Milano, 9 febbraio 2026 – La Commissione europea ha dato oggi il via libera a un prestito di salvataggio fino a 390 milioni di euro destinato ad Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, per mantenere attivi lo stabilimento di Taranto e gli altri siti del gruppo. La decisione, annunciata con una nota ufficiale, arriva mentre è ancora aperta la gara per scegliere il nuovo gestore dell’azienda.
Prestito ponte di sei mesi: soldi per pagare fornitori e stipendi
Il finanziamento, che durerà al massimo sei mesi, servirà a coprire i costi operativi di Acciaierie d’Italia. La liquidità sarà utilizzata soprattutto per pagare fornitori e gli stipendi dei circa 10mila lavoratori coinvolti. Una boccata d’ossigeno per tutta la filiera, in un momento di forti tensioni sociali e industriali. “L’intervento è proporzionato e limitato al fabbisogno di liquidità dell’azienda”, si legge nel comunicato della Commissione. Il prestito sarà concesso a condizioni di mercato simili a quelle offerte alle altre imprese concorrenti.
Taranto al centro: il rischio di un impatto sociale pesante
La scelta della Commissione tiene conto delle possibili ripercussioni sociali di una chiusura improvvisa, soprattutto in Puglia. Qui il tasso di disoccupazione è ancora più alto della media europea e lo stabilimento di Taranto resta un punto di riferimento per l’economia locale. Bruxelles avverte che fermare la produzione danneggerebbe l’intera catena industriale legata all’acciaio: dall’automotive alle costruzioni, fino agli elettrodomestici e alla meccanica. “Abbiamo valutato con attenzione l’impatto sulla regione e sull’industria nazionale”, ha detto un funzionario europeo che segue il dossier.
Sei mesi per decidere: ristrutturare o restituire
Alla scadenza del prestito ponte, l’Italia dovrà presentare a Bruxelles un piano di ristrutturazione o di liquidazione dell’azienda, oppure dimostrare che ha rimborsato tutto il finanziamento. La Commissione ha precisato che né Acciaierie d’Italia né la vecchia Ilva hanno ricevuto aiuti al salvataggio o alla ristrutturazione negli ultimi dieci anni, un elemento che ha escluso rischi di distorsione della concorrenza. “La misura non altera indebitamente il mercato”, si legge nel comunicato.
La procedura d’infrazione e le sfide ambientali
Resta invece aperta la procedura d’infrazione contro l’Italia per il rispetto della direttiva europea sulle emissioni industriali allo stabilimento di Taranto. La decisione sul prestito non cambia questa situazione. Chi prenderà in gestione l’impianto, scelto tramite gara pubblica, dovrà impegnarsi nella decarbonizzazione: chiudere le aree a carbone, costruire forni elettrici e rispettare l’autorizzazione ambientale integrata. “Il futuro dell’acciaio italiano passa anche dalla sostenibilità”, ha commentato una fonte del Ministero dell’Ambiente.
Cosa succede ora: la gara e le reazioni da Taranto
Nei prossimi giorni riprenderà la gara per il nuovo gestore di Acciaierie d’Italia. Sul territorio, sindacati e amministratori locali hanno accolto la notizia del prestito con prudenza. “È un primo passo, ma serve una soluzione definitiva”, ha detto il segretario della Fim Cisl di Taranto, Valerio D’Alò, contattato subito dopo la nota europea. Intanto, i lavoratori aspettano risposte concrete: la produzione è garantita solo fino a quando non arriva il nuovo operatore.
La partita resta aperta su più fronti: industriale, sociale e ambientale. Solo nelle prossime settimane si capirà quale sarà il futuro del più grande polo siderurgico italiano.
