Satelliti sentinelle: la nuova frontiera per monitorare le eruzioni solari

Satelliti sentinelle: la nuova frontiera per monitorare le eruzioni solari

Satelliti sentinelle: la nuova frontiera per monitorare le eruzioni solari

Giada Liguori

Febbraio 9, 2026

Tokyo, 9 febbraio 2026 – Usare i satelliti già in orbita nel Sistema Solare come una vera e propria rete di sentinelle per tenere d’occhio l’attività del Sole e migliorare le previsioni del meteo spaziale. È questa l’idea che emerge dalla ricerca pubblicata su The Astrophysical Journal dal gruppo dell’Università di Tokyo, guidato da Gaku Kinoshita. Lo studio ha coinvolto tre satelliti scientifici che non erano stati progettati apposta per il meteo spaziale, ma che si sono rivelati preziosi per capire meglio le tempeste geomagnetiche. Queste tempeste, ricordano i ricercatori, possono avere effetti diretti sulle tecnologie a Terra e sulle attività nello spazio.

Satelliti in posizione strategica per osservare il Sole

Il team giapponese ha messo insieme i dati di tre missioni: il Solar Orbiter dell’Agenzia Spaziale Europea, la sonda BepiColombo (frutto della collaborazione tra ESA e JAXA, l’agenzia spaziale giapponese) e la sonda Near Earth della NASA. Questi satelliti si trovavano in punti diversi del Sistema Solare e hanno osservato la stessa eruzione solare da angolazioni diverse. “Erano nella posizione giusta per vedere la stessa eruzione solare da vari punti dello spazio”, ha spiegato Kinoshita. Solo così, ha aggiunto, è stato possibile mettere in relazione diretta le variazioni nei segnali delle particelle con la struttura fisica dell’eruzione.

Raggi cosmici: uno strumento inatteso

La chiave dello studio è stata usare i raggi cosmici – particelle che arrivano da altre stelle e attraversano lo spazio – come una specie di metro di misura. Quando il Sole spara getti di particelle cariche durante le sue eruzioni, questi getti possono disturbare il cammino dei raggi cosmici. Analizzando le anomalie nei dati raccolti dai satelliti, i ricercatori hanno ricostruito la dinamica del vento solare e raccolto informazioni sulle caratteristiche delle tempeste geomagnetiche.

Lo studio sottolinea come la combinazione di misure sui raggi cosmici, sul campo magnetico e sul vento solare abbia permesso di individuare con più precisione i cambiamenti legati alle eruzioni solari. “Siamo riusciti a collegare direttamente le variazioni del segnale delle particelle alla struttura fisica dell’eruzione”, ha ribadito Kinoshita.

Le tempeste solari e i rischi per la Terra

Le eruzioni solari restano ancora in parte un mistero. Nonostante decenni di studio, molti aspetti su come si evolvono i getti di particelle nel Sistema Solare non sono del tutto chiari. Tuttavia, le conseguenze possono essere serie: dalle tempeste geomagnetiche che disturbano satelliti e comunicazioni, ai pericoli per gli astronauti, fino ai possibili blackout nelle reti elettriche sulla Terra.

Il nuovo approccio dei ricercatori giapponesi potrebbe rappresentare un passo avanti concreto per prevedere questi eventi. Se applicato ad altre missioni, il sistema potrebbe trasformare tanti satelliti già attivi in una rete capillare di monitoraggio, capace di fornire dati in tempo reale sulle condizioni del meteo spaziale.

Una rete globale per la sicurezza spaziale e terrestre

L’esperimento del gruppo di Kinoshita è solo l’inizio. Gli scienziati sono convinti che il metodo potrà essere usato su molte altre missioni, anche su quelle che non sono nate per monitorare il Sole. Così, ogni satellite scientifico potrebbe diventare una sorta di “sentinella” utile a migliorare la comprensione e la previsione delle tempeste solari.

Per gli autori dello studio, la collaborazione tra le agenzie spaziali di tutto il mondo sarà fondamentale per allargare questa rete di osservazione e aumentare la sicurezza, sia nello spazio sia sulla Terra. “Il nostro obiettivo – ha concluso Kinoshita – è rendere più affidabili le previsioni del meteo spaziale, per proteggere meglio chi lavora nello spazio e chi dipende dalle tecnologie qui a Terra”.

Questa ricerca apre dunque la strada a nuove strategie per gestire i rischi legati all’attività solare, sottolineando quanto sia importante una sorveglianza costante e condivisa a livello globale.