Madrid, 10 febbraio 2026 – Nel cuore nascosto della galassia IRAS 07251–0248, a circa 600 milioni di anni luce dalla Terra, un team di ricercatori internazionali ha trovato una sorprendente quantità di molecole organiche. La scoperta, pubblicata oggi su Nature Astronomy, si deve ai dati raccolti dal telescopio spaziale James Webb (JWST), gestito da NASA, Agenzia Spaziale Europea e Canadese. Gli scienziati del Centro di Astrobiologia spagnolo (CAB), guidati da Ismael García-Bernete, spiegano che si tratta di uno degli ambienti più difficili da esplorare, avvolto da gas e polveri, ma comunque ricco di composti a base di carbonio.
Molecole organiche: un tesoro nascosto nel cuore della galassia
Grazie agli strumenti a infrarossi del JWST, il gruppo ha individuato benzene, metano, acetilene e persino il radicale metilico—una molecola mai vista prima fuori dalla Via Lattea. Non solo: tra le firme chimiche ci sono anche tracce di ghiacci d’acqua. “Abbiamo trovato una complessità chimica che non ci aspettavamo, con quantità molto più alte di quelle previste dai modelli attuali”, ha detto García-Bernete in una nota diffusa dal CAB. Secondo il ricercatore, questa ricchezza indica che nel nucleo galattico c’è una fonte continua di carbonio, capace di alimentare una rete chimica molto complessa.
Un ambiente estremo, ma sorprendentemente fertile
La galassia IRAS 07251–0248 è famosa tra gli astronomi per il suo nucleo denso e opaco, dove la luce normale non riesce a entrare. Solo i raggi infrarossi del JWST sono riusciti a superare questa barriera di polveri e gas, svelando dettagli mai visti prima. “È come se avessimo spalancato una finestra su un laboratorio naturale, dove le condizioni sono estreme ma la chimica è incredibilmente attiva”, racconta Ana Martínez Delgado, coautrice dello studio. Le osservazioni sono state fatte tra giugno e settembre 2025, con sessioni notturne coordinate tra Madrid e Houston.
I raggi cosmici: gli artefici invisibili
Gli autori dello studio spiegano che la grande quantità di molecole organiche è legata all’azione dei raggi cosmici. Queste particelle cariche, soprattutto protoni ad alta energia, abbondano nei nuclei galattici e possono rompere i granelli di polvere ricchi di carbonio. Il risultato? La liberazione di piccole molecole organiche che si accumulano nel tempo. “I raggi cosmici funzionano un po’ come un catalizzatore naturale”, spiega García-Bernete. “Spezzano le strutture più grandi e permettono la formazione di nuove molecole, alcune fondamentali per la chimica della vita”.
Cosa significa per l’astrobiologia
Questa scoperta apre nuove strade per capire l’origine della vita nell’universo. Le molecole trovate sono il primo passo nelle reazioni chimiche che portano a composti più complessi, come gli amminoacidi. “Non stiamo dicendo che ci sia vita in queste galassie”, precisa Martínez Delgado, “ma che i mattoni di base possono formarsi anche in ambienti che prima pensavamo troppo ostili”. Gli scienziati sottolineano che serviranno altre osservazioni per vedere se queste molecole possono durare abbastanza a lungo da evolversi in qualcosa di più complesso.
Il futuro delle osservazioni
Il James Webb continuerà a osservare la galassia IRAS 07251–0248 nei prossimi mesi. L’obiettivo è capire meglio come sono distribuite le molecole organiche e scoprire se situazioni simili si trovano in altri nuclei galattici nascosti. “Questa scoperta ci spinge a rivedere le idee su dove e come può nascere la chimica della vita”, ammette García-Bernete. Intanto, il CAB sta già lavorando con altri istituti europei per analizzare i dati e preparare nuove campagne di osservazione.
Solo quando questi risultati saranno confermati su scala più ampia, potremo parlare davvero di una svolta nella nostra comprensione della chimica cosmica. Per ora resta la sorpresa: anche nei luoghi più remoti e oscuri dell’universo, la vita sembra avere almeno un punto di partenza.
