Oslo, 9 febbraio 2026 – Circa 56 milioni di anni fa, durante il cosiddetto Massimo Termico del Paleocene-Eocene (PETM), un antico riscaldamento globale scatenò una serie di incendi boschivi e una forte erosione del suolo. A raccontarlo con nuovi dettagli sono le analisi dei sedimenti marini raccolti nel 2021 nel Mare di Norvegia, coordinate dall’Università di Utrecht e pubblicate sulla rivista americana PNAS. A guidare lo studio è stata Mei Nelissen, dell’Istituto reale olandese per la ricerca marina (NIOZ), che ha ricostruito una sequenza di eventi capace di far luce sulle conseguenze di quei cambiamenti climatici estremi.
Sedimenti marini: il racconto nascosto del clima di milioni di anni fa
Le carote di sedimento raccolte a più di duemila metri di profondità, al largo delle coste norvegesi, hanno dato agli scienziati una vera e propria “cronaca” geologica. Nei campioni, spessi pochi centimetri ma pieni di informazioni, sono emersi segnali chiari. “Nei carotaggi presi in fondo al mare – spiega Nelissen – vediamo che improvvisamente sparisce il carbonato di calcio. Questo succede perché l’acqua si è acidificata rapidamente, assorbendo un’enorme quantità di CO2”. Un fenomeno che ha bloccato la formazione di scheletri e gusci per molti organismi marini.
Incendi e piogge torrenziali hanno cambiato il paesaggio
I dati mostrano anche come le conifere siano scomparse in fretta, lasciando spazio a piante più basse come le felci. Allo stesso tempo, si è registrato un aumento del carbone vegetale e di minerali argillosi. Tutto questo fa pensare a grandi incendi seguiti da piogge molto intense, che hanno accelerato l’erosione del terreno. “Il carbonio rilasciato nell’aria da incendi ed erosione può a sua volta peggiorare il riscaldamento globale”, sottolinea Nelissen.
Il PETM: un campione preistorico per capire il clima di oggi
Il periodo del PETM è spesso citato come uno degli esempi più chiari per capire cosa succede quando la CO2 in atmosfera aumenta rapidamente. Secondo lo studio pubblicato su PNAS, allora le temperature globali salirono di almeno 5-8 gradi Celsius in poche migliaia di anni. Un segnale che, anche se lontano nel tempo, ci parla forte oggi: “Ora sappiamo che gli ecosistemi possono reagire in modo rapido e drastico ai cambiamenti climatici”, aggiunge la ricercatrice olandese.
Cosa ci dice il passato sul clima che cambia
Gli studiosi evidenziano come quello che si vede nei sedimenti norvegesi possa aiutarci a prevedere cosa accadrà con il clima che cambia oggi. L’aumento degli incendi boschivi, la perdita di piante e l’erosione dei suoli sono già realtà in molte parti del mondo. Secondo il team dell’Università di Utrecht, il carbonio liberato da questi processi potrebbe creare un circolo vizioso, spingendo ancora di più il riscaldamento globale.
Un archivio naturale da esplorare
La ricerca sul Mare di Norvegia è uno dei tentativi più avanzati di ricostruire con precisione gli effetti di un cambiamento climatico rapido e intenso. Gli scienziati hanno lavorato per mesi sui campioni raccolti nel 2021, studiando strato dopo strato le tracce lasciate da piante, minerali e resti organici. “Solo allora – confida uno dei ricercatori – abbiamo capito quanto fossero stati grandi gli incendi e l’erosione: era tutto scritto lì, nero su bianco”.
Il lavoro pubblicato su PNAS ci offre così uno sguardo privilegiato su un passato lontano che, in molti modi, sembra parlare direttamente al presente. Ma, come avvertono gli autori dello studio, la storia scritta nei sedimenti è anche un avvertimento: i sistemi naturali possono cambiare in fretta e in modo imprevedibile quando sono messi sotto pressione estrema.
