Inclusione al lavoro: Roma ospita ‘Managing for inclusion’ per le pmi e la certificazione di genere

Inclusione al lavoro: Roma ospita 'Managing for inclusion' per le pmi e la certificazione di genere

Inclusione al lavoro: Roma ospita 'Managing for inclusion' per le pmi e la certificazione di genere

Matteo Rigamonti

Febbraio 12, 2026

Roma, 12 febbraio 2026 – In un’Italia che fatica ancora a colmare il divario di genere nel lavoro, ieri a Roma si è svolta una nuova tappa di “Managing for inclusion”. È il progetto di Manageritalia che guida le piccole e medie imprese verso la certificazione di genere. Partito da Bologna, ora il percorso è arrivato nella capitale con l’obiettivo di aiutare manager e imprenditori a creare ambienti più inclusivi e competitivi. Un tema urgente, visto che le donne rappresentano solo due quinti dell’occupazione mondiale, secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL).

Donne e lavoro: numeri che parlano chiaro

Il quadro globale è ancora segnato da disuguaglianze pesanti. Nel 2025, le donne avevano il 24,2% in meno di probabilità di entrare nel mondo del lavoro rispetto agli uomini. Ancora peggio tra le giovani: il rischio di non lavorare né studiare è superiore del 14,4% rispetto ai coetanei maschi. Il tasso di disoccupazione femminile è solo un po’ più alto di quello maschile, ma dietro c’è un problema più profondo: trovare un lavoro resta la vera difficoltà. L’OIL stima che nel 2026 il divario occupazionale tra uomini e donne sarà ancora di 4,3 punti percentuali.

In Italia la situazione non migliora

Anche qui da noi il quadro non cambia molto. Nel 2023, tra i lavoratori dipendenti privati con contratto a tempo indeterminato, le donne erano solo il 40,1%, contro il 59,9% degli uomini. Nei contratti a tempo determinato la differenza si assottiglia (48,3% donne, 51,7% uomini), ma nelle posizioni di vertice il gap si allarga ancora: solo il 21,1% delle donne ha ruoli dirigenziali, mentre tra i quadri la percentuale arriva al 32,4%. Insomma, il mondo manageriale italiano resta decisamente maschile.

La disparità salariale è un altro problema evidente. In dieci settori su diciotto, le donne guadagnano oltre il 20% in meno rispetto agli uomini. Il divario è ancora più marcato in alcune aree: 32,1% in finanza e assicurazioni, 35,1% nelle professioni scientifiche e tecniche, e addirittura 39,9% nel settore immobiliare. Sono dati del Rendiconto di genere Inps 2024.

La certificazione di genere: uno strumento concreto

“La certificazione di genere non è una formalità, ma un modo concreto per rendere le imprese più forti e attraenti”, ha detto Tommaso Saso, presidente di Manageritalia Lazio, intervenuto al Grand Hotel Gianicolo. Ha ricordato come l’associazione abbia inserito nel recente rinnovo del contratto nazionale misure precise per la parità di genere e la trasparenza salariale. “È un segnale importante per oltre 134mila manager italiani – ha aggiunto – e una spinta perché queste pratiche diventino la norma nel mondo del lavoro”.

Le istituzioni: parole e impegni

A dare il via all’incontro sono stati i saluti istituzionali della deputata Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul lavoro, e della senatrice Lavinia Mennuni della V Commissione del Senato. Gribaudo ha sottolineato come “i dati sull’occupazione femminile raccontino di più lavoro, ma spesso povero”. Ha messo in evidenza l’importanza di misure strutturali come la Legge 162/2021 sulla certificazione di parità di genere e ha chiesto una riforma dei congedi parentali e del welfare familiare, superando i bonus occasionali e garantendo congedi retribuiti anche ai padri.

La senatrice Mennuni ha ricordato che “donne e uomini possono contribuire insieme alla società, ma nel lavoro le donne incontrano più ostacoli”, soprattutto dopo la maternità. Ha citato i risultati del governo Meloni: “Sono oltre 11.000 le imprese certificate, ben oltre il target Pnrr di 800 entro giugno 2026”. Ma ha avvertito che la strada è ancora lunga.

Storie dal mondo delle imprese

Durante l’incontro sono intervenuti anche Tiziana Pompei (Unioncamere) e Azzurra Rinaldi (Unitelma Sapienza), che hanno spiegato i vantaggi della certificazione per le aziende e il Paese. Una tavola rotonda ha raccolto le esperienze di manager come Fabio De Filippis (Lottomatica Group), Mariarosaria Izzo (consulente Uni/Pdr 125:2022), Caterina Pirrone (Romana Diesel spa) e Caterina Sazio (Luiss).

Paola Vignoli, coordinatrice del Gruppo Manageritalia Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna e Umbria, ha ricordato che “vent’anni fa abbiamo cominciato a parlare di parità di genere. Da allora tanto è cambiato: oggi è un percorso che migliora il clima sul lavoro e rende le aziende più competitive”. Ha messo in luce l’importanza dell’Osservatorio dedicato alla diversità e all’inclusione, dei servizi di welfare per la genitorialità e della copertura salariale al 100% per la maternità nei primi tre anni di vita dei figli.

Il cammino verso la parità è ancora lungo

Il percorso verso una vera parità di genere nel lavoro resta difficile. Ma iniziative come “Managing for inclusion” dimostrano che il cambiamento è possibile. E passa anche attraverso strumenti concreti come la certificazione di genere. “Investire nella parità significa scegliere organizzazioni che funzionano meglio”, ha concluso Vignoli. Solo così, forse, il divario tra uomini e donne potrà davvero iniziare a ridursi.