che questa CME ha raggiunto il nostro pianeta tra il 4 e il 5 febbraio, causando una tempesta geomagnetica debole (classe G1). Messerotti spiega: “Per avere una CME serve una configurazione magnetica particolare”. Al momento, la regione 4366 non sembra averla sviluppata, ma potrebbe farlo a breve. Gli effetti di queste tempeste vanno da semplici disturbi nelle comunicazioni fino a problemi più seri per satelliti e reti elettriche.

L’ombra dell’Evento di Carrington

La complessità della regione 4366 ha fatto tornare in mente agli esperti l’Evento di Carrington del 1859, la più forte tempesta geomagnetica mai registrata. Mirko Piersanti, professore all’Università dell’Aquila e specialista di meteorologia spaziale, spiega che la situazione è tenuta sotto stretto controllo: “La regione è quasi paragonabile a quella che scatenò l’Evento di Carrington”, dice. “Se dovesse scatenare un brillamento simile a quello X8.1 di pochi giorni fa – quello che ha prodotto la CME arrivata solo marginalmente sulla Terra – gli effetti potrebbero essere pericolosi per la nostra tecnologia, soprattutto ora che la regione si trova in una posizione più favorevole”.

Sotto osservazione continua

Gli scienziati seguono l’attività del Sole con grande attenzione. Le prossime ore saranno decisive per capire se la regione 4366 produrrà altre espulsioni di massa coronale dirette verso la Terra. Nel frattempo, le agenzie spaziali e i gestori delle infrastrutture tecnologiche restano in allerta. Un portavoce dell’ESA ha dichiarato ieri sera: “Siamo pronti a intervenire in caso di problemi”. Per ora, non si registrano danni concreti, ma la sorveglianza resta altissima.