Riccione, 9 febbraio 2026 – Due ragazzi milanesi, appena ventenni, sono stati condannati per aver finto un malore e usato un’ambulanza come taxi per arrivare nel centro di Riccione dopo una notte in discoteca. I fatti risalgono all’alba del 9 luglio 2023, quando i due, in vacanza nell’entroterra riminese, hanno inscenato l’emergenza e poi pubblicato tutto su TikTok.
L’ambulanza che non serviva a un’emergenza
La notte tra l’8 e il 9 luglio 2023, i due amici si trovavano nelle campagne di Coriano, a pochi chilometri da Riccione. Dopo una serata in discoteca, invece di tornare in modo normale, hanno chiamato il 118, fingendo un malore. L’ambulanza è arrivata in pochi minuti, intorno alle 5 del mattino. Gli operatori, all’oscuro di tutto, li hanno soccorsi e fatti salire.
Arrivati all’ospedale di Riccione, nel cuore della città, i due sono scappati in fretta. Nessun sintomo reale, nessuna cura necessaria: solo la voglia di evitare taxi o autobus. Tutto è stato ripreso con lo smartphone e montato in un video che ha fatto migliaia di visualizzazioni su TikTok in poche ore.
Il video che ha scatenato la polemica
Nel filmato si sente la telefonata al 118, si vedono le risate e la recita del malore fasullo. Tra gli utenti di TikTok le reazioni sono state divise. C’è chi ha preso la cosa con ironia, chi invece ha criticato duramente. “Non ci abbiamo pensato troppo, volevamo solo far ridere”, ha detto uno dei ragazzi ad alcuni amici nei giorni dopo.
Il video non è passato inosservato alle forze dell’ordine. Gli operatori sanitari, capito l’inganno solo in ospedale, hanno segnalato tutto ai carabinieri. Da lì è partita l’indagine che ha portato all’identificazione dei due giovani milanesi, residenti nell’hinterland di Milano.
Le accuse: falso allarme e blocco del servizio pubblico
Il processo si è concentrato su due accuse: procurato allarme e interruzione di pubblico servizio. Secondo la Procura di Rimini, i ragazzi hanno sottratto un mezzo di soccorso a chi ne aveva davvero bisogno. “Un comportamento che mette a rischio la sicurezza di tutti”, ha detto una fonte vicina all’inchiesta.
Nel novembre 2024 uno dei due ha scelto il patteggiamento, con una pena di quattro mesi e dieci giorni, difeso dall’avvocata Gabriella Giuliani. L’altro, assistito dall’avvocata Stefania Lisi e irreperibile al momento della sentenza, è stato condannato giovedì 5 febbraio a cinque mesi di carcere e a pagare 1.500 euro di multa.
Indignazione tra soccorritori e cittadini
La vicenda ha creato sdegno tra gli operatori del 118. “Non è uno scherzo innocuo – ha detto un infermiere dell’ospedale di Riccione – ogni chiamata falsa può far perdere tempo prezioso a chi rischia davvero la vita”. Anche i cittadini non hanno risparmiato critiche: “Queste bravate non fanno ridere nessuno”, ha commentato una residente.
Sui social la discussione continua. C’è chi chiede pene più dure per chi abusa dei servizi pubblici, chi invece teme l’aumento di “challenge” pericolose che mettono a rischio la sicurezza degli altri.
Un caso che fa pensare all’uso dei social
L’episodio di Riccione riporta al centro il tema dell’impatto dei social e della responsabilità personale. La corsa ai like e alle visualizzazioni – anche con gesti rischiosi o illegali – sembra non avere freni tra i più giovani. “Serve più educazione digitale”, ha detto un insegnante di un liceo della zona.
La sentenza manda un messaggio chiaro: fingere emergenze per ottenere visibilità non è una semplice bravata. È un reato che può costare caro, sia in carcere che in denaro, come dimostra la condanna dei due ragazzi milanesi.
