Pezeshkian: pronti a controlli sul nucleare, ma non ci piegheremo alla coercizione

Pezeshkian: pronti a controlli sul nucleare, ma non ci piegheremo alla coercizione

Pezeshkian: pronti a controlli sul nucleare, ma non ci piegheremo alla coercizione

Matteo Rigamonti

Febbraio 11, 2026

Teheran, 11 febbraio 2026 – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito oggi, in una nota ufficiale, la posizione della Repubblica Islamica sui negoziati internazionali sul nucleare. Ha sottolineato la disponibilità al dialogo, ma anche la fermezza su punti che non intende cedere. “Cerchiamo la diplomazia e il confronto con il mondo, ma sulle nostre linee rosse non arretreremo. Non ci piegheremo all’ingiustizia e alla coercizione”, ha detto Pezeshkian, parlando al termine di un incontro con i vertici del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale a Teheran.

Iran: apertura al dialogo, ma senza cedere

Il presidente, insediatosi lo scorso agosto dopo un’elezione caratterizzata da bassa partecipazione e tensioni interne, ha voluto fare chiarezza proprio mentre la questione nucleare iraniana torna a far parlare di sé a livello mondiale. “Non vogliamo armi nucleari e siamo pronti a far controllare le nostre attività”, ha detto Pezeshkian, rispondendo alle accuse rilanciate nelle ultime settimane da Washington e da alcune capitali europee. Ha però aggiunto: “C’è una grande sfiducia da parte dell’Occidente e degli Stati Uniti, e le richieste troppo pesanti degli americani sono un ostacolo ai negoziati”.

Fonti diplomatiche iraniane confermano che a Teheran resta forte la diffidenza verso le reali intenzioni di Washington, soprattutto dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare (JCPOA) nel 2018. Da allora, ogni tentativo di riprendere l’intesa si è arenato più volte, tra accuse e nuove sanzioni.

Le “linee rosse” di Teheran e il nodo delle ispezioni

Il presidente ha ribadito che l’Iran non rinuncerà al diritto di sviluppare un programma nucleare civile, come prevede il Trattato di non proliferazione (TNP). Allo stesso tempo, ha detto che il paese è pronto a far svolgere controlli dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). “Siamo disposti alle verifiche”, ha ripetuto, ma ha chiarito che ogni apertura dovrà rispettare le condizioni fissate da Teheran.

Le “linee rosse” sono proprio quei punti che l’Iran considera non negoziabili: il diritto ad arricchire l’uranio per scopi civili, la revoca graduale delle sanzioni economiche e il rispetto della sovranità nazionale. Per gli osservatori locali, sono queste le principali difficoltà nei colloqui indiretti con Stati Uniti e Europa.

La sfiducia verso l’Occidente e le richieste americane

“La grande sfiducia creata dall’Occidente”, come l’ha definita Pezeshkian, pesa ancora sulle trattative. Dopo il ritiro deciso nel 2018 dall’allora presidente Trump, l’Iran ha progressivamente allentato gli impegni previsti dall’accordo. Secondo dati dell’AIEA di gennaio 2026, Teheran ha oggi circa 4.000 chilogrammi di uranio arricchito, molto più del limite fissato nel 2015.

Le “richieste eccessive degli americani” riguardano soprattutto la richiesta di ridurre ancora di più l’arricchimento e di estendere i controlli anche a siti militari. Una linea che Teheran non accetta. “Non ci piegheremo alla coercizione”, ha ribadito Pezeshkian davanti ai suoi collaboratori.

Reazioni dal mondo e clima a Teheran

A livello internazionale, la dichiarazione del presidente iraniano è stata accolta con prudenza. Da Bruxelles, una fonte della Commissione europea ha detto che “l’Unione europea resta impegnata a sostenere il dialogo”, ma chiede “passi concreti” da parte di Teheran per ricostruire la fiducia. A Washington, il portavoce del Dipartimento di Stato ha commentato: “L’Iran deve dimostrare con i fatti la sua volontà di rispettare gli impegni”.

Nel frattempo, a Teheran si respira un’aria di attesa. Nei caffè del centro, tra via Enghelab e piazza Azadi, si parla delle possibili conseguenze economiche di un’eventuale stretta sulle sanzioni. “Siamo stanchi delle promesse”, confida Amir, 34 anni, impiegato in una compagnia petrolifera statale. “Vorremmo solo lavorare senza la paura che tutto cambi da un giorno all’altro”.

Dialogo difficile, ma la porta resta aperta

In questo quadro complicato, il governo Pezeshkian cerca di mantenere aperto il confronto, senza però cedere sui temi fondamentali per la sovranità nazionale. Le prossime settimane saranno cruciali: fonti europee parlano di un possibile nuovo round di colloqui indiretti a Vienna entro fine febbraio. Ma solo se entrambe le parti daranno segnali concreti.

Per ora, la linea ufficiale è chiara: sì al dialogo, ma senza rinunciare alle proprie condizioni. Un equilibrio delicato, stretto tra pressioni esterne e aspettative interne, che rischia ancora una volta di decidere il futuro dei rapporti tra l’Iran e l’Occidente.