Roma, 12 febbraio 2026 – Ignazio La Russa, presidente del Senato, ha lanciato oggi un allarme forte sul clima che si sta creando attorno al referendum previsto nelle prossime settimane. In una nota diffusa da Palazzo Madama alle 10.30, La Russa ha preso posizione sulle parole del procuratore Nicola Gratteri, che in un’intervista aveva detto: “A votare Sì saranno indagati, imputati, la massoneria deviata e i centri di potere”. Secondo il presidente del Senato, queste affermazioni rischiano di accendere ulteriormente le tensioni e di mettere a rischio un confronto democratico sereno.
La Russa: “Serve un confronto civile, non scontri”
“Sul referendum ho sempre voluto un dibattito tranquillo, un confronto rispettoso tra chi la pensa diversamente”, ha detto La Russa, che si è detto “sorpreso” dalle parole di Gratteri. Il presidente del Senato ha ricordato che il magistrato calabrese ha “un ruolo molto importante” e proprio per questo le sue dichiarazioni pesano nel dibattito pubblico. “Quello che ha detto – ha aggiunto – non corrisponde al vero e offende milioni di cittadini che non la pensano come lui”.
Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate da Gratteri ieri sera, poco dopo le 21.15, durante una trasmissione su Rai 3. In studio, il procuratore aveva espresso preoccupazione per l’esito del voto, attribuendo il sostegno al Sì a gruppi ben definiti e circoscritti. Parole che hanno subito scatenato reazioni tra parlamentari e partiti.
Reazioni e clima sempre più teso
La Russa ha invitato Gratteri a “fare un passo indietro”, sottolineando che queste affermazioni rischiano di “innalzare di molto i toni dello scontro politico”. Nella mattinata, diversi esponenti della maggioranza e dell’opposizione hanno preso posizione. C’è chi ha difeso la libertà di parola del magistrato, ma anche chi ha chiesto più prudenza da chi ricopre incarichi istituzionali.
Fonti vicine al Quirinale riferiscono che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, segue con attenzione la situazione. Nessun commento ufficiale dal Colle, ma si apprende che il Capo dello Stato spera che il dibattito sul referendum resti nei limiti della correttezza istituzionale.
Il ruolo dei magistrati nel dibattito pubblico
Il caso riapre la questione del ruolo dei magistrati nei discorsi politici. Gratteri, noto per la sua lotta alla criminalità organizzata in Calabria e per le sue posizioni nette su giustizia e legalità, è abituato a interventi che fanno discutere. Stavolta però, osservano alcuni senatori, la sua uscita rischia di dividere ancora di più il clima prima del voto.
“Non si può mettere in cattiva luce chi sceglie di votare diversamente”, ha detto un deputato della maggioranza, che ha preferito restare anonimo. “Serve rispetto per tutti gli elettori”. Concordi anche alcuni esponenti dell’opposizione, che hanno chiesto di abbassare i toni e di concentrarsi sui contenuti del referendum.
Verso il voto: tra attesa e nervosismo
Il referendum, in calendario per domenica 23 febbraio, tocca un tema delicato e coinvolge milioni di italiani chiamati alle urne in tutto il paese. I sondaggi degli ultimi giorni mostrano un elettorato spaccato: secondo l’istituto Demopolis, il 48% è favorevole al Sì, il 45% voterebbe No, mentre un 7% è ancora indeciso.
Intanto, le segreterie dei principali partiti organizzano incontri pubblici e dibattiti in tv per chiarire le loro posizioni. “Il confronto deve restare civile”, ha ribadito La Russa nella nota. “Solo così si difende la democrazia”.
L’appello di La Russa: responsabilità e moderazione
In attesa di una replica da parte di Gratteri, che per ora non ha aggiunto altro, il presidente del Senato ha concluso con un appello alla responsabilità: “Spero possa tornare sui suoi passi, perché le sue parole alzano troppo i toni dello scontro politico”. Un invito che arriva in un momento delicato, a pochi giorni dal voto, quando ogni parola può pesare molto di più.
Ora resta da vedere se il clima si calmerà o se la polemica continuerà a far parlare nelle ultime giornate della campagna referendaria.
