Don Giovanni Gatto: la storia di un prete che ha scelto la paternità e rompe il silenzio su una realtà nascosta

Don Giovanni Gatto: la storia di un prete che ha scelto la paternità e rompe il silenzio su una realtà nascosta

Don Giovanni Gatto: la storia di un prete che ha scelto la paternità e rompe il silenzio su una realtà nascosta

Matteo Rigamonti

Febbraio 8, 2026

Roma, 8 febbraio 2026 – Don Giovanni Gatto, ex parroco della frazione aquilana di Tempera, ha deciso di lasciare la tonaca per inseguire il sogno di diventare padre. Una scelta che, nelle ultime settimane, ha scosso profondamente la Chiesa italiana. Dopo aver scritto una lettera a papa Leone XIV e chiesto la dispensa dal sacerdozio, don Giovanni si è ritrovato al centro di un fitto intreccio di telefonate, messaggi e confidenze, soprattutto dal mondo clericale. “Non siamo un’eccezione”, ha raccontato lui stesso, dando voce a una realtà spesso nascosta.

Il peso del celibato e la solitudine dei sacerdoti

Da quando la sua decisione è diventata pubblica, don Giovanni ha ricevuto decine di telefonate da sacerdoti in attività e da altri che, come lui, hanno lasciato il ministero. “Mi hanno ringraziato perché ho detto ad alta voce quello che loro non osano nemmeno pensare”, ha confidato l’ex parroco, originario di Treviso. Molti colleghi, spiega, vivono una solitudine profonda, costretti a nascondere relazioni affettive o a reprimere il desiderio di una famiglia. “Non è un caso isolato. È una realtà enorme, nascosta, che la Chiesa conosce ma non vuole affrontare”, ha detto con fermezza.

Non è solo una questione personale. “C’è una grande ipocrisia, un paradosso”, ha aggiunto. Tanti sacerdoti celebrano messe, ascoltano le famiglie, ma poi tornano a casa e si ritrovano soli. Alcuni hanno legami profondi, ma devono tenerli nascosti come se fossero un peccato. “È come se fossero colpe”, ha spiegato.

Fede e affetti: un equilibrio sempre più fragile

Molti sacerdoti che si sono aperti con don Giovanni non vogliono lasciare il ministero. “Mi dicono: amo essere prete, amo la mia fede. Però non riesco più a vivere senza affetto, senza qualcuno che mi aspetti a casa”, racconta l’ex parroco. Il problema, secondo lui, non è la fede ma il modello del celibato ecclesiastico. “Oggi non riesce più a reggere la vita reale di tanti preti”.

Il tema del celibato obbligatorio torna così al centro del dibattito. Don Giovanni lo definisce un nodo che rischia di allontanare i sacerdoti dalla loro comunità e dalla loro stessa umanità. “Il cuore del ministero era l’ascolto, il legame umano. Oggi questa parte manca”, osserva.

Vocazioni in calo e isolamento crescente

Per don Giovanni Gatto, la crisi delle vocazioni è legata anche al cambiamento delle parrocchie e al ruolo sempre più burocratico dei sacerdoti. “Non c’è più rapporto diretto con la gente. I preti devono seguire più paesi, fare solo messe e pratiche d’ufficio”, spiega. Il risultato? Una distanza sempre più grande tra i preti e le comunità che dovrebbero guidare.

La solitudine, aggiunge, è diventata una compagna silenziosa per molti uomini di Chiesa. “Anche oggi, i preti vivono una solitudine profonda”, ribadisce. Ma pochi hanno il coraggio di parlarne apertamente.

Una porta aperta per chi soffre in silenzio

Don Giovanni spera che la sua scelta possa essere un esempio per altri sacerdoti in situazioni simili. “Vorrei che il mio gesto aprisse una porta. Non solo per chi ha lasciato, ma anche per quei preti che soffrono in silenzio”, dice. Secondo lui, sono migliaia in tutta Italia: uomini che continuano il loro ministero, ma portano dentro un grande disagio.

“Molti non parleranno mai. Ma ci sono, e stanno male”, conclude don Giovanni Gatto. La sua storia – fatta di telefonate notturne, messaggi brevi e confessioni sussurrate – racconta una realtà sommersa che ora chiede di essere ascoltata. E forse anche di trovare risposte nuove, dentro la stessa Chiesa.