Ingeneri al servizio della giustizia: il Cni svela il loro impatto quotidiano

Ingeneri al servizio della giustizia: il Cni svela il loro impatto quotidiano

Ingeneri al servizio della giustizia: il Cni svela il loro impatto quotidiano

Matteo Rigamonti

Febbraio 13, 2026

Roma, 13 febbraio 2026 – Gli ingegneri forensi tornano sotto i riflettori della giustizia italiana. Oggi, nella capitale, si è svolta la prima Giornata nazionale dell’ingegneria forense, un incontro che ha riunito esperti, rappresentanti istituzionali e parlamentari per discutere di un tema cruciale: la qualità degli accertamenti tecnici nei tribunali e, di conseguenza, la tutela dei diritti dei cittadini.

Ingegneri forensi: il pilastro nascosto della giustizia

Ogni giorno, migliaia di ingegneri italiani mettono a disposizione della magistratura le loro competenze”, ha ricordato Angelo Domenico Perrini, presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (Cni), aprendo l’evento. Si parla di consulenze tecniche d’ufficio (CTU), perizie e verifiche che vanno dalla ricostruzione di incidenti fino all’analisi di tracce digitali nei reati informatici. “Spesso è proprio sul rigore del nostro lavoro tecnico che si basa il ragionamento giuridico che porta a una sentenza”, ha spiegato Perrini.

Il presidente del Cni ha sottolineato che il compito dell’ingegnere forense non è solo tecnico: è un vero e proprio “atto di responsabilità civile”. Un impegno che spesso si svolge in condizioni complesse e con compensi che non rispecchiano la difficoltà degli incarichi. “Noi ingegneri siamo abituati a lavorare con sicurezza, affidabilità e rigore. Quando questi valori entrano nel processo, diventano garanzie di giustizia”, ha aggiunto.

Albo CTU: iscritti dimezzati, compensi fermi a vent’anni fa

I numeri raccontano una storia preoccupante. Come ha spiegato Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni, l’Albo dei consulenti tecnici d’ufficio oggi conta circa 69mila iscritti, a fronte dei 183mila registrati nei tribunali fino al 2023. Il calo è dovuto sia a motivi amministrativi – il passaggio al nuovo portale ha richiesto una nuova iscrizione non automatica – sia a problemi più profondi. “Stiamo perdendo un patrimonio di competenze”, ha avvertito Cappiello. In alcune zone la situazione è già molto critica.

Un punto chiave è quello economico: i compensi dei CTU sono bloccati a tabelle risalenti al 2002, che hanno perso oltre il 40% del loro valore reale negli ultimi vent’anni. “Prima o poi un professionista si chiede se vale la pena mettere le sue competenze al servizio della giustizia a queste condizioni”, ha osservato la vicepresidente.

Nuove competenze fuori dai compensi

Non è solo questione di soldi. “Le attuali tariffe non coprono intere aree di lavoro in cui oggi il CTU è chiamato a intervenire”, ha spiegato ancora Cappiello. Informatica forense, analisi di dispositivi mobili, fonica forense, cybersecurity: sono specializzazioni che richiedono strumenti e conoscenze avanzate. Eppure, il sistema tariffario le ignora. “Il giudice deve liquidare queste prestazioni con il criterio residuale delle vacazioni”, ha detto la vicepresidente. Tradotto: queste competenze non hanno un valore riconosciuto.

Il rischio, avverte il Cni, è che la giustizia italiana perda l’accesso a competenze tecniche di alto livello proprio quando servono di più. Le cause sono sempre più complesse, le tecnologie più sofisticate, le responsabilità più pesanti.

Riforme sul tavolo e dialogo con il Parlamento

Qualcosa si muove. Il Cni ha presentato al Ministero della Giustizia una proposta per aggiornare i compensi, inserire nuove voci tariffarie per le specializzazioni emergenti e stabilire tempi certi per il pagamento delle parcelle. Tre disegni di legge, a firma del senatore Marco Silvestroni, affrontano temi chiave: formazione obbligatoria per i CTU, tempi certi di liquidazione con garanzia di solidarietà tra le parti e superamento del legame tra compenso e prezzo di aggiudicazione nelle esecuzioni immobiliari.

“Rafforzare l’ingegneria forense significa dare forza alla giustizia italiana”, ha detto Silvestroni durante l’incontro. Il ddl 1068 prevede tempi fissi per il pagamento (entro tre mesi dalla richiesta) e un vincolo di solidarietà tra le parti per il saldo. Il ddl 1065 punta a eliminare la penalizzazione per gli stimatori nelle esecuzioni immobiliari, legando il compenso al valore di stima.

Formazione obbligatoria: un passo verso la dignità professionale

Altro tema caldo è la formazione. “Un CTU che non conosce le regole del contraddittorio può fare un lavoro impeccabile dal punto di vista tecnico, ma inutilizzabile dal punto di vista processuale”, ha spiegato Cappiello. Per questo si propone – con il sostegno di uno dei ddl Silvestroni – una formazione specifica e certificata per l’ingegneria forense.

Il Parlamento, con la legge sull’equo compenso promossa dall’onorevole Marta Schifone, ha già sancito il diritto a una giusta remunerazione per il lavoro intellettuale. “Quel principio deve valere anche quando il professionista mette le sue competenze al servizio della giustizia”, ha concluso Cappiello.

La giornata si è chiusa con un confronto sulle tariffe e sulle esperienze europee, alla presenza di esponenti come Giorgio Granello (Commissione ministeriale revisione onorari CTU), Antonello Fabbro (ex presidente Tribunale di Treviso), Filippo Cascone (Fondazione Ordine Ingegneri Roma) e Giovanni Mimmo (ex direttore Affari Interni Ministero Giustizia). Segnale chiaro: il tema è maturo per una svolta normativa attesa da troppo tempo.