Roma, 11 febbraio 2026 – Sono passati dieci anni da quel giorno che ha rivoluzionato la fisica moderna: la scoperta delle onde gravitazionali. Era l’11 febbraio 2016 quando, in una conferenza seguita in tutto il mondo, i ricercatori dei progetti LIGO e Virgo annunciarono di aver captato per la prima volta un segnale che confermava l’esistenza delle onde previste da Albert Einstein oltre un secolo prima. Oggi, a parlare è il fisico Fulvio Ricci dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), uno dei protagonisti di quella scoperta: “Sono solo i primi vagiti, ma speriamo possano portarci a un salto enorme”.
La scoperta che ha spalancato una nuova finestra sull’universo
Quel primo segnale arrivò a settembre 2015, catturato dai due rivelatori americani LIGO e poi analizzato insieme alla collaborazione europea Virgo. Per mesi si è mantenuto il massimo riserbo, tenendo con il fiato sospeso tutta la comunità scientifica, fino all’annuncio ufficiale dell’11 febbraio. “Abbiamo comunicato di aver trovato un segnale che provava l’esistenza delle onde gravitazionali, una conferma decisiva della teoria generale della relatività di Einstein. Era come aprire una nuova finestra sull’universo”, ricorda Ricci.
Da allora, il lavoro non si è mai fermato. La scoperta ha valso il Premio Nobel per la Fisica nel 2017, ma soprattutto ha permesso di studiare fenomeni che prima erano fuori portata. “Oggi possiamo osservare cose che non avremmo mai potuto vedere”, spiega Ricci, sottolineando come la fisica dei buchi neri sia ormai inseparabile dallo studio delle onde gravitazionali.
Dai buchi neri alla fisica quantistica: un decennio di scoperte
Negli ultimi dieci anni sono state analizzate più di 300 collisioni tra buchi neri. Un numero che prima del 2015 sembrava impensabile. Tra gli eventi più recenti, uno del 2025 ha confermato alcune proprietà termodinamiche dei buchi neri, teorizzate da Stephen Hawking e Jacob Bekenstein. “Questo ci porta a entrare nel campo della fisica quantistica”, osserva Ricci. Un territorio delicato, dove relatività generale e meccanica quantistica si incontrano – e spesso si scontrano – senza ancora riscontri sperimentali chiari.
Ora, grazie alle onde gravitazionali, abbiamo uno strumento che ci permette di indagare questi fenomeni nascosti, invisibili ai segnali elettromagnetici. “È nata una nuova astronomia e anche un nuovo campo della fisica”, spiega Ricci. Lo studio dell’evento di gennaio 2025 è un esempio: forse i primi passi verso una comprensione più profonda delle leggi fondamentali.
Astronomia multimessaggera: la nuova frontiera e il futuro che ci aspetta
Il 2017 ha segnato un altro momento cruciale: per la prima volta, i tre rivelatori – i due LIGO e Virgo – hanno permesso ai telescopi, sia spaziali sia terrestri, di osservare anche i segnali elettromagnetici legati alla fusione di due stelle di neutroni. È così nata l’astronomia multimessaggera, che combina informazioni diverse dai segnali cosmici. “Non c’è dubbio che l’astronomia multimessaggera stia dando i suoi frutti”, conferma Ricci, anche se eventi come quello del 2017 restano rari e serve pazienza per raccogliere nuovi dati.
Oggi la ricerca punta a fenomeni ancora più lontani e misteriosi. Il bilancio di questi dieci anni è positivo: “Le promesse sono state mantenute”, conclude Ricci. Ma con gli strumenti attuali riusciamo a studiare solo l’universo locale, cioè l’area intorno alla nostra galassia.
L’Einstein Telescope: la sfida per guardare oltre l’universo vicino
Per spingersi più lontano servono strumenti più potenti. L’Italia punta a ospitare in Sardegna l’Einstein Telescope, il rivelatore di onde gravitazionali di nuova generazione. “Se vogliamo esplorare l’universo più a fondo e capire cosa è successo nel passato, vicino al Big Bang, abbiamo bisogno di rivelatori molto più sensibili”, spiega Ricci.
L’Einstein Telescope rappresenta il futuro della ricerca: potrà andare molto più lontano nello spazio e nel tempo rispetto agli strumenti attuali. Solo allora forse potremo rispondere alle domande ancora aperte sulla natura e l’origine dell’universo. Per ora, le onde gravitazionali hanno mantenuto le loro promesse. E la fisica guarda avanti.
