I segreti dei cereali e dei carboidrati nella dieta del Sud Italia nell’Età del Ferro

I segreti dei cereali e dei carboidrati nella dieta del Sud Italia nell'Età del Ferro

I segreti dei cereali e dei carboidrati nella dieta del Sud Italia nell'Età del Ferro

Giada Liguori

Febbraio 12, 2026

Salerno, 12 febbraio 2026 – Cereali, legumi e alimenti fermentati: era questa la base della dieta degli antichi abitanti di Pontecagnano, nel cuore della Campania, tra il VII e il VI secolo a.C. A svelarlo è uno studio pubblicato su Plos One, frutto del lavoro di un team guidato dall’Università Sapienza di Roma, con la collaborazione delle Università di Bologna e Salerno e del Museo delle Civiltà di Roma. Gli scienziati hanno analizzato i denti di dieci persone vissute più di 2.500 anni fa, aprendo una finestra nuova sulle abitudini alimentari e sulle condizioni di vita di una comunità dell’Età del Ferro.

I denti raccontano la storia di chi li ha portati

La ricerca, coordinata da Roberto Germano e Alessia Nava, con il contributo di Emanuela Cristiani, si è concentrata su trenta denti recuperati dagli scavi di Pontecagnano. “I denti degli abitanti dell’Età del Ferro ci hanno regalato uno sguardo unico sulle loro vite”, ha spiegato Germano. Nel tartaro dentale, infatti, restano intrappolate piccole particelle che raccontano molto più di quanto si possa immaginare: granuli di amido, fibre vegetali, spore di lievito. Elementi che, analizzati al microscopio, permettono di ricostruire con precisione cosa mangiavano ogni giorno.

Ma non è tutto. Studiare la crescita dei denti aiuta anche a capire se ci sono stati traumi o malattie durante l’infanzia. “Abbiamo potuto seguire la crescita e la salute dei bambini con grande dettaglio”, ha aggiunto Germano, sottolineando come questo metodo fornisca informazioni preziose anche sul benessere generale della popolazione.

Una dieta varia con influenze mediterranee

Dalle analisi emerge che la dieta degli antichi di Pontecagnano era fatta soprattutto di cereali e legumi, ma non mancavano alimenti fermentati, probabilmente pane e bevande simili alla birra. “Nel tartaro dentale abbiamo trovato granuli di amido di cereali e legumi, spore di lievito e fibre vegetali”, ha spiegato Cristiani. Un quadro che parla di una certa varietà nel cibo e di tecniche di trasformazione già abbastanza evolute per quei tempi.

Il periodo storico conta molto: tra il VII e il VI secolo a.C., il Sud Italia era un punto di incontro per scambi commerciali e culturali con le colonie greche e altre popolazioni del Mediterraneo. Pontecagnano, vicino al mare e lungo vie di comunicazione importanti, era un crocevia strategico. Le tracce trovate nei denti confermano l’apertura della comunità verso nuovi cibi e abitudini provenienti da altre zone.

Tecniche moderne per scoprire il passato

Il metodo usato dal gruppo di ricerca si basa sull’analisi delle microparticelle intrappolate nel tartaro dentale, una tecnica che negli ultimi anni sta cambiando il modo di studiare le popolazioni antiche. “Nel caso di Pontecagnano – ha detto Cristiani – abbiamo trovato prove solide del consumo abituale di cibi e bevande fermentati”. Un dettaglio che parla non solo di conoscenze nella preparazione degli alimenti, ma anche di attenzione alla conservazione e alla sicurezza del cibo.

Gli studiosi hanno passato settimane in laboratorio, osservando al microscopio i campioni raccolti durante gli scavi. I risultati sono stati poi confrontati con dati archeologici e storici, per costruire un quadro il più fedele possibile della vita quotidiana nell’Età del Ferro.

Un nuovo passo per l’archeologia

Questo studio segna un avanzamento importante nella conoscenza delle abitudini alimentari delle popolazioni antiche del Sud Italia. “Queste analisi ci aiutano ad andare oltre la semplice descrizione dei pasti”, ha spiegato Germano. “Possiamo capire come le comunità si siano adattate alle difficoltà ambientali e sociali del loro tempo”.

A Pontecagnano, tra i resti ceramici e tracce organiche, i denti degli antichi abitanti raccontano oggi una storia di scambi, innovazione e resistenza. Una storia che, grazie alla scienza, torna a vivere dopo più di duemila anni.