Oslo, 7 febbraio 2026 – Il drone sottomarino Hydrone-R di Saipem ha segnato un record: 240 giorni di attività ininterrotta nei fondali dell’area corallina di Njord, in Norvegia. L’annuncio è arrivato stamattina dal gruppo italiano, che ha sottolineato come l’operazione sia stata portata avanti “senza cavi e senza alcun supporto dalla superficie”. Un risultato che, per Saipem, rappresenta un passo avanti nella conoscenza e nella tutela degli ecosistemi marini grazie alla robotica subacquea.
Il nuovo record della robotica nei mari del Nord
Il primato di Hydrone-R non si misura solo in giorni. Progettato per affrontare profondità e condizioni estreme, il drone ha lavorato senza pause per quasi otto mesi vicino alla piattaforma Njord, al largo delle coste norvegesi. “Abbiamo dimostrato che la robotica subacquea può garantire continuità operativa anche con condizioni meteo proibitive”, ha spiegato un portavoce di Saipem. Il dato che più conta è proprio la durata: 240 giorni senza mai tornare in superficie. Per gli ingegneri coinvolti, questo apre nuove strade per il settore offshore.
Equinor e Saipem: una partnership da record
L’attività di Hydrone-R rientra nel contratto decennale firmato nel 2019 tra Saipem e Equinor, gigante norvegese dell’energia. È il primo accordo mondiale per servizi con droni sottomarini nel settore offshore, soprattutto nelle acque profonde del Mare del Nord. Dal quartier generale di Stavanger, Equinor conferma che “la collaborazione con Saipem sta portando risultati concreti, sia in termini di efficienza che di sostenibilità”. In tutti questi anni, il drone ha accumulato oltre 500 giorni complessivi sott’acqua, quasi la metà in missioni continue.
Controllo a distanza e sfide estreme
Una delle novità più importanti è la gestione da remoto: Hydrone-R viene pilotato dagli operatori Saipem a distanza, che possono intervenire su pozzi e impianti senza mandare personale in mare aperto. “Abbiamo fatto centinaia di missioni senza bisogno di navi d’appoggio”, spiega il responsabile delle operazioni subacquee. Un esempio concreto arriva dal campo Njord, dove il drone ha lavorato su un pozzo anche con onde alte fino a 12,5 metri – condizioni che avrebbero fermato qualsiasi veicolo tradizionale Work Class Rov. Solo così si capisce quanto sia cambiato il gioco: meno rischi per gli operatori, interventi più veloci.
Robotica subacquea: più sicurezza e meno impatto ambientale
L’uso del drone porta anche vantaggi per l’ambiente e la sicurezza. Secondo Saipem, la tecnologia permette una “forte riduzione delle emissioni di CO2”, eliminando la necessità di navi d’appoggio e riducendo i trasporti via mare. “Abbiamo tagliato l’impatto ambientale e aumentato la sicurezza del personale”, sottolinea l’azienda in una nota diffusa oggi pomeriggio. Gli operatori lavorano da terra o da centri remoti, evitando viaggi rischiosi e lunghe permanenze offshore.
Cosa aspettarsi dal futuro della robotica offshore
Il successo di Hydrone-R apre nuovi scenari per tutto il mondo dell’energia offshore. Gli analisti norvegesi parlano di una “svolta silenziosa” nella gestione delle infrastrutture sottomarine. “Questa tecnologia potrebbe diventare la norma nei prossimi anni”, commenta un esperto del Norwegian Petroleum Directorate. Nel frattempo, Saipem guarda avanti: nuovi modelli di droni sono in sviluppo nei laboratori di San Donato Milanese, con l’obiettivo di portare queste tecnologie in altri mari e su impianti diversi.
In Norvegia, tra piattaforme illuminate anche d’inverno, la sfida della robotica sottomarina è appena iniziata. Ma dopo 240 giorni sotto la superficie, qualcosa è già cambiato.
