Rivoluzione nella lotta ai tumori: la nuova terapia Car-T protegge le cellule sane

Rivoluzione nella lotta ai tumori: la nuova terapia Car-T protegge le cellule sane

Rivoluzione nella lotta ai tumori: la nuova terapia Car-T protegge le cellule sane

Giada Liguori

Febbraio 10, 2026

Philadelphia, 10 febbraio 2026 – Una nuova generazione di terapie Car-T ha dimostrato di eliminare le cellule tumorali nei topi senza danneggiare quelle sane del sistema immunitario. È il risultato di uno studio internazionale guidato dall’italiano Marco Ruella dell’Università della Pennsylvania, pubblicato su Science Translational Medicine. Nel progetto sono coinvolte anche l’Università e Azienda Ospedaliera di Perugia e l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Questo lavoro apre la strada a trattamenti più sicuri per chi soffre di tumori del sangue, riducendo i rischi legati alle terapie attuali.

Car-T, una rivoluzione che fatica a fare il salto di qualità

La terapia Car-T ha segnato una svolta importante negli ultimi anni per il trattamento di alcuni tumori del sangue. Il meccanismo è semplice: si prelevano i linfociti T dal paziente, li si modifica in laboratorio e poi li si reintroduce nel corpo per attaccare le cellule tumorali. Il problema finora è stato che queste cellule modificate puntano alla molecola Cd19, che si trova sia sulle cellule tumorali sia su quelle sane. Di conseguenza, gli effetti collaterali sono stati pesanti, con un danno significativo alle difese immunitarie.

“Il guaio – spiega Ruella – è che Cd19 è presente anche sulle cellule sane, quindi la terapia finisce per colpire tutto indistintamente”. Un problema noto agli ematologi, che spesso devono trovare il giusto equilibrio tra efficacia e sicurezza.

Un bersaglio nuovo per colpire solo il tumore

Il team ha deciso di cambiare rotta. Invece di mirare a Cd19, le nuove cellule Car-T sono state progettate per riconoscere il gene Ighv4-34. Dai dati emerge che questo gene è presente in grandi quantità quasi esclusivamente nelle cellule tumorali dei linfociti B. “Abbiamo visto che indirizzando le Car-T verso questo gene – racconta Ruella – riusciamo a colpire il tumore senza intaccare le cellule sane”.

Nei test sui topi, queste nuove Car-T hanno eliminato le cellule tumorali con la stessa efficacia delle versioni tradizionali, ma senza distruggere le difese immunitarie. Se questo risultato sarà confermato anche nell’uomo, potrebbe rivoluzionare il modo in cui si curano questi pazienti.

Pronti per i primi test sull’uomo

Secondo quanto riportato da Nature, il gruppo sta lavorando per avviare una sperimentazione clinica di fase I sull’uomo. L’obiettivo è capire se la nuova terapia è sicura e ben tollerata dai pazienti. Nel frattempo, gli scienziati stanno cercando altri possibili bersagli molecolari sui linfociti B tumorali.

“Immagino che un giorno potremo avere un vero e proprio catalogo di molecole da scegliere, a seconda del tipo di tumore di ogni paziente”, confida Ruella. Un approccio più su misura che potrebbe rendere le terapie Car-T più flessibili e meno rischiose.

L’Italia protagonista e le sfide che restano

Nel progetto sono coinvolte anche l’Università e Azienda Ospedaliera di Perugia e l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, a conferma del ruolo importante della ricerca italiana nell’immunoterapia oncologica. “Siamo solo all’inizio – sottolinea uno dei ricercatori italiani – ma i risultati preclinici sono promettenti”.

Rimangono però molti nodi da sciogliere: quanto durerà la risposta? Ci saranno effetti collaterali a lungo termine? La terapia funzionerà su tutti i sottotipi di tumore? Nonostante questo, la possibilità di una cura che riesca a distinguere tra cellule sane e malate rappresenta un passo avanti molto atteso.

Per ora, i pazienti dovranno aspettare le prime sperimentazioni cliniche. Ma il cammino è tracciato: una Car-T più selettiva, meno rischiosa e potenzialmente più efficace potrebbe diventare realtà nel giro di qualche anno.