Scoperta straordinaria: una capsula del tempo genetica in Grecia, perfettamente conservata da 1.400 anni

Scoperta straordinaria: una capsula del tempo genetica in Grecia, perfettamente conservata da 1.400 anni

Scoperta straordinaria: una capsula del tempo genetica in Grecia, perfettamente conservata da 1.400 anni

Giada Liguori

Febbraio 9, 2026

Atene, 9 febbraio 2026 – Nel cuore aspro e roccioso del Peloponneso meridionale, nella regione del Mani, una piccola comunità greca conserva un patrimonio genetico che da decenni cattura l’attenzione di storici e scienziati. Qui, secondo uno studio pubblicato su Communications Biology e guidato dall’Università Europea di Cipro, i discendenti dei manioti sono come una vera e propria capsula del tempo genetica: il loro Dna racconta una storia di isolamento e continuità che dura da oltre 1.400 anni.

Un isolamento che dura da secoli

Il team di ricerca, guidato da Alexandros Heraclides, ha esaminato il cromosoma Y di centinaia di uomini del Mani, confrontando i dati con più di un milione di profili genetici moderni e migliaia di campioni di Dna antico. Il risultato? Oltre la metà degli uomini attuali discende da un unico antenato maschio vissuto nel VII secolo d.C.. Un segnale chiaro, dicono gli studiosi, di un periodo molto difficile per la popolazione locale: “All’epoca, il Mani fu colpito da pestilenze, guerre e instabilità – spiega Heraclides – e solo poche famiglie riuscirono a sopravvivere”.

La posizione impervia della regione, difficile da raggiungere, ha favorito un isolamento forzato. Le grandi ondate migratorie che attraversarono la Grecia tra il VII e l’XI secolo, soprattutto l’arrivo degli slavi, hanno lasciato pochissime tracce nel patrimonio genetico dei manioti. “È un caso raro nel Mediterraneo – sottolinea il genetista – dove invece le popolazioni si sono spesso mescolate”.

Le donne maniote: storie nascoste nel Dna

Se la linea paterna parla di continuità e chiusura, il Dna mitocondriale – che si trasmette solo per via materna – rivela invece qualche contatto sporadico con altre popolazioni. Gli studiosi hanno trovato tracce genetiche di donne provenienti dal Mediterraneo orientale, dal Caucaso, dall’Europa occidentale e persino dal Nord Africa. “Questi dati sono coerenti con una società patriarcale – commenta Heraclides – dove gli uomini restavano saldamente radicati al territorio, mentre venivano accolte donne da fuori”.

Questo dettaglio fa luce su aspetti sociali finora poco noti. Le storie locali, spesso concentrate sulle gesta maschili e le faide fra clan, avevano finora lasciato nell’ombra il ruolo delle donne straniere. “Il nostro studio – aggiunge il ricercatore – è il primo a riportare alla luce le storie mai raccontate delle donne maniote, le cui origini sono state in gran parte dimenticate”.

Un laboratorio vivente per la genetica europea

Il Mani, con i suoi villaggi arroccati come Areopoli o Vathia, è oggi una delle zone meno popolate della Grecia continentale. Secondo l’ultimo censimento, poco più di 10mila persone vivono stabilmente in quest’area. Eppure, proprio questa marginalità ha permesso alla comunità di conservare tratti genetici unici. Gli scienziati parlano di un vero e proprio “laboratorio vivente” per studiare le popolazioni europee.

Il confronto con altri gruppi greci è netto: mentre nelle isole o nelle grandi città si trovano influenze slave, balcaniche e anatoliche, qui la componente autoctona resta predominante. “Abbiamo trovato pochissime tracce di incroci con i nuovi arrivati dopo il VII secolo”, ha precisato Heraclides durante una conferenza stampa ad Atene.

Tradizione e identità tra passato e presente

La ricerca non si ferma ai dati scientifici. Nel Mani, la consapevolezza delle proprie radici è ancora viva: nei racconti degli anziani, nelle feste patronali, nei cognomi che si tramandano di generazione in generazione. “Siamo figli delle montagne e del mare”, confida Giorgos Kallergis, pescatore di Gerolimenas, “e qui le storie degli antenati sono ancora vive”.

Gli studiosi sottolineano come la memoria collettiva si intrecci con i dati genetici, offrendo una chiave preziosa per capire l’identità della regione. “Il Mani è un caso unico in Europa”, conclude Heraclides, “dove scienza e tradizione si incontrano per raccontare una storia lunga più di mille anni”.