Roma, 12 febbraio 2026 – Due buchi neri che si avvicinano, si inseguono in un vortice e alla fine si fondono, mentre lo spaziotempo si piega sopra la Sardegna: è questo lo spettacolo che stasera si accenderà sulla cupola del Planetario di Roma. Un viaggio tra immagini e scienza per celebrare i dieci anni dalla scoperta delle onde gravitazionali e per guardare avanti, verso il futuro della ricerca. L’Italia infatti punta a ospitare l’Einstein Telescope nella ex miniera di Sos Enattos, nel cuore della Barbagia.
Onde gravitazionali e futuro: la proiezione che racconta la scienza
Alle 21, in anteprima, sarà proiettato il video “Einstein Telescope. Listening to the universe beyond the stars”. Dietro il progetto c’è Virtual Immersion in Science, insieme a Telesardegna, con il supporto di Sardegna Ricerche, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), dell’European Gravitational Observatory e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Un lavoro collettivo, pensato per raccontare con parole e immagini il cammino che ha portato la fisica italiana a un passo dalla prossima grande sfida: costruire il rivelatore di onde gravitazionali più avanzato al mondo.
Durante la serata, ricercatori e protagonisti del settore discuteranno del futuro della disciplina. “La storia delle onde gravitazionali è lunga, difficile e affascinante”, ha detto Antonio Zoccoli, presidente dell’INFN. “È partita più di cento anni fa con una teoria di Einstein che sembrava lontana dalla realtà. Solo cinquant’anni dopo, con i progressi della tecnologia, abbiamo potuto sognare strumenti capaci di captare le increspature dello spaziotempo”.
Sos Enattos, la sfida italiana per l’Einstein Telescope
L’ex miniera di Sos Enattos, a Lula, è diventata il centro dell’attenzione internazionale. Qui l’Italia vuole costruire l’Einstein Telescope, un progetto europeo da oltre 1,9 miliardi di euro che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui ascoltiamo l’universo. “Grazie all’eredità di Edoardo Amaldi”, ha spiegato Zoccoli, “il nostro Paese ha le competenze scientifiche e industriali per affrontare questa sfida”.
Il sito in Sardegna è stato scelto per le sue caratteristiche uniche: una profondità notevole, assenza di rumori sismici, stabilità del terreno. Tutto ciò è fondamentale per un rivelatore che dovrà cogliere segnali debolissimi, provenienti da collisioni cosmiche avvenute miliardi di anni fa. “A dieci anni dalla prima scoperta”, ha ricordato Roberto Ragazzoni, presidente dell’INAF, “ci troviamo davanti a un nuovo cielo da esplorare. L’incontro tra questo nuovo cielo e quello già conosciuto ha dato vita all’astronomia multimessaggera, la frontiera verso cui si sta muovendo l’INAF”.
Dieci anni dopo: le onde gravitazionali hanno rivoluzionato l’astrofisica
Era febbraio 2016 quando la comunità scientifica annunciava la prima osservazione diretta delle onde gravitazionali. Da allora il modo di guardare l’universo è cambiato. “Quella scoperta ha rivoluzionato il nostro sguardo sul cosmo”, ha sottolineato Fabio Florindo, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). “Stasera celebriamo quel momento, ma con lo sguardo già rivolto all’Einstein Telescope, che speriamo diventi la prossima tappa fondamentale per la ricerca europea”.
Il progetto coinvolge un’ampia rete di istituzioni e ricercatori. Massimo Carpinelli, direttore dell’European Gravitational Observatory, ha spiegato che “ricordare quel successo significa anche guardare avanti: l’Europa e l’Italia possono puntare a un ruolo di primo piano in uno dei campi più promettenti della ricerca”.
Dalla teoria di Einstein al salto nel futuro della fisica
La strada che ha portato dall’intuizione di Einstein agli strumenti di oggi è stata lunga. Fulvio Ricci, tra i protagonisti della scoperta delle onde gravitazionali e membro dell’INFN, ha ricordato come “gli investimenti fatti abbiano dato frutti concreti”. Realizzare l’Einstein Telescope, ha aggiunto, “ci permetterà di vedere più lontano, cambiando proprio il nostro modo di osservare. Sono serviti quattro secoli per passare dal cannocchiale di Galileo al telescopio spaziale Hubble; ora potremmo fare un salto enorme in pochi decenni”.
Il futuro delle onde gravitazionali passa anche dalla Sardegna. E dalla capacità dell’Italia di fare sistema, mettendo insieme enti pubblici, università e industria. Una sfida che, come hanno sottolineato i protagonisti della serata, non riguarda solo la scienza, ma il modo in cui immaginiamo il nostro posto nell’universo.
