Usa: boom di assunzioni a gennaio, disoccupazione scende al 4,3%

Usa: boom di assunzioni a gennaio, disoccupazione scende al 4,3%

Usa: boom di assunzioni a gennaio, disoccupazione scende al 4,3%

Matteo Rigamonti

Febbraio 11, 2026

New York, 11 febbraio 2026 – A gennaio gli Stati Uniti hanno creato 130.000 nuovi posti di lavoro, un numero che ha superato di gran lunga le previsioni degli analisti, fermi a 65.000. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3%, leggermente sotto il previsto 4,4%. Numeri che, per gli esperti di Wall Street, confermano la forza del mercato del lavoro americano in un momento segnato da tensioni globali e dubbi sui tassi d’interesse.

L’occupazione cresce più del previsto

Il rapporto del Dipartimento del Lavoro è stato pubblicato alle 8:30 ora locale, come da prassi. Le grandi banche d’affari, da Goldman Sachs a J.P. Morgan, si aspettavano una crescita più lenta, vista la frenata in alcune industrie e la prudenza nei servizi. Invece, il saldo positivo di 130.000 nuovi posti ha sorpreso un po’ tutti. “Il mercato del lavoro resta solido, nonostante l’inflazione e le tensioni geopolitiche”, ha commentato Janet Yellen, segretaria al Tesoro, durante un incontro con la stampa a Washington.

Disoccupazione in calo, ma non tutti sono soddisfatti

Il calo del tasso di disoccupazione al 4,3% – un decimo in meno rispetto alle stime – è stato accolto con un cauto ottimismo. “Non siamo ancora tornati ai livelli pre-pandemia, ma la direzione è quella giusta”, ha detto Michael Brown, economista della Columbia University. La partecipazione alla forza lavoro è rimasta stabile, con una leggera crescita nei settori della sanità e dell’ospitalità. Però, in città come Chicago e Houston ci sono ancora zone con tassi di disoccupazione più alti della media nazionale.

I settori che tirano e quelli in difficoltà

A spingere l’occupazione sono stati soprattutto i settori dei servizi alla persona, della ristorazione e della logistica. Il settore tecnologico invece dà segnali contrastanti: alcune aziende assumono, altre tagliano o riorganizzano. “La situazione è varia”, ha detto un portavoce della Camera di Commercio statunitense. Intanto, i salari medi orari sono saliti dello 0,2% rispetto a dicembre, secondo il Bureau of Labor Statistics.

Cosa significa per la Federal Reserve

Questi dati arrivano in un momento delicato per la Federal Reserve, che deve trovare il giusto equilibrio tra frenare l’inflazione e sostenere l’occupazione. Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha detto che “il mercato del lavoro resta resistente”, ma ha sottolineato che seguiranno da vicino l’andamento dei prezzi e dei salari prima di decidere su eventuali variazioni dei tassi. Gli investitori sono cauti: “Un mercato del lavoro forte potrebbe spingere la Fed a mantenere una linea dura più a lungo”, ha spiegato un analista di Morgan Stanley.

I prossimi mesi: tra speranze e incertezze

Guardando avanti, gli economisti invitano a non abbassare la guardia. L’occupazione potrebbe rallentare se continuano le tensioni commerciali con la Cina o se i tassi salgono ancora. “Non prevediamo un crollo improvviso, ma il ritmo potrebbe rallentare”, ha detto Brown. Intanto, il dato di gennaio offre una boccata d’ossigeno alla Casa Bianca, impegnata a mettere in luce i risultati economici in vista delle elezioni di novembre.

Le reazioni politiche e sociali

Sul fronte politico, la Casa Bianca ha subito rivendicato il risultato come segno del successo delle proprie politiche economiche. “Stiamo creando opportunità concrete per le famiglie americane”, ha detto un portavoce del presidente Biden. Dall’opposizione repubblicana sono arrivate invece critiche sulla qualità dei posti di lavoro e sul calo dei salari reali. Nei quartieri popolari di Detroit e nelle zone rurali dell’Ohio, intanto, restano preoccupazioni per l’aumento dei prezzi e la precarietà di molti contratti.

In sintesi – anche se nessuno lo ammette apertamente – il mercato del lavoro americano resta forte ma non è senza rischi. I dati di gennaio sono un segnale positivo, ma la partita è ancora aperta su molti fronti: inflazione, salari e stabilità globale.