Alberto Ravagnani: la trasformazione da prete a influencer e il motivo della sua scelta

Alberto Ravagnani: la trasformazione da prete a influencer e il motivo della sua scelta

Alberto Ravagnani: la trasformazione da prete a influencer e il motivo della sua scelta

Matteo Rigamonti

Febbraio 9, 2026

Milano, 9 febbraio 2026 – Alberto Ravagnani, conosciuto come il “prete influencer”, ha ufficializzato la sua uscita dal sacerdozio il 30 gennaio scorso, spiegando i motivi in un video pubblicato su YouTube. Una scelta maturata dopo anni di riflessioni, che segna una vera svolta per uno dei volti più noti della comunicazione religiosa italiana. Oggi si definisce semplicemente influencer.

Dalla conversione giovanile all’ordinazione: un cammino segnato dalla fede

Nato nel 1993 a Milano, Ravagnani racconta di aver scelto il seminario a soli 17 anni. “Mi ero convertito, c’era una ragazza che mi piaceva, i miei genitori erano contrari, temevo di perdere gli amici. Eppure Dio aveva cambiato la mia vita”, spiega nel suo video-confessione. Dopo mesi di dubbi e tensioni in famiglia, entra in seminario. Sei anni intensi, dedicati a studio e preghiera, con la certezza della vocazione. “Volevo essere santo, come San Francesco d’Assisi o Don Bosco”, ricorda.

Il giorno dell’ordinazione, nel 2019, resta per lui “il più bello della vita”. La prima destinazione è la parrocchia di San Michele a Busto Arsizio. Ma nel 2020 la pandemia cambia tutto: le chiese si svuotano, le relazioni si spostano sul web.

Il boom sui social e la nascita di una community vera

Durante il lockdown, Ravagnani inizia a pubblicare video su fede e temi di attualità. In poche settimane, i suoi contenuti diventano virali tra i giovani. “Ricevevo messaggi da ragazzi di tutta Italia”, racconta. Nasce così Fraternità, una community digitale che coinvolge centinaia di adolescenti e giovani adulti. “Non ero più solo il prete di Busto Arsizio. Avevo creato qualcosa che davvero parlava alla Generazione Z”, sottolinea.

Il progetto lo porta a girare l’Italia, incontrando studenti e gruppi parrocchiali. “Ho visto una Chiesa pronta ad ascoltare i giovani”, confida. Nel 2022 viene trasferito nella parrocchia di San Gottardo al Corso, nel cuore di Milano.

Celibato e pressioni: la crisi prende forma

Proprio a Milano arrivano i primi dubbi profondi. “Essere prete significa anche rispettare il celibato. Io non ci riuscivo”, ammette Ravagnani. All’inizio prova a convincersi che sia solo una questione di forza di volontà. Poi smette di fingere: “Non potevo più giustificare la distanza tra quello che sentivo e quello che dovevo essere”.

Non è solo il celibato a pesare. Parla anche delle aspettative “disumane” che pesano sui preti: “Ci vedono come angeli scesi dal cielo, programmati per essere buoni”. Una pressione che diventa insopportabile. A questo si aggiunge il disagio nel portare la veste talare: “Mi sentivo a disagio a indossare un colletto che mi separava dalle persone”.

La crisi con la Chiesa e il confronto con i giovani

Ravagnani racconta un crescente distacco dai riti e dalla dottrina della Chiesa. “Celebravo la messa ma non mi parlava più. Pronunciavo parole che non capivo o con cui non ero d’accordo”, spiega. Anche il rapporto con altri sacerdoti si fa difficile: “Faticavo a sentirmi sulla stessa lunghezza d’onda”.

Il confronto con i giovani della sua community gli apre nuovi orizzonti, ma anche domande scomode. “Le loro domande mi hanno fatto riflettere. Alcune certezze sono cadute”, ammette. Solo allora prende corpo la decisione di lasciare il ministero.

Oggi una nuova vita da influencer

Oggi Ravagnani continua a comunicare sui social, ma senza l’abito talare. Il suo racconto ha raccolto migliaia di visualizzazioni e commenti, tra chi lo sostiene e chi lo critica. “Non volevo più fingere”, ribadisce nel video. La sua storia riapre il dibattito sul ruolo dei preti oggi e sulle sfide della Chiesa nel parlare con i giovani.

Fonti vicine alla diocesi di Milano riferiscono che la sua scelta è stata accolta con rispetto, ma anche con un po’ di amarezza. Intanto, Ravagnani guarda avanti: “Voglio continuare a parlare ai ragazzi, ma da uomo libero”.