Roma, 8 febbraio 2026 – Esattamente cento anni fa, su un palco di Washington, due scienziati si sfidarono davanti a un pubblico ignaro di assistere a una pagina destinata a cambiare per sempre la storia dell’astronomia. Quel confronto, noto come il Grande Dibattito del 1920 tra Harlow Shapley e Heber Curtis, è il cuore del nuovo libro dell’astrofisico Gianluca Masi: “Quando l’universo diventò infinito. Shapley, Curtis e la nascita del cosmo moderno” (Castelvecchi, 2026, 216 pagine), in uscita oggi in libreria e online. Un racconto che attraversa idee, intuizioni e scontri, segnando un prima e un dopo nel modo di guardare il cielo.
Il dibattito che ha rivoluzionato l’astronomia
La sera del 26 aprile 1920, negli Stati Uniti, Shapley e Curtis salirono sul palco di fronte a una platea di scienziati e appassionati. La domanda al centro del dibattito sembrava semplice: quanto è grande davvero l’universo?. Shapley, grazie allo studio delle stelle variabili, sosteneva che la Via Lattea fosse praticamente tutto ciò che esisteva. Curtis, invece, era convinto che quelle “nebulose a spirale” fossero in realtà galassie lontane milioni di anni luce.
“È stata una storia straordinaria, piena di colpi di scena”, racconta Masi nelle prime pagine del libro. L’astrofisico romano – fondatore del Virtual Telescope Project e curatore scientifico del Planetario di Roma – ricostruisce con cura quella sfida, mostrando come da quel confronto siano nate nuove domande e idee. Pochi anni più tardi, Edwin Hubble avrebbe dimostrato che Curtis aveva ragione: l’universo era molto più grande di quanto si immaginasse.
L’eredità che dura ancora oggi
Il volume di Masi non si limita a una cronaca dei fatti. L’autore mescola la ricostruzione storica con riflessioni personali e approfondimenti sui protagonisti. “Seguire il percorso che ha portato a queste scoperte significa attraversare secoli di idee, intuizioni e svolte inaspettate”, spiega Masi. Nel libro emergono anche le passioni e i dubbi degli scienziati: la tenacia di Shapley, la determinazione di Curtis, il ruolo decisivo di Hubble e l’influsso delle teorie di Einstein sulla relatività.
Secondo Masi, da quel confronto è nata la cosmologia moderna. “Quelle sfide hanno aperto la strada a nuove idee, che ancora oggi guidano la nostra comprensione dell’universo”, scrive. La scoperta delle altre galassie ha cambiato per sempre il nostro rapporto con lo spazio profondo. Un’eredità che continua a influenzare la ricerca e a stimolare la curiosità degli astronomi.
Tra scienza e passione: il racconto di un astrofilo
Nel libro, Masi inserisce anche pagine in cui parla del suo legame personale con il cielo. Non solo dati e teorie, ma anche storie vissute in prima persona: notti passate al telescopio, scoperte inaspettate, conversazioni con colleghi da tutto il mondo. “Uno sguardo nuovo sul cielo”, lo definisce lui stesso, capace di riportare la meraviglia con cui ancora oggi cerchiamo di capire i suoi misteri.
Masi ha firmato oltre mille studi scientifici e partecipato alla scoperta di decine di asteroidi, numerose stelle variabili, tre pianeti extrasolari e diverse supernovae. La sua esperienza si sente anche nei dettagli tecnici del libro: dalle prime osservazioni delle nebulose a spirale alle implicazioni della relatività generale, ogni passaggio è chiaro ma mai superficiale.
Un invito a guardare il cielo con occhi nuovi
“Quando l’universo diventò infinito” non è solo per gli appassionati di astronomia. È per chiunque si interroghi sulle grandi domande del cosmo. Il libro è un invito a riscoprire la forza delle idee e l’importanza del dubbio scientifico. Come ricorda Masi nelle ultime pagine, “la meraviglia è ancora qui: basta alzare gli occhi al cielo”.
Il volume è disponibile da oggi in tutte le librerie italiane e sulle principali piattaforme online. Un’occasione per tornare su uno dei momenti più importanti della scienza moderna – e forse per ritrovare un po’ di quello stupore che spinse Shapley, Curtis e Hubble a interrogarsi sull’infinito.
